Il Tirreno

Pistoia

«Le riunioni iniziavano alle 2 dopo la cena»

Saverio Melegari
Il Grifone conquista il palio nell’edizione della Giostra dell’orso del 2008
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Il Grifone conquista il palio nell’edizione della Giostra dell’orso del 2008

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 PISTOIA. Giostra dell'Orso 1980. È l'anno del ritorno al successo del Grifone che non alzava un palio, complice anche gli anni di interruzione, dal 1951. Porta al Borgo festeggia come si deve i suoi eroi con 400 persone in via Dalmazia a cena. E il menu era piuttosto particolare. Sentite qua: pasta alla Leone addormentato; Cervo avvilito in salmì; Drago spento arrosto affumicato e, ovviamente, Grifonata della vittoria. Vini delle fattorie Santi, Pierattini, Novi e Bartoletti (i quattro fantini) e amaro forte per Porta Lucchese.  Parte da qui il racconto di Luciano Rafanelli, «portalborghino da tre generazioni», come tiene a specificare ed uno di quelli che fra i biancorossi aveva conosciuto anche gli aspetti organizzativi visto che, da ragazzino, aveva sfilato più di una volta prima dell'interruzione del 1957.  Come nacque nel Grifone l'idea di ripartire?  «Grazie alla passione del sottoscritto e di altre persone come Furio Innocenti, il primo presidente Bertocci e Giuseppe Melani: decidemmo di rimetterci ad organizzare il rione in vista della Giostra. Avevamo il quartier generale fra San Giorgio e Gello con dei cavalli presi chissà dove, ma i cavalieri erano molto bravi, in particolar modo Ivano Pisaneschi che era mancino e quindi non a favore di pista ma si faceva valere».  Dopo l'anteprima del 1974, la città riscoprì le sue tradizioni medievali. Che clima si respirava?  «C'era una gran voglia di stare insieme e nella sfilata d'apertura tutti facevano a gara per avere il vestito migliore. Si portava di tutto, persino le pecore e le galline e noi costruimmo anche una biga. Il corteggio partiva da piazza del Duomo e si concludeva allo stadio, tutto esaurito, con il biglietto che costava 1.000 lire: a quei tempi, la gente si accontentava davvero di poco».  C'è un episodio che spiega bene la voglia di Giostra di quei tempi. Ce lo può raccontare?  «Un 25 luglio era una giornata piena di sole ma a metà mattina si scatenò un temporale che allagò tutta la pista. C'era il terrore di non correre ma in piazza arrivò gente da ogni rione e con pale e badili fu rivoltata tutta la terra della pista. Alle 17, a quei tempi si correva di pomeriggio, era tutto sistemato e si poté gareggiare».  La leggenda narra che le riunioni dell'epoca erano molto agitate. E' vero?  «Quando si mette intorno ad un tavolo una serie di persone sanguigne non può che essere così: c'erano discussioni molto animate ma si arrivava sempre ad una decisione perché non c'era astio. Una sera ci ritrovammo a bere e a mangiare con il comitato, Montalvo Bellari cantava e andammo avanti fino alle 2. Poi, invece di andare a letto, iniziò la riunione».  Oggi cosa non le piace nell'organizzazione del Luglio pistoiese?  «Io sono rimasto fino al 1981 e un anno feci anche il responsabile della pista nonostante non mi intendessi affatto di cavalli. Nel Grifone di oggi non vedo meno entusiasmo di allora, grazie anche alla presenza di due personaggi come Fabiana Frosini ed il marito Brunello Zini, solo che c'è una mentalità cittadina diversa rispetto a quando tutto ripartì. La Giostra di oggi è notevolmente migliorata, molto più sicura, piena di purosangue e di cavalieri con grande tecnica e coraggio».

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