Gioco
Chi ha rubato il nome alla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola?
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A sinistra i due organi nella chiesa di S. Ignazio di Loyola 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Sabato alle 12, il vescovo Mansueto Bianchi presiederà una solenne concelebrazione, a cui parteciperanno i parroci dell'intera città, nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, in piazza dello Spirito Santo, in occasione della festa del santo titolare, fondatore dell'ordine dei gesuiti. Durante il rito - informa don Umberto Pineschi, parroco nella splendido edificio la cui prima pietra venne posta nel 1647 nonchè maestro d'organo dalla fama internazionale - verranno suonati i due notevoli organi che arricchiscono la chiesa, uno Hermans del 1664 ed un Ghilardi del 2007. «È questa un'occasione - prosegue don Umberto Pineschi - per ricordare ai cittadini pistoiesi che questa chiesa, conosciuta generalmente come "Spirito Santo", non solo era stata dedicata a Sant'Ignazio, ma non ha mai cambiato il suo titolo di dedicazione. Infatti, da accurate ricerche condotte nei Beneficiali conservati nella curia vescovile, risulta che non vi è mai stato un provvedimento ecclesiastico di cambiamento di titolo della chiesa». Perché allora per tutti i i pistoiesi quella è la chiesa "dello Spirito Santo"? L'equivoco è dovuto al titolo della parrocchia, che è appunto "dello Spirito Santo", portatovi dalla congregazione dei "Preti dello Spirito Santo". Questa congregazione nel 1773 fu obbligata a lasciare la propria chiesa, dedicata tuttora allo Spirito Santo, anche se è conosciuta come "San Leone", situata nell'omonima piazza dietro il palazzo delle Poste, e a trasferirsi nella chiesetta di Santa Maria del Giglio, adesso adibita a ristorante, a due passi dalla Sala. Trovandosi nello stretto, i preti dello Spirito Santo chiesero ed ottennero di trasferirsi nella chiesa di Sant'Ignazio da cui erano stati cacciati i gesuiti e che da allora fu di fatto chiamata, anche se a torto, "Spirito Santo". «Probabilmente - è il commento di don Pineschi - una forma di "damnatio memoriae" del santo fondatore dei gesuiti, poco graditi al governo granducale». A conclusione di questa vicenda, nel 1778, un documento finale dovette essere affisso "alle porte della Cattedrale, della chiesa di Santa Maria del Giglio e di Sant'Ignazio". I Beneficiali non hanno altri documenti in merito. Tale documento - nota Pineschi - sconfessa quindi l'affermazione di un cambiamento del nome che sarebbe avvenuto nel 1774, evidentemente senza fondamento storico. È significativo, a questo proposito, l'uso dei pistoiesi fino a tutti gli anni 1960 di indicare la chiesa di San Leone come lo "Spirito santo vecchio", prova evidente che il cambiamento di nome non li aveva, a buona ragione, convinti nonostante fossero passati due secoli. Del resto, la trasformazione abusiva del titolo da Sant'Ignazio a Spirito Santo non fu l'unica operazione del genere compiuta negli ultimi due decenni del secolo XVIII. Infatti San Benedetto divenne San Leopoldo (Leopoldo II era il granduca di Toscana) e San Michele in Cioncio divenne San Giuseppino (Giuseppe era l'imperatore d'Austria). Attorno al 1960 a queste chiese venne resa giustizia e ripresero il loro nome. Sant'Ignazio e lo Spirito Santo, invece, attendono ancora di riavere pienamente riconosciuto il loro vero nome: cioè Sant'Ignazio la prima e Spirito Santo la seconda. Consacrata dal vescovo Gherardi nell'ottobre 1685 (esattamente, dunque, sta per compiere il 325mo compleanno), l'altare maggiore della chiesa pistoiese voluta dai gesuiti è attribuito a Lorenzo Bernini: durante il suo breve pontificato, infatti, il papa pistoiese Clemente IX (Giulio Rospigliosi) si interessò per far collaborare il grande artista che lavorava a servizio dei papi (Lorenzo Bernini è il progettista del colonnato di San Pietro in Vaticano, del Palazzo Montecitorio a Roma e del Palazzo del Louvre a Parigi).
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