Sicurezza
Cinesi cucivano borse taroccate
Fabio Calamati
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Il materiale sequestrato e il col. Prisco Scoperto laboratorio clandestino sulle colline di Quarrata
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QUARRATA. Il capannone si trova in fondo ad una stradina tra gli uliveti, sulle colline sopra Quarrata. Mattoni a vista, tetto in eternit, finestroni coperti all'interno da pesanti tendaggi neri. Nulla faceva pensare che quell'anonima costruzione, a chilometri di distanza dalla città, celasse al suo interno un attivo laboratorio clandestino per la produzione di borse e borsette contrattatte. Gli uomini della Guardia di Finanza ci sono arrivati sviluppando una "dritta" giunta da un altro comando provinciale, ben lontano da Pistoia. E anche le fiamme gialle si sono stupite quando hanno visto cosa conteneva il capannone. Sette macchine per cucire, una punzonatrice a caldo, 4.000 borse già pronte per essere immesse in commercio, 21 rotoli di tessuto (pari a circa 800 metri quadrati) griffato (taroccati i nomi più prestigiosi: Louis Vitton, Gucci, Fendi, Alviero Martini), migliaia di pezzi di minuteria metallica (ganci, pendenti, bottoni, borchie) e di rifiniture in pelle (manici, tracolle, attacchi). A lavorare in mezzo a questo mucchio di merce contraffatta c'era un nucleo familiare cinese: zio, nipote e moglie di quest'ultimo, 40 e 30 anni rispettivamente gli ultimi due. Tutti immigrati con i documenti a posto, residenti a Poggio a Caiano. Insieme a loro, nel capannone, giochi per bambini, due tricicli e anche un piccolo materasso gettato a terra, segno evidente che qualche bambino era costretto a vivere fianco a fianco con i genitori che lavoravano quasi senza interruzione. Del resto, accanto alle macchine per cucire c'erano anche i fornelli per farsi da mangiare. Inutile dire che tutto il materiale è stato sequestrato. In particolare gli uomini della Finanza si sono recati anche a casa degli immigrati, a Poggio a Caiano, e lì hanno trovato un grosso numero di borse già incellofanate e pronte per essere messe in vendita. Tra l'altro la qualità degli oggetti contraffatti non era bassa, come a volte accade. Una stima precisa è difficile a farsi, ma sicuramente le borse fasulle, una volta immesse sul mercato, avrebbero reso diverse centinaia di migliaia di euro. L'esito di quest'indagine del comando provinciale della Guardia di finanzia è stato reso noto ieri, con una conferenza stampa al comando di via Machiavelli, al quale ha preso parte il comandante provinciale colonnello Massimo Prisco e il comandante della compagnia di Pistoia capitano Natalino Niassa. Le indagini, naturalmente, proseguono. Da un lato le fiamme gialle vogliono capire dove finivano le borse, attraverso quali canali venivano smerciate. Dall'altro finirà sotto esame anche il capannone, che risulta di proprietà di un cittadino di Quarrata. È stato affittato alla famigliola cinese con un regolare contratto? Per quale cifra? E il proprietario dell'immobile cosa sapeva dell'attività che si svolgeva al suo interno? «Interventi come questo - ha sottolineato il colonnello Prisco - sono importanti non solo perché colpiscono un'attività clandestina, ma anche perché in questo modo tuteliamo i consumatori, combattiamo la concorrenza sleale e l'evasione fiscale. Sarebbe particolarmente importante che i cittadini, se si accorgono di attività strane o sospette, non esitassero a chiamare il 117. Laboratori come questi, infatti, possono dare nell'occhio solo a chi vi abita nelle vicinanze».
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