Gioco
La casa del sindaco Danti finisce all'asta «Ma io non mi muovo di qui»
Il primo cittadino di Abetone: «Nessun legame con la mia azienda l'atto del tribunale nasce da un vecchio incidente di mio figlio»
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ABETONE. La casa del sindaco Giampiero Danti all'asta. Vero? Verissimo. Due unità immobiliari, di fatto unite in un'unica abitazione, in via del Brennero 41 a Casotti, nel comune di Cutigliano, dove attualmente risiede il primo cittadino di Abetone.
Prezzo base d'asta 122mila euro, rialzo minimo 2500, termine per la presentazione delle offerte il 13 ottobre. L'avviso di vendita pubblicato dal tribunale di Pistoia è datato poco meno di un mese fa, il 2 luglio. E da quel giorno la voce si è diffusa su tutta la montagna portandosi dietro chiacchiere di ogni tipo, soprattutto legate alla situazione economica delle aziende del sindaco-imprenditore, in primis la Danti Giampiero e C snc.
«Ma sono insinuazioni di persone senza cuore», ribatte lui, che fino a questo momento aveva deciso di tacere sulla vicenda. «La mia piccola azienda con i suoi cinque dipendenti e il suo fatturato da un milione di euro l'anno è in salute, non c'è alcun rischio di fallimento».
E allora perché il pignoramento? Danti fa un sospirone, poi si apre come un libro: «È una questione familiare, legata a un incidente che mio figlio Fabio fece oltre 12 anni fa». Per chi ha buona memoria è facile collegare l'incidente che vide protagonista lo sfortunato campione di automobilismo e due sciatori su una pista.
«Se ricordo bene era il 1997 - racconta Danti - chiesi a mio figlio di andare in cima alla Zeno ad accendere un cannone. La pista era già stata chiusa, erano circa le 17, i poliziotti erano già scesi a valle. Lui che era un grande appassionato di motori prese la sua Lancia Delta 4x4 e salì con l'auto. Il caso volle che due giovani fossero rimasti su, dietro i poliziotti, e stessero scendendo lentamente.
Fabio vide i due e accostò la Lancia a bordo pista ma i ragazzi gli finirono contro. Per fortuna non si fecero niente di grave ma da allora iniziò una battaglia giudiziaria che si è protratta fino ad oggi con la decisione del giudice di mettere all'asta la mia abitazione». L'assicurazione di Danti infatti decise di non pagare, si aprì una causa civile e il tribunale dette ragione ai due giovani.
«Io ho pagato ventimila euro ma uno dei due non si è accontentato - continua il sindaco -. Avrei potuto pagare ancora ma ho sempre creduto al racconto di mio figlio Fabio e so che lui non avrebbe pagato altri soldi per questa vicenda. È per rispetto a lui che ho deciso di non sborsare più un euro».
E adesso che succederà? Il sindaco potrebbe ricomprare la sua casa... «Non ci penso neanche - ribatte Danti -. Io continuo a vivere qui, voglio vedere chi la compra. È una questione di principio, di rispetto per Fabio e per i fatti. In questi giorni mi sono arrivate alle orecchie insinuazioni e malignità, qualcuno ha anche avuto il coraggio di dire che mi sarei candidato a fare il sindaco per risolvere i problemi economici dell'azienda. Chi ha detto una frase del genere è una persona che forse non ha un cuore».
Prezzo base d'asta 122mila euro, rialzo minimo 2500, termine per la presentazione delle offerte il 13 ottobre. L'avviso di vendita pubblicato dal tribunale di Pistoia è datato poco meno di un mese fa, il 2 luglio. E da quel giorno la voce si è diffusa su tutta la montagna portandosi dietro chiacchiere di ogni tipo, soprattutto legate alla situazione economica delle aziende del sindaco-imprenditore, in primis la Danti Giampiero e C snc.
«Ma sono insinuazioni di persone senza cuore», ribatte lui, che fino a questo momento aveva deciso di tacere sulla vicenda. «La mia piccola azienda con i suoi cinque dipendenti e il suo fatturato da un milione di euro l'anno è in salute, non c'è alcun rischio di fallimento».
E allora perché il pignoramento? Danti fa un sospirone, poi si apre come un libro: «È una questione familiare, legata a un incidente che mio figlio Fabio fece oltre 12 anni fa». Per chi ha buona memoria è facile collegare l'incidente che vide protagonista lo sfortunato campione di automobilismo e due sciatori su una pista.
«Se ricordo bene era il 1997 - racconta Danti - chiesi a mio figlio di andare in cima alla Zeno ad accendere un cannone. La pista era già stata chiusa, erano circa le 17, i poliziotti erano già scesi a valle. Lui che era un grande appassionato di motori prese la sua Lancia Delta 4x4 e salì con l'auto. Il caso volle che due giovani fossero rimasti su, dietro i poliziotti, e stessero scendendo lentamente.
Fabio vide i due e accostò la Lancia a bordo pista ma i ragazzi gli finirono contro. Per fortuna non si fecero niente di grave ma da allora iniziò una battaglia giudiziaria che si è protratta fino ad oggi con la decisione del giudice di mettere all'asta la mia abitazione». L'assicurazione di Danti infatti decise di non pagare, si aprì una causa civile e il tribunale dette ragione ai due giovani.
«Io ho pagato ventimila euro ma uno dei due non si è accontentato - continua il sindaco -. Avrei potuto pagare ancora ma ho sempre creduto al racconto di mio figlio Fabio e so che lui non avrebbe pagato altri soldi per questa vicenda. È per rispetto a lui che ho deciso di non sborsare più un euro».
E adesso che succederà? Il sindaco potrebbe ricomprare la sua casa... «Non ci penso neanche - ribatte Danti -. Io continuo a vivere qui, voglio vedere chi la compra. È una questione di principio, di rispetto per Fabio e per i fatti. In questi giorni mi sono arrivate alle orecchie insinuazioni e malignità, qualcuno ha anche avuto il coraggio di dire che mi sarei candidato a fare il sindaco per risolvere i problemi economici dell'azienda. Chi ha detto una frase del genere è una persona che forse non ha un cuore».
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