Il Tirreno

Pistoia

«Esclusi dai poteri forti della città»

Alberto Vivarelli
«Esclusi dai poteri forti della città»

Andreini (Coldiretti): «L'aspirazione di Confcommercio è accaparrare tutto»

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 PISTOIA. I numeri delle affiliazioni parlano chiaro: 851 aziende agricole, 806 vivaistiche; le altre associazioni seguono a distanza: la Cia con 611 aziende agricole e 64 vivaistiche, l'Up con 64 imprese agricole e 115 vivaistiche. Ancor più impressionanti i dati del valore aggiunto: 90 milioni la Coldiretti, 45 la Cia, 9 e mezzo l'Up.  Nonostante ciò, la Coldiretti si trova fuori dalla giunta della Camera di commercio perché il suo presidente, Riccardo Andreini, non ha accettato di partecipare ai giochi elettorali che hanno portato Stefano Morandi sulla poltrona più alta dell'ente camerale.  C'è di più. La decisione del ministro Brunetta di tagliare i posti nei consigli d'amministrazione, ha svelato ciò che non si sarebbe dovuto conoscere: il patto di ferro tra Assindustria, Confcommercio, Confartigianato e Cia per portare nell'esecutivo il presidente della Cia, Sandro Orlandini, in barba alle intese stipulate tra le associazioni agricole.  «Potevamo andare avanti anche da soli - spiega Andreini - perché i numeri ce lo consentivano e potevamo portare a casa i posti per l'agricoltura e il vivaismo, tuttavia abbiamo accolto l'invito di Confagricoltura per un apparentamento».  «Perché la parola d'ordine - dice Francesco Sossi, direttore dell'associazione di via dell'Annona - era "inclusività" e quindi siamo stati rassicurati». «E poi - incalza Andreini - non ci dimentichiamo della situazione di difficoltà delle aziende, soprattutto quelle vivaistiche. Le nostre imprese aspettavano questo apparentamento e noi abbiamo fatto un passo indietro. In un primo momento, forti dei nostri numeri avevamo chiesto di rappresentare anche il vivaismo, poi abbiamo lasciato perdere».  Come abbiamo visto, è andata in un altro modo, col voltafaccia della Cia.  Andreini è durissimo: «Un comportamento che non fa onore a quell'associazione. La Cia ha risposto all'invito della maggioranza che adesso governa la Camera di commercio e accolto la sollecitazione di una piccola associazione, si è preoccupata più della Confagricoltura che del nostro accordo. Hanno dimostrato di non essere autonomi dai centri di potere». «Ci hanno parlato di coesione - riflette Sossi -, un concetto che noi abbiamo declinato fino in fondo, e loro non riescono nemmeno a rispettare gli impegni presi e sottoscritti. Non hanno nemmeno avuto la sensibilità e la correttezza di avvertirci il giorno prima che l'apparentamento sottoscritto, non aveva più valore»  Il siluramento di Incerpi. Andreini vuol sgombrare il campo da ogni lettura distorta e va al cuore della questione. «Io ho difeso Incerpi ed espresso dubbi su Morandi: qui c'è aspirazione della Confcommercio a primeggiare e accaparrare tutto. Cinque anni fa Incerpi non ebbe il nostro voto, ma non abbiamo partecipato ad alcun incontro per farlo saltare. Noi siamo coerenti. Apprezzammo subito il fatto che, appena eletto presidente, si fosse dimesso dalla presidenza della Cna, poi, però, ha fatto diversi errori, come ad esempio aver affidato la guida di "Pistoia promuove" al presidente di Confcommercio: doveva andare all'Associazione industriali. Poi ha voluto gestire la Camera senza vincolo di mandato e non gli è stato perdonato. Ho apprezzato però la sua autonomia, come quando ha detto no a due consistenti finanziamenti chiesti da Cna e Confartigianato per altrettanti progetti, finanziamenti ritenuti non legittimi dagli uffici. Non solo. Nonostante non avessimo alcun interesse specifico, abbiamo partecipato alla ricapitalizzazione del Cii quando la politica non poteva intervenire».  Cespevi. La partita adesso si giocherà tutta nel campo delle associazioni agricole e non è da escludere l'effetto domino, a partire dal Cespevi che, secondo le logiche dell'alternanza, dovrebbe toccare alla Coldiretti, ma la prospettiva non entusiasma Andreini, viste le condizioni finanziarie del Centro sperimentale per il vivaismo. La società è di proprietà della Camera di commercio (80%) e della Cassa di risparmio (20%), quindi la nomina del presidente sarà uno dei primi atti della nuova giunta camerale perché l'attuale presidente Chiaramonte è dimissionario in seguito alla sua elezione a sindaco di Lamprecchio.  «La Cia aveva chiesto di mantenere la presidenza del Cespevi - ricorda Andreini - perché non era interessata ad entrare nella giunta della Camera. In questo momento la situazione è drammatica, le attività sono minime perché non ci sono risorse. Il conto corrente è quasi esaurito e non so se ci sono i soldi per pagare i dipendenti. Pensi, perfino la Cassa di risparmio, proprietaria della società, ha rifiutato una richiesta di fido».  La sfida. Messo da parte il Cespevi, non certo ambìto, la battaglia si giocherà sui tavoli di concertazione, numerosi e importanti. Qui preseguirà la sfida.  «Per lunedì - annuncia il presidente - abbiamo convocato un consiglio urgente per decidere il nostro atteggiamento ai tavoli di concertazione a cominciare dal Distretto vivaistico (guidato dall'imprenditore Vannino Vannucci, uno degli sponsor di Morandi, ndr), poi c'è il tavolo tecnico con l'Asl per la movimentazione dei muletti e poi, ancora, il Tavolo verde della Provincia. Sicuramente, ad oggi i nostri rapporti con la Cia sono interrotti. L'unità si costruisce, altri pensano che basti la firma su un fax. Noi abbiamo fatto sforzi sovraumani per mantenere l'indipendenza economica che ci ha consentito l'indipendenza politica. Di questo sono orgoglioso. Gli altri scelgano pure le strade più comode mettendo a repentaglio onorabilità personale e dell'associazione».  La Camera di commercio, invece, per ora è un capitolo accantonato; sicuramente ci sarà un'attenzione severa sull'attività del presidente Morandi, ma «con soli tre consigli all'anno - riflette Andreini - il ruolo dell'assemblea è marginale rispetto alla giunta. Mi preoccupano, soprattutto, le voci che stanno circolando su commissioni che dovrebbero nascere: non vorrei che fossero il paravento all'attività dell'esecutivo».  

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