Il Tirreno

Pistoia

E' il giorno dello sfratto San Pierino in rivolta contro parroco e curia

Tiziana Gori
E' il giorno dello sfratto San Pierino in rivolta contro parroco e curia

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 PISTOIA. «No allo sfratto!». I ribelli si mettono in posa davanti all'ingresso dell'Mcl. Donne, giovani, pensionati che quel circolo l'hanno visto nascere. «Nel 1965 - ricorda Gianfranco Pastacaldi - per volontà di don Giuseppe Moretti». Fu sua, racconta l'ex presidente dell'Mcl di San Pierino, Paolo Zamponi, la decisione di darlo in gestione ad una famiglia che avrebbe abitato nell'appartamento soprastante, concesso in comodato gratuito.  La battaglia tra il parroco di San Pierino Casa al Vescovo, don Michele Palchetti, e una parte dei parrocchiani, ieri ha probabilmente raggiunto il punto di non ritorno. Era il giorno in cui a Mario Ricciardi e alla sua famiglia, la moglie Maria e la figlia diciassettenne Giusy, veniva comunicato lo sfratto esecutivo. Il contratto di comodato tra parrocchia e circolo è scaduto nel marzo 2009, la parrocchia ha deciso di non rinnovarlo e ora la famiglia Ricciardi è costretta a cercarsi un'altra sistemazione.  Alle nove del mattino, ora in cui è atteso l'arrivo dell'ufficiale giudiziario e dell'avvocato della parrocchia, Stefania Boccaccini, trenta persone si ritrovano nella piazza davanti all'Mcl. Sfidano la calura per gridare la loro rabbia. Posano davanti alle telecamere con uno striscione in mano: "No allo sfratto!" e altri ne vengono appesi alle finestre e davanti al circolo. Due sfidano la più alta carica ecclesiastica pistoiese, il vescovo Mansueto Bianchi, definito "Ponzio Pilato". «La responsabilità diretta di quello che sta avvenendo è sua, sembra intimorito da don Palchetti», dice Zamponi.  Avvocato e ufficiale giudiziario giungono dopo quasi un'ora. Alla fine di un'accesa conversazione con Ricciardi e l'ex presidente provinciale dell'Mcl, Andrea Capecchi, nella stanza attigua al bar, Boccaccini comunica la proroga dello sfratto al 30 settembre. «Perché - urla Ricciardi - ce ne dobbiamo andare se questo appartamento non lo vuole nessuno? Ho chiesto che del mio sfratto sia discusso nell'udienza del 4 ottobre insieme a quello del circolo. Mi è stato risposto che solo per volontà loro non è diventato esecutivo già oggi (ieri, ndr)».  Mentre riceve la solidarietà di alcuni parrocchiani, altri si difendono dal caldo sotto i tigli. Parlano di un «paese diviso». C'è chi trova in un'occasione, chi in un'altra, la scintilla che ha fatto divampare l'incendio. Qualcuno ricorda l'episodio degli escrementi lasciati davanti alla chiesa, che ebbe ampio risalto sulla stampa. «Non siamo stati noi - dice Pastacaldi - Si parlava di questioni che non avevano niente a che fare con la parrocchia».  Resta la spaccatura di una comunità: i pro e i contro don Palchetti. Una spaccatura che neanche l'allontanamento del parroco per 4 mesi, la scorsa estate, ha contribuito a sanare.  «È rimasto tutto com'era - dice Francesco Gherardeschi - Lui è tornato, siamo andati a parlarci, abbiamo fatto un passo per ricomporre la frattura. Noi questa situazione non la vogliamo, ma come si dice da queste parti "non c'è verso"».  Il circolo Mcl è commissariato, la sala delle feste chiusa da alcuni mesi. È uno spazio da condonare e non può essere usato, anche se Zamponi afferma che «le cene hanno sempre avuto fini benefici».  I soci del circolo hanno presentato la documentazione per l'usucapione del campetto sportivo davanti all'Mcl. «Lunedì sera - spiega Gianfranco Pastacaldi - siamo riusciti finalmente a terminare la falciatura del prato. Tutte le volte che qualche socio c'aveva provato erano arrivati i vigili».  L'ultima sferzata riguarda il numero dei soci Mcl e dei parrocchiani. In aumento - da 130 a 160 in due anni il primo, secondo i ribelli -, in diminuzione il secondo. «Battesimi, comunioni, matrimoni, vengono celebrati altrove», dice Annalisa Zamponi, che aggiunge: «Don Palchetti non è passato a dare la benedizione alle famiglie dei parrocchiani con cui è in contrasto. Ha mandato un altro parroco. Da cui io, cortesemente, l'ho rifiutata. Volevo il mio».  

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