Il Tirreno

Pistoia

LA LETTERA

Alla ricerca di un pediatra accreditato tra i meandri della burocrazia dell'Asl

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Il 19 gennaio del 2010 è nato mio figlio Francesco. E' nato all'ospedale Torregalli di Firenze, una struttura che ti fa pensare - considerata la qualità del reparto, l'attenzione riservata da tutti gli operatori alle mamme, senza distinzione di razza, religione, appartenenza sociale - che, davvero, anche nella sanità italiana, esistono delle vere e proprie eccellenze.  Rientrati dall'ospedale, porto mio figlio da un pediatra privato di lunga e comprovata esperienza, amico di famiglia da una vita, che nonostante l'età avanzata non solo continua ad esercitare la professione a cui si è dedicato per una vita intera ma ha un ambulatorio all'avanguardia anche dal punto di vista tecnologico.  Mi viene però riferito che è opportuno che scelga anche il pediatra accreditato dall'Usl.  Mi informo dove andare per effettuare tale scelta e mi viene detto che quel servizio si trova presso la Misericordia di Pistoia. Mi informo allo sportello quali siano i pediatri accreditati dall'Usl 3: ne conosco diversi, tutti professionisti capaci e con una particolare dedizione al loro lavoro, ma mi viene riferito che sono tutti pieni.  Fra quelli che personalmente avrei scelto per conoscenza diretta mi viene riferito però che c'è un pediatra che, avendo diversi bambini orami vicini all'età nella quale dal pediatra si passa al medico di base, forse potrebbe essere libero di lì a poco. Mi viene consigliato di inoltrare apposita domanda all'Usl indicando la scelta di quel pediatra e così faccio.  Capisco, ma forse è stata semplicemente una mia supposizione, che una volta inoltrata la domanda Francesco sarà inserito fra i pazienti di quel pediatra in relazione alla disponibilità che con il tempo si verrà a creare.  Negli ultimi giorni mia moglie contatta il pediatra, il quale le riferisce di non avere mio figlio fra i propri pazienti. Ritorno perciò allo sportello apposito e mi viene spiegato che non esiste un meccanismo automatico come io avevo pensato, ma che ogni giorno debbo recarmi di persona allo sportello per verificare se in quel preciso momento al pediatra si è liberato un posto e... zac! inserire mio figlio.  Il giorno successivo ricevo una lettera dall'Azienda Usl 3 nella quale mi si comunica testualmente che la domanda a suo tempo presentata al fine di poter scegliere quel pediatra non è stata accolta in quanto trattasi di medico "massimalista".  Mi viene sinceramente da ridere a pensare che quel pediatra che conosco come persona equilibrata e moderata abbia aderito ad una corrente politica, il "massimalismo", dichiaratamente anticapitalistica e fondata nel lontano 1919.  Non c'è nessun intento polemico in questo mio scritto ma vorrei porre ai responsabili dell'Usl alcune semplici domande: non si potrebbe semplificare, magari utilizzando qualche strumento informatico anche a favore dei cittadini, il procedimento sopra indicato? E nella comunicazione ai cittadini si potrebbe non utilizzare un linguaggio forse ben conosciuto dagli addetti ai lavori ma privo di senso o fonte di fraintesi per il comune cittadino, facendo fra l'altro, un pessimo uso della nostra stupenda lingua italiana?

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di Redazione web