Il Tirreno

Pistoia

Famiglia pistoiese produce in proprio l’energia che consuma, ma riceve lo stesso le bollette

«Solare? Paghi ora, risparmierai poi»

Bollette Enel Molte le famiglie nei guai per aver cambiato gestore
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Bollette Enel Molte le famiglie nei guai per aver cambiato gestore

La società Gse spiega: tempi lunghi, colpa del boom del fotovoltaico

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 PISTOIA. L'impianto fotovoltaico installato sul proprio tetto di casa produce energia a sufficienza per coprire e superare tutti i consumi domestici. Ma le bollette continuano ad arrivare: 50 euro per volta per i primi mesi, fino all'ultima di 1.250 euro.  La società tranquillizza: «presto il problema sarà risolto». Insomma, dopo i problemi con Enel Energia segnalati da alcuni lettori, emergono anche quelli nei rapporti con altre aziende che gestiscono l'energia elettrica. Tra queste, la Gse, Gestione Servizi Elettrici, società controllata dal Ministero dell'Economia e che si occupa prevalentemente delle energie prodotte da fonti rinnovabili.  A segnalare il loro caso è una famiglia pistoiese che a maggio dell'anno scorso ha installato sul tetto della propria casa un impianto fotovoltaico. Il loro obiettivo era quello di produrre un certo quantitativo di energia tale da poter soddisfare almeno le proprie esigenze domestiche. In caso di surplus, l'energia prodotta in eccesso sarebbe stata immessa nella rete in cambio di un contributo pagato dal gestore: in poche parole avrebbero dovuto vendere l'energia che producevano in eccesso. Il loro obiettivo però non era quello di guadagnare sulla produzione aggiuntiva di energia, ma semplicemente di rendersi pressoché autosufficienti da un punto di vista energetico. Testimonianza di ciò è il fatto che l'energia prodotta (5.600 Kw in in capo a un anno), è risultata essere soltanto 700 kw in più di quella consumata. La quantità di energia prodotta è comunque sempre stata superiore a quella consumata, come testimoniato dai due distinti contatori che misurano consumi e produzione. Sembrerebbe, dunque, che per questa famiglia il costo energetico dovesse essere pari a zero e che, anzi, avrebbero dovuto avere dei minimi guadagni per il poco surplus di energia prodotta.  Invece no. Tutt'altro. Alla famiglia è stato fatto aprire un conto corrente dove la Gse versava gli incentivi statali del conto energia, pari a 41 centesimi di euro a kw prodotto. Tali incentivi statali, però, sono le uniche entrate che la famiglia ha registrato per la sua produzione di energia. Anche il quantitativo di energia prodotto in surplus, infatti, non è mai stato pagato.  Non solo. Alla signora sono continuate ad arrivare bollette bimestrali, minori rispetto alle precedenti, ma pur sempre di circa 50 euro a volta. Le hanno sempre pagate senza però capacitarsi del perché continuassero ad arrivare se loro stessi la producevano e in quantità sufficiente a soddisfare il loro fabbisogno domestico.  A maggio la stangata: si sono visti recapitare una bolletta da 1.250 euro circa che non sanno davvero motivarsi, ma che hanno dovuto pagare per non farsi staccare la luce. E dire che se la producono da soli!  «Il cliente - spiegano da Gse - anche se ha l'impianto fotovoltaico, paga la normale bolletta per l'energia che consuma. Infatti, anche se in assoluto la quantità di energia prodotta supera quella consumata, non è detto che ciò avvenga in ogni momento della giornata. Ad esempio la notte, solitamente l'impianto non produce energia, ma i consumi ci sono lo stesso. Questo consumo viene attinto dalla rete. Niente però è perso. Oltre agli incentivi statali sull'impianto, esistono i cosiddetti "contributi di scambio sul posto": all'utente viene dato cioè un contributo per la quantità di energia che viene immessa in rete dal proprio impianto all'esatto costo al Kw di quella attinta dalle rete. Tale contributo, comunque, non può essere superiore a quanto pagato dal cliente nella bolletta. Perché arrivino questi contributi, però la trafila è effettivamente lunga e i tempi sono rallentati anche per l'esplosione delle installazioni di impianti fotovoltaici in Italia: noi ne gestiamo 80mila. Ma niente viene perso e alla fine il risparmio c'è». M.Q.

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