Gioco
Ser.In, ancora niente soldi alle lavoratrici
Tiziana Gori
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Una manifestazione delle dipendenti Ser.In 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. È come due rette parallele, il destino delle operatrici della Answers e quello delle dipendenti della Ser.In. Vicine e lontanissime, hanno anche lavorato nello stesso edificio di Sant'Agostino, ma per la Ser.In non è arrivato il lieto fine. E se Call & Call a breve reintegrerà altri 60 operatori, le 47 dipendenti dell'azienda di servizi informatici di via Galvani subiscono continui rinvii nel pagamento delle spettanze dovute, mentre la richiesta di cassa integrazione straordinaria è ferma al Ministero del Lavoro. Le difficoltà? Tante. Nessuna ha ritrovato un'occupazione. Sui corsi organizzati dalla Provincia esprimono, pur apprezzando l'impegno dell'ente, serie perplessità, e avrebbero voluto sentire più vicine le organizzazioni sindacali. «A differenza di Answers - dice Annalisa Paolieri, 44 anni, due figli sedicenni e solo lo stipendio del marito in casa - per noi è già stata detta la parola fine. Non facciamo figura. Ci sentiamo abbandonati da tutti». Senza lavoro ma almeno con le spettanze e la certezza della cassa integrazione per 12 mesi. Invece una proprietà sfuggente - difficilmente rintracciabile e identificabile nelle figure chiave - assesta continue mazzate allo stato d'animo già precario delle lavoratrici. L'8 marzo, alla sede del Centro direzionale del servizio lavoro della Provincia, le organizzazioni sindacali hanno incontrato per l'ultima volta l'azienda. O meglio, il commercialista casertano Enrico Nuzzi (a nome del proprietario Mario Garagnani), l'amministratore delegato Luciano Lanzarini e il direttore generale Walter Sugoni. Il verbale d'accordo firmato quel giorno prevede un anno di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, il passaggio diretto alla mobilità al termine dei 12 mesi, l'impegno per la Ser.In ad anticipare tutte le competenze dovute in 2 tranches. «L'azienda - ricorda Paolieri - ha chiuso il 31 marzo. Il 10 maggio è arrivata la seconda busta paga. Il 14 maggio è stata inviata una comunicazione al sindacato per far sapere che la proprietà sarebbe stata in grado di pagare in 3 tranches e non in 2, e che la richiesta di cassa integrazione era ferma al Ministero. In pratica, la prima richiesta di cig presentata il 22 aprile non era corretta, come ci è stato confermato da un funzionario dell'Associazione industriali che era in contatto con Enrico Nuzzi». «È stata presentata una nuova pratica - spiega Luisella Brotini, della Filcams Cgil - a fine maggio. Chiaramente a questo punto i tempi slittano. Il Ministero sta approvando le cig di marzo. Abbiamo già stipulato un accordo con le banche per l'anticipo della cassa integrazione, ma prima deve esserci l'autorizzazione del Ministero e il via libera dall'Inps». «Con questa azienda - prosegue - abbiamo avuto difficoltà anche per il pagamento delle spettanze. La proprietà è introvabile. Le lettere scritte alla sede legale di Caserta tornavano indietro. L'ultima lettera l'abbiamo inviata alla sede di Pisa (Ser.In ha un'altra azienda nella città della Torre, ndr) e a Sugoni. Ci è giunta notizia che tra poche settimane chiuderanno anche loro».
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