Il Tirreno

Pistoia

«Un fine settimana catastrofico»

Tiziana Gori
Piazzetta Romana dopo le feste notturne
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Piazzetta Romana dopo le feste notturne

Ma c'è chi difende: «I residenti ricordino cosa succedeva dieci anni fa»

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 PISTOIA. Al lunedì mattina nelle strade del centro che costeggiano piazza della Sala il lastricato ha un aspetto "quasi" normale. Solo qualche cartaccia non raccolta dalle macchine spazzatrici di Publiambiente ricorda della movida che ha segnato le notti del Blues. L'odore di urina, vino e birra adesso è molto meno intenso.  Ma le tracce lasciate dal popolo del blues ci sono ancora, eccome. Nei rigoli di pipì che segnano i muri e le porte dei negozi. Nelle chiazze di bevande di cui sono impregnati i mattoncini del lastricato e le sedute in pietra del centro storico. Alcuni residenti annunciano una conferenza stampa per esprimere il loro disappunto per come sono stati costretti a convivere con questa nuova edizione del Blues. L'autorità pubblica, numeri alla mano, parla di una manifestazione più tranquilla, sul versante sicurezza, rispetto ad altre.  La pensa così anche Aldo Orsi, titolare dell'omonima norcineria di piazza della Sala, che parla di un'edizione «migliore». «Chi viene al Blues adesso - commenta - non è quello di dieci anni fa. Sono persone più pulite. Tanti toscani: pistoiesi, pratesi, fiorentini, che approfittano dell'occasione per divertirsi una serata bevendo con gli amici». Orsi aveva allestito un banco di sangria davanti al negozio. L'attività di somministrazione, afferma, è stata regolarmente sospesa, alle due del mattino. «Non mi sembra ci siano stati problemi. I residenti che si lamentano dovrebbero ricordarsi com'era il Blues 10 anni fa. L'unica scelta non felice è stata quella di spostare parte degli eventi allo Scornio».  Al negozio Dogliosi di via dei Fabbri, specializzato in liste di nozze, la titolare è al lavoro per pulire la vetrina. Non si scompone e non vuole fare polemiche. È amareggiata. «Ho trovato una scritta sulla vetrina del negozio: "Sangria a 1 euro", fatta con un pennarello indelebile. La pietra serena è sporca di pezzi di frutta e l'odore intorno insopportabile. Cosa dire? Tutti gli anni è così».  Michelangelo Zollo abita a poche decine di metri, in piazzetta Romana. «No, non ho notato più degrado rispetto ad altri Blues. E io per lavoro esco di casa alle tre del mattino, quindi sono andato via quando le strade del centro erano ancora affollate di ragazzi».  È un ristoratore a sollevare una questione che fa e farà discutere. Simone Ferri gestisce Lo Storno, in via del Lastrone. «Sono un ristoratore e faccio il ristoratore. Qualcuno mi dovrà spiegare perché librerie e macellerie vendevano birra alla spina in questi tre giorni...».  Ferri ha già vissuto 15 edizioni della rassegna. Abbastanza da permettersi di dire che nel fine settimana «la situazione è stata catastrofica. Ho dovuto pulire da solo». Indicando una traversa di via del Lastrone, vicolo del Leone, e il suo proseguimento, vicolo del Fuggitivo, parla degli odori insopportabili di urina e alcol. Della disinfezione operata da solo davanti al ristorante. «Ho chiuso alle 23,30, massimo mezzanotte. Vorrei sapere se anche il servizio di ordine pubblico finiva a quell'ora, quando vedevamo le macchine della polizia andare via».  «Perché - chiede un docente universitario - proibire la vendita di birra e alcolici nei supermercati e consentirla in centro? Un padre di famiglia che vuole comprare una bottiglia di vino per cena non ha gli stessi diritti di chi viene al Blues? Trovo ipocrita le decisioni prese dal Comune. Questa - afferma - è stata un'edizione di modesta qualità. Niente a che vedere con il Festival di Lucca, che da alcuni anni ci ha surclassato. Ma il problema principale resta quello della vivibilità in città. Il Blues diventa uno spaccio di droga a cielo aperto, una sorta di iniziazione allo spinello - o a qualcosa di più - per ragazzini alla ricerca di emozioni. Una movida di serie zeta nell'indifferenza delle forze dell'ordine. C'è una vita culturale che, per fortuna, prescinde da questa manifestazione».  Dichiarazioni forti, anche se il professore, in disaccordo con l'amministrazione anche su altre questioni, preferisce non rilasciare il suo nome.  All'angolo tra piazza della Sala e via del Lastrone due fornitori sono intenti a portare via fusti vuoti di birra. Quanti ne avete venduti nei tre giorni del Blues? «Sessanta fusti - informa Roberto Tani - da 30 litri l'uno. A sei locali del centro».  

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