Il Tirreno

Pistoia

La crisi spinge migliaia di persone agli sportelli ma la Provincia non può assumere altri addetti

L'assalto dei disoccupati

Elisa Pacini
A colloquio in uno dei Centri per l’impiego della Provincia
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A colloquio in uno dei Centri per l’impiego della Provincia

Ai Centri impiego attese lunghissime per i colloqui

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 PISTOIA. Rivolgersi al Centro per l'impiego di Pistoia in cerca di aiuto nella ricerca di un lavoro e sentirsi fissare il primo appuntamento per un colloquio preliminare tra tre mesi. E' questo il risultato di una mattinata in fila per chi si è rivolto al Centro di via Tripoli in cerca di offerte di lavoro o per iscriversi alle liste di disoccupazione in queste afose giornate di luglio.  «Purtroppo come Provincia possiamo solo limitare i danni - ci dice l'assessore al lavoro di Palazzo Baly, Roberto Fabio Cappellini - negli ultimi mesi gli utenti dei centri per l'impegno sono tantissimi.  «Invece gli addetti sono sempre gli stessi, anzi sono anche diminuiti tra pensionamenti e maternità. Come ente siamo stretti dalla manovra finanziaria e, nostro malgrado, non possiamo aumentare il personale».  Al limite della legge.  Il disagio però, anzi chiamiamolo pure disservizio, rimane. Anzi, aumenta, vista la situazione occupazionale molto difficile che ha fatto allungare parecchio le code in questi mesi, soprattutto ai centri di Pistoia e di Quarrata.  «Di norma - dice Mauro Gori, direttore dei centri per l'impiego provinciali - dopo la prima iscrizione, il colloquio deve esserci entro tre mesi. Consideriamo che gli utenti iscritti ai centri sono qualcosa come 30.000 persone. Così in alcuni casi noi siamo abbondantemente nei tempi, come per i centri di Pescia, Monsummano e Montagna Pistoiese, in altri siamo al limite. I centri più critici sono quelli di Pistoia e Quarrata dove gravita tutta la zona della piana».  Sos Cassa in deroga.  Il numero totale di persone che gravita ai centri fa rabbrividire, ma non è l'unico. Gori spiega come la situazione è collassata negli ultimi mesi. «Agli sportelli dei centri di Pistoia e Quarrata - spiega il direttore - si sono presentati ben 3.000 lavoratori per la cassa integrazione in deroga in poco più di nove mesi (dal luglio scorso a marzo 2010, ndr). Un numero mai registrato negli anni passati, con cui si legge la crisi del comparto tessile e mobiliero. Teniamo conto che, nello stesso periodo, i centri hanno dato vita a 9.000 azioni di politica attiva del lavoro che consistono nell'adempimento delle tre fasi (colloquio- corsi di ricerca lavorativa e acquisizione delle competenze)».  Nel mese di luglio inoltre sono aumentate le domande di maestri, professori e personale della scuola con il contratto scaduto al 30 giugno e un grosso punto interrogativo sul futuro visti i tagli della riforma Gelmini.  Guerra tra poveri  L'espressione, che tristemente fotografa una crisi che non accenna ad allentare la morsa, è usata dallo stesso Gori. «In questa situazione - dice il responsabile - dobbiamo darci delle priorità e la cassa integrazione in deroga è stata una di queste. Se non li sottoponiamo alle politiche attive, non possono riscuotere quel 30% di indennità. Purtroppo questo lascia in seconda linea altri utenti ma è una "guerra tra poveri"».  L'assessore e il direttore dei Centri per l'impiego spiegano che non è semplice nemmeno la situazione di chi è chiamato ad aiutare gli altri a ritrovare un'occupazione. «Le forze sono rimaste invariate - dice Gori - e sono stabilizzate grazie alle assunzioni a tempo determinato rese possibili grazie al Fondo sociale europeo. Ma chi è andato in pensione non è stato rimpiazzato».  «I dipendenti fanno il possibile - dice l'assessore Cappellini - ma molte volte cercano lavoro agli altri e sono anche loro precari. Ma noi non possiamo assumerli come Provincia».  Le soluzioni  L'unica soluzione veicolata dalla Provincia è il trasferimento degli impiegati da un ufficio territoriale all'altro nei momenti più critici. Ma, come abbiamo visto, non migliora di molto la situazione degli utenti.  «Stiamo riprogrammando la politica del lavoro per il triennio 2011-2014 - conclude Gori - e l'unica cosa da fare è selezionare la spesa rispetto ai target che riteniamo prioritari. Le situazioni più deboli sono la forte disoccupazione femminile e quella dei giovani dai 18 ai 29 anni».

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