Sicurezza
«Rete idrica inadeguata»
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A sinistra Il presidente del Consorzio Ombrone Paolo Bargellini2 MINUTI DI LETTURA
QUARRATA. Rete idrica sempre più insufficiente a causa dello sviluppo urbanistico, dell'espansione del vivaismo e del declino delle colline. Questo è quanto emerge dallo studio, presentato venerdì mattina al convento di Giaccherino, sullo stato degli argini in provincia. Il dossier, primo nel suo genere in Toscana, è stato portato avanti a partire dall'aprile 2009 su iniziativa del Consorzio Ombrone.
Lo studio è stato portato avanti in collaborazione con l'Autorità di Bacino, la Regione e altri enti locali. Nelle conclusioni si legge come la rete idrografica territoriale sia «inadeguata a garantire con sufficiente sicurezza il deflusso delle acque» e come la situazione sia «andata peggiorando in relazione all'evoluzione del territorio prodotta essenzialmente dallo sviluppo urbanistico, dal drastico cambiamento dell'uso del suolo legato all'espansione del vivaismo, all'adozione di nuove tecniche colturali e al declino delle sistemazioni collinari». Insufficienti a risolvere la situazione gli interventi di manutenzione ordinaria e gli interventi di adeguamento degli argini, estesi anche soltanto alle situazioni a maggior rischio: sarebbero «improbabili e soprattuto impossibili» perchè comporterebbero il rimodellamento degli argini e l'occupazione di spazi non più disponibili.
Neppure la regimazione dei deflussi pare sufficiente». Ad aggravare la situazione, i fenomeni sempre più intensi di piena, legati però non tanto «al modificarsi delle condizioni climatiche, quanto alla riduzione dei tempi di corrivazione dovuta alla accentuata urbanizzazione della pianura». «Con la Provincia - spiega il presidente del Consorzio Ombrone Paolo Bargellini - abbiamo elencato 34 interventi suddivisi in quattro fascie di priorità. Quelli in priorità 1 saranno pronti entro settembre, almeno per quanto riguarda gli argini interni. Inoltre abbiamo appaltato, o stiamo per appaltare, 3 milioni di euro di interventi».
Lo studio è stato portato avanti in collaborazione con l'Autorità di Bacino, la Regione e altri enti locali. Nelle conclusioni si legge come la rete idrografica territoriale sia «inadeguata a garantire con sufficiente sicurezza il deflusso delle acque» e come la situazione sia «andata peggiorando in relazione all'evoluzione del territorio prodotta essenzialmente dallo sviluppo urbanistico, dal drastico cambiamento dell'uso del suolo legato all'espansione del vivaismo, all'adozione di nuove tecniche colturali e al declino delle sistemazioni collinari». Insufficienti a risolvere la situazione gli interventi di manutenzione ordinaria e gli interventi di adeguamento degli argini, estesi anche soltanto alle situazioni a maggior rischio: sarebbero «improbabili e soprattuto impossibili» perchè comporterebbero il rimodellamento degli argini e l'occupazione di spazi non più disponibili.
Neppure la regimazione dei deflussi pare sufficiente». Ad aggravare la situazione, i fenomeni sempre più intensi di piena, legati però non tanto «al modificarsi delle condizioni climatiche, quanto alla riduzione dei tempi di corrivazione dovuta alla accentuata urbanizzazione della pianura». «Con la Provincia - spiega il presidente del Consorzio Ombrone Paolo Bargellini - abbiamo elencato 34 interventi suddivisi in quattro fascie di priorità. Quelli in priorità 1 saranno pronti entro settembre, almeno per quanto riguarda gli argini interni. Inoltre abbiamo appaltato, o stiamo per appaltare, 3 milioni di euro di interventi».
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