Il Tirreno

Pistoia

Al rientro dalle vacanze i pistoiesi potrebbero dover spendere altri 10 centesimi per ogni chilo

Pane più caro dopo le ferie

Luca Giuntini
Pane più caro dopo le ferie

I fornai accusano: «Aumento speculativo della farina»

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PISTOIA. Di ritorno dalle vacanze estive le famiglie pistoiesi potrebbero trovare una brutta sorpresa al proprio forno di fiducia: il prezzo del pane infatti potrebbe aumentare di circa 10 centesimi al chilo. Colpa di un aumento del prezzo della farina. Aumento che, secondo le associazioni di categoria, sarebbe del tutto ingiustificato. «Non ho paura di dire che siamo di fronte a una vera e propria speculazione - afferma Piero Capecchi, presidente del sindacato Panificatori Cna di Pistoia - Qualcuno vuole destabilizzare il mercato aumentando ingiustificatamente il prezzo della farina. Come categoria chiediamo maggiore vigilanza sui prezzi».  Per ora si tratta solamente di notizie ufficiose. Ma il rischio che a settembre il costo del pane rincari è reale.  «Ad oggi sono solo voci, ma la possibilità dell'aumento esiste - sostiene Nicola Giuntini, presidente dei Panificatori Confcommercio di Pistoia - I clienti devono capire che non potranno prendersela con noi panificatori per questo aumento. Se il prezzo della farina aumenta, è naturale che anche il prezzo del pane cresca».  Secondo i dati Istat relativi al 2007, una famiglia spende circa 79,30 euro al mese per comprare il pane. La Confederazione Agricoltori (Cia) rileva, sempre su base Istat, che il 72% degli italiani mangia pane ogni giorno. I conti quindi sono presto fatti: con un rincaro di 10 centesimi al chilo, una famiglia che compra il pane tutti i giorni, arriverebbe a spendere 3 euro in più ogni mese, 36 euro in più ogni anno.  «Il prezzo del pane è fermo dall'ottobre del 2007 - ricorda Capecchi - Da parte nostra cercheremo di non attuare alcun rincaro. Ma sarà difficile perché il prezzo della farina incide per il 20-25% su quello del pane. Sia chiaro però: noi panificatori non vogliamo essere i capri espiatori della situazione».  Le associazioni di categoria che Capecchi e Giuntini rappresentano lamentano la scarsità di controlli a monte della filiera produttiva.  «E' incomprensibile - affermano entrambi - che il prezzo del pane sul mercato aumenti quando invece dovrebbe rimanere stabile dato che il grano è stato seminato in abbondanza e di buona qualità. Un aumento che non ha nulla a che vedere con le logiche di libero mercato».  Un aumento del prezzo che potrebbe causare un ulteriore calo delle vendite. Secondo la Cia negli ultimi due anni l'acquisto di pane è calato del 12%. Una famiglia su due ha ridotto gli acquisti di pane, a favore di prodotti sostitutivi come cracker, grissini e fette biscottate.  «Dal mio punto di vista il calo delle vendite è stato enorme - afferma Capecchi - I miei clienti preferiscono acquistare la schiacciata, anche se costa di più. Ma la colpa di questo trend negativo è anche di noi fornai: fare il pane buono è difficile, e molti non ne sono capaci. Meglio dunque puntare su pizzette e schiacciatine: più semplici e più redditizie».  Anche Nicola Giuntini è dello stesso avviso.  «I dati nazionali confermano che il calo nelle vendite c'è - sostiene - A maggior ragione nel periodo estivo, quando molte persone sacrificano il pane credendo di rendere più semplice la "prova costume". Come panificatori siamo preoccupati per questa possibilità di rincaro. Anche se a oggi è impossibile stimarne con precisione l'entità. Le autorità competenti dovrebbero vigilare di più per scongiurare il rischio di speculazioni».

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