Il Tirreno

Pistoia

Perizia medica su Mamma Ebe

Carabinieri davanti a Villa Gigliola il giorno dell’arresto di Mamma Ebe
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Carabinieri davanti a Villa Gigliola il giorno dell’arresto di Mamma Ebe

«Sono malata»: chiesta la scarcerazione per gravi motivi di salute

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 QUARRATA. «Sono malata, fatemi uscire dal carcere». Ha presentato istanza per ottenere gli arresti domiciliari per motivi di salute Mamma Ebe, al secolo Gigliola Giorgini, la "Santona del San Baronto", dietro le sbarre dall'11 giugno scorso. La sedicente guaritrice, 76 anni, è accusata di associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica e alla truffa aggravata. Sostenendo di essere affetta da gravi patologie incompatibili con lo stato di detenzione ha chiesto al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia che misura cautelare emessa nei suoi confronti possa essere mitigata in quella degli arresti domiciliari (indicando un'abitazione nel comune di Rovigo). Per arrivare a una decisione, il gip Matteo Zanobini ha nominato un consulente tecnico d'ufficio, un medico legale che dovrà redigere una perizia sulle condizioni di salute della Giorgini.  Attualmente è ancora in carcere anche il marito della "santona", Gabriele Casotto, 55 anni, mentre un suo stretto collaboratore, Marco Gabbriellini, 30enne fiorentino, è agli arresti domiciliari.  L'arresto di Mamma Ebe era stato effettuato dai carabinieri della Compagnia di Pistoia, che l'11 giugno avevano il loro ingresso a sorpresa a Villa Gigliola, dove, sul San Baronto, la Giorgini, evidentemente, continuava ad esercitare la propria "missione": in quel momento stava praticando un massaggio terapeutico a una cliente.  I militari dell'Arma, oltre a porre sotto sequestro preventivo il rilevante patrimonio immobiliare che fa capo alla donna (immobili per un valore stimato di oltre 10 milioni di euro, fra cui anche una villa con 19 stanze), avevano notificato anche altri 14 provvedimenti cautelari (divieti di dimora nel comune di Quarrata) a carico di suoi adepti e collaboratori, tra cui un sacerdote, don Sebastiano Maheste, alla guida per cinque anni della parrocchia di S. Stefano, a Lamporecchio. Secondo gli inquirenti, si occupavano della gestione interna della villa, di effettuare le pratiche mediche disposte dalla santona (massaggi, punture e agopuntura), e di cercare persone bisognose e psicologicamente influenzabili.  Alcuni di loro sono imputati nel processo già in corso al tribunale di Pistoia per reati identici compiuti prima del 2005.  Rispetto ai fatti contestati in tale processo, la tecnica di Mamma Ebe si era affinata: le conversazioni telefoniche avvenivano in maniera più criptica, anche se facilmente comprensibile per le forze dell'ordine; i pazienti chiedevano alla santona "di pensarci lei", o dicevano che avrebbero trovato il modo per "ringraziarla"; in molti prendevano appuntamento per email con il marito.  Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Pistoia, iniziate nel gennaio 2007, avevano rischiato di essere vanificate quando, nel marzo del 2009, un giornalista della trasmissione di Lamberto Sposini "La vita in diretta" si era finto malato per avere accesso alle prestazioni della santona: il clamore mediatico suscitato aveva consigliato di interrompere le intercettazioni telefoniche e telematiche per una decina di giorni, e contemporaneamente la Giorgini aveva sospeso le visite.  Oltre ai provvedimenti cautelari, lo scorso giugno il gip Zanobini aveva disposto il sequestro preventivo dei beni intestati a Mamma Ebe, al marito, al Gabbriellini e alla società Corallo Srl, per un totale di quasi 11 milioni di euro. Tra questi spiccano Villa Gigliola e l'attigua Villa Sorriso, una villa a Morlupo (Roma) con 19 stanze, piscina e un giardino di un ettaro, nonché diversi beni immobili a Lamporecchio.

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