Sicurezza
Giardino distrutto, 11 a giudizio
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Un escavatore in azione L'accusa: vendetta sui clienti che non pagavano
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QUARRATA. Niente soldi, niente giardino. E armati di un escavatore e di una gru, di fronte all'ennesimo rifiuto dei clienti di saldare il conto, erano entrati nel giardino che loro stessi avevano realizzato e lo avevano raso al suolo. O almeno queste sono le accuse che la procura della Repubblica ha mosso nei confronti di undici persone (tutte del Bresciano) che, l'altra mattina, sono state rinviate a giudizio dal gup del tribunale di Pistoia. I reati contestati sono quelli di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, danneggiamento e violazione di domicilio. A dover comparire davanti al tribunale il prossimo 22 novembre sono Marino Novello, 54 anni, Mirco Zanetti, 39, Stefano Filippini, 25, Daniele Rossi, 22, Nicoletta Novello, 25, e Fulvio Barbiroli, 50 (titolare il primo e dipendenti gli altri della Novello srl); sul banco degli imputati anche Fabio Magri, 35 anni (muratore), Angelo Morandi, 51, (titolare della Moranbi srl), Mati el Nachat, 45 (dipendente della ditta Italia Service), Enrico Romano, 38 (titolare della Romano Giardini) e Antonio Spedicato, 40 (Italia Service). Gli undici, ciascuno in base alle proprie competenze, avevano avuto l'incarico di realizzare il giardino di una villa di Quarrata, in via Giotto. Un lavoro da circa 60.000 euro. A quanto pare i proprietari della villa (marito e moglie, 46 e 44 anni) non erano rimasti soddisfatti del lavoro fatto, per cui non avevano versato i soldi che restavano per saldare il conto. La controversia era andata avanti fino al 5 novembre 1011, quando i due coniugi si erano ritrovati con il giardino devastato. Gli undici imputati sono accusati di aver forzato il cancello elettrico della villa e, invece di ricorrere alle vie legali per essere pagati, di essere ricorsi alla violenza, consistita "nel demolire, utilizzando un escavatore e una gru, la pavimentazione della strada del giardino e parte della pavimentazione di alcune aiole, nel rimuovere quattro reti metalliche con edera poste a decoro del giardino stesso" danneggiando e rendendo inservibile il tutto, nonché varie fioriere e parte del prato. Nell'udienza preliminare davanti al gup gli imputati si sono difesi sostenendo che quella demolizione serviva a rifare meglio i lavori contestati dai clienti.
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