Il Tirreno

Pistoia

Le note degli Hammerfall incantano

Michele Galardini
A destra Oscar Dronjak in versione biondo platino
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A destra Oscar Dronjak in versione biondo platino

Il gruppo svedese infiamma il pubblico della piazza

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 PISTOIA. Cambiano i suoni, i colori, le facce, ma resta un po' di quella bella musica internazionale ascoltata mercoledì. Si parte con il nuovo/vecchio metal dei Labyrinth di Olaf Thorsen (nome d'arte di Carlo Andrea Magnani), band dalle potenzialità forse mai sfruttate a pieno o semplicemente già esaurite, che risultano comunque godibili e divertenti - vedi il vocalizzo finale del cantante Roberto Tiranti sulla lettera "a" di Pistoia. Dalla Svezia con metallo salgono poi sul palco gli Hammerfall, grandi intrattenitori e padroni della scena, con un inedito Oscar Dronjak (chitarrista) in versione biondo platino, scatenato come un ragazzino. I metallari di tutte le generazioni cominciano a scatenarsi, centinaia di magliette nere, con i nomi dei gruppi che hanno fatto la storia del genere, si accalcano sotto il palco e si lasciano trascinare da una performance molto divertente in puro stile rock. Anche se può sembrare di ascoltare due, tre volte sempre la solita canzone lo stile gruppi come gli Hammerfall si basa molto sull'immediatezza e sul diretto contatto col proprio pubblico - è vero infatti che la ripetitività delle loro canzoni è avvertita maggiormente nelle registrazioni da studio piuttosto che nei live.  Tra le tanti mani alzate la più "grande" è quella di Giulio, neanche sette anni, figlio di Roberto, dj di Radiogas, che segue il concerto in braccio al padre, col sorriso stampato di chi non vedeva l'ora di sentire i suoi beniamini: «È il suo primo concerto e a settembre comincerà a suonare la batteria», dice Roberto e quando, a fine serata, chiediamo a Giulio quale gruppo gli è piaciuto di più, senza esitare, con l'indice e il mignolo della mano destra alzati, dice «Hammerfall!».  I più quotati Gammaray salgono sul palco subito dopo, verso le 20.30. Il pubblico si compatta sempre più verso il centro del palco, ma la piazza mostra ancora i preoccupanti spazi vuoti visti il giorno prima. Intanto la band teutonica dà fiato alle sue chitarre e alla voce graffiante di Kai Hansen, crescendo di intensità durante tutta l'esibizione, con il bassista Dirk Schlächter (fisicamente molto simile a Iggy Pop) vero mattatore e soggetto preferito dai fotografi per la sua forte espressività. Chiudono il secondo giorno i più famosi Queensrÿche, con una grande prova del cantante Geoff Tate.

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