Sicurezza
E "Il Magnifico" scampò alla morte
Paolo Gestri
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La statua di San Jacopo che si trova sulla cattedrale di Pistoia vestita con la tradizionale mantella rossa grazie allaiuto dei vigili del fuoco Quella congiura pistoiese contro Lorenzo De' Medici
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PISTOIA. La storia racconta ampiamente la congiura dei Pazzi che Lorenzo il Magnifico (nel ritratto) subì nel 1478 in Santa Maria del Fiore, a Firenze, ma non dice nulla o quasi di altri due analoghi tentativi contro di lui: quello di Battista Frescobaldi, al Carmine fiorentino, e l'altro, del pistoiese Baldinotto Baldinotti, spalleggiato dal figlio Niccolò, alla villa di Poggio a Caiano. La congiura del Baldinotti avvenne il 25 luglio 1485, mentre il Magnifico veniva a Pistoia per le feste del santo patrono Iacopo. Il primo a darne notizia fu Niccolò Machiavelli nel libro VIII delle "Istorie fiorentine"; in seguito ne parlarono anche Michel'Angelo Salvi, Iacopo Maria Fioravanti e Niccolò Valori. A spiegarne poi i motivi e dare conto di come andarono le cose, pensò Alfredo Chiti, nell'opuscolo "Per nozze Nannucci Chiti", stampato a Pistoia nel 1898 dalla tipografia Niccolai. Si conoscono così i rapporti tra Pistoia e i Medici, nella seconda metà del Quattrocento: da una parte, una città desiderosa di maggiore autonomia, dall'altra una Signoria che tendeva ad imporre la propria determinante influenza. Ma che i pistoiesi non fossero tanto scontenti del dominio fiorentino, lo dimostrano le festose accoglienze che riservavano ai Medici, come nell'agosto del 1478, allorché quella illustre famiglia venne a Pistoia per sfuggire alla peste che si era diffusa in Firenze. «Ci porterebbero acqua con gli orecchi», scrisse all'amico Lorenzo il Poliziano arrivato al seguito della casa medicea - siamo oggetto di vezzi e trattati tanto amorevolmente da sentirci obbligati". Si vede che i Baldinotti non la pensavano esattamente così. Ed ecco, infatti, già sette anni prima della congiura vera e propria, nel novembre del 1478, che Piero Baldinotti tentò una riforma dell'ordinamento cittadino, un ennesimo tentativo di sollevare Pistoia dalle intromissioni fiorentine, con il risultato però che fu impiccato. Ma i Baldinotti non si dettero per vinti, ed eccoli nel 1485 passare alle armi. Perché pensare proprio al pugnale? Al centro di tutto stava l'elezione dello spedalingo. Il fatto è, spiega il Chiti, che «i pistoiesi in casa propria volevano far da loro, occorresse pure uno spargimento di sangue». Purtroppo, i litigi più che il senno animavano le discussioni, e fu proprio nell'ormai noto 1485 che per l'elezione dello spedalingo si ricorse al Magnifico: «Amici carissimi, officiali del Ceppo - rispose Lorenzo - eleggete Andrea De' Rossi», come fu fatto. Ma furono 119 sì e 27 no. Pareva ai contrari che Lorenzo avesse ormai pieno potere sulla loro Pistoia. Baldinotto era tra questi: già vecchio, ma ancora influente, mise da parte l'amicizia e cospirò. Sbagliò i conti: la congiura, piuttosto dilettantesca, fu mirabilmente sventata. E mentre lui e i suoi pagavano con la morte, «Lorenzo poté liberamente venirsene a Pistoia dove - conclude il Chiti - l'accoglieva festosamente la cittadinanza».
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