Il Tirreno

Pistoia

«Dal Comune vogliamo fatti»

Tiziana Gori
Una sera di movida al Blues
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Una sera di movida al Blues

Movida, la rabbia dei residenti della Sala dopo il Blues

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 PISTOIA. Azioni concrete, decisioni che migliorino nella sostanza la loro qualità della vita. È uno scoppio d'ira, quello dei commercianti e residenti della Sala, che promette di non rimanere solo una conseguenza del disagio patito nei giorni del Blues.  «Aspettiamo - dice la portavoce del gruppo, Luciana Caramelli - l'esito dell'incontro di stamani tra gli assessori Barbara Lucchesi, Mario Tuci e Riccardo Pallini. Dopo dovremmo essere convocati (probabilmente sabato) per ascoltare le loro conclusioni».  L'augurio - ma è talmente tanta l'insoddisfazione che trapela dalle loro parole, da far pensare ad un avvertimento - è che arrivino «soluzioni concrete». Altrimenti garantiscono che saranno loro a passare ai fatti. «Ci riuniremo in comitato e agiremo per vie legali».  Sono una decina, commercianti e residenti del centro. Hanno sfidato l'afa pomeridiana per ritrovarsi - la definiscono "una riunione spontanea" - ai tavolini di un locale e sfogare la propria rabbia.  Parlano di una situazione che «è andata peggiorando negli ultimi due anni». «Il problema - afferma un commerciante - non è limitato ai tre giorni del Blues. In centro non si vive, soprattutto nel periodo estivo. Invito chiunque, soprattutto i nostri amministratori, a trascorrere un giovedì o un venerdì sera sulla Sala, in piazza dell'Ortaggio o in una delle traverse del centro. E non fino a mezzanotte, ma da mezzanotte in poi».  «Passa voce tra i giovani - spiega una sua collega - che Pistoia sia l'ideale per sballare. Il centro è diventato terra di nessuno».  «Sono state rilasciate autorizzazioni a locali che non hanno bagni - prosegue un altro - I ragazzi che hanno bevuto da qualche parte devono farla, e spesso scelgono i muri, quando non le porte, delle nostre abitazioni. Durante il Blues hanno portato bonghi e vuvuzuela sulla Sala. Perché gli è stato permesso?. L'amministrazione ha emesso regolamenti e ordinanze. Credo che un po' di controlli ci dovrebbero essere. Questa è una citta d'arte, o dovrebbe esserlo».  Divertimento per i giovani sì, ma nel rispetto dei loro diritti. «Riuniremo tutti quelli che stanno subendo questa situazione e, dopo l'incontro con gli amministratori, penseremo anche ad un incontro con l'autorità di pubblica sicurezza».  «Alle quattro del mattino - racconta una signora che si è da poco trasferita in città con il marito - ho chiamato le forze dell'ordine per i rumori assordanti dei tamburi. Mi è stato risposto di muovermi, uscire di casa. Dove mi muovevo? Per andare a farmi vomitare sui piedi?. «Quando abbiamo deciso di venire a vivere qui - prosegue - nessuno ci ha detto: «Siate consapevoli che questa città diventa una latrina e per la vostra incolumità sarebbe meglio se ve ne andaste durante il Blues». Mi sono sentita sequestrata: fisicamente, psicologicamente, moralmente».  

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