Gioco
Pistoia, non solo le maestre maltrattavano i bambini: dai video nuove accuse
Antonio Valentini
La maestra Anna Laura Scuderi e la sua collega Elena Pesce non erano le uniche a maltrattare i bambini del “nido” privato “Cip Ciop”: dai filmati emerge che altre persone - finora tre, ma forse di più - non lesinavano crudeltà verso i piccoli ospiti: ora saranno chiamate a rispondere del reato di maltrattamenti
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FIRENZE. Non poteva che essere una brutta storia, quella sull'asilo degli orrori di Pistoia. Anna Laura Scuderi e la sua collega Elena Pesce non erano le uniche a maltrattare i bambini del "nido" privato "Cip Ciop": dai filmati emerge che altre persone - finora tre, ma forse di più - non lesinavano crudeltà verso i piccoli ospiti. O, quantomeno, non facevano nulla per evitarle. E tacevano. Un incubo che i genitori hanno rivissuto sbigottiti, con gli occhi incollati al video, su cui scorrevano i fotogrammi delle riprese fatte dalle telecamere nascoste della polizia: i loro bambini venivano schiaffeggiati, strattonati, legati, costretti a mangiare cibi caldissimi senza ancora aver concluso lo svezzamento, quasi soffocati con un fazzoletto sulla bocca per rimandare indietro i rigurgiti...
Il quadro giudiziario si fa sempre più complicato. Oltre a Scuderi e Pesce, altre persone saranno chiamate a rispondere del reato di maltrattamento, verso le quali un folto gruppo di genitori ieri ha annunciato di voler presentare denuncia di parte, in aggiunta al procedimento d'ufficio. L'inchiesta ha tre filoni. I primi due riguardano ciò che avveniva nell'asilo degli orrori, prima e dopo lo scorso settembre, quando furono installate le telecamere e i filmati inchiodarono le due maestre. Cosa è successo in passato, nel grigio edificio di Sant'Agostino, zona industriale della città? Non per nulla si tiene il riserbo più assoluto. Anche sul terzo filone, quello che dovrà far luce sui controlli eseguiti dal Comune, visto che la struttura era accreditata.
Intanto a Pistoia il clima è torrido. Martedì scorso, con 24 ore d'anticipo rispetto alla decorrenza dei termini di scarcerazione, le maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce sono state rimesse in libertà, con l'obbligo di non mettere piede in Toscana. E appena qualche giorno fa, negli stipetti di alcuni bambini prima ospiti del "Cip Ciop", ora assegnati a vari asili cittadini, sono comparse delle lettere in cui, tra l'altro, si scriveva che «non si può fare di tutta l'erba un fascio» e che «un fatto così grave, ma isolato, rischia di fare terra bruciata intorno, di annullare nella consapevolezza collettiva un lavoro prezioso di anni». La domanda, trita nella sua retorica, non poteva mancare: «Si vuol buttare il bambino con tutti i panni?».
I genitori l'hanno presa male. Visionare un filmato lungo quasi dieci giorni, vale a dire 220 ore, 13200 minuti ricolmi di ingiustificata crudeltà verso i loro bambini, dovendo riconoscere che al "Cip Ciop" la violenta sopraffazione era routine non solo da parte delle due maestre e che l'omertà era imperante, è stato un supplizio. Le lettere hanno colmato la misura, dopo l'agghiacciante immagine di un'altra dipendente dell'asilo che tirava su un bambino e lo scuoteva: «Ci hanno accusato di voler fare terra bruciata in città. Pistoia sarà stata perfetta, ma i nostri figli sono in terapia», dice Ilaria Maggi, madre di un maschietto. «Abbiamo riscontrato un certo pregiudizio nei confronti dei bambini, quasi fossero colpevoli di aver frequentato il "Cip Ciop", mentre sono le vittime», è scritto in un documento distribuito ai giornalisti durante la conferenza stampa alle Giubbe Rosse di Firenze. «Per i nostri figli è iniziato un percorso lungo e doloroso - aggiunge Roberto Frosini -. Qualcuno di loro, nel nuovo asilo, si è sentito sollevato. Altri si sono ribellati, come se ciò che accadeva al "Cip Ciop" fosse una normalità alla quale costava rinunciare».
«I miei bambini - interviene Simona Azzarà - non dormono la notte. Sono in terapia. Tutti, in famiglia, dobbiamo stare in terapia. Hanno alterato il loro equilibrio e altrimenti non potrebbe essere, visto che hanno preso schiaffoni, sono stati trascinati e lasciati al buio. Persino fissati a un "ovetto" da neonati per quattro ore». Neppure le rette mensili, secondo i genitori circondati da taccuini e microfoni, rispondevano a standard oggettivi: c'era chi pagava 550 euro per cinque ore al giorno, chi 350 per nove...
A ciascuna delle 23 famiglie che si sono costituite parte civile (su 46 i cui bambini frequentavano l'asilo) è appena arrivato un assegno da mille euro, provento dei risparmi di Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce. «Non so cosa farmene...», taglia corto Roberto Frosini. «È solo un gesto riparatorio, un'ammissione di colpa - risponde a distanza l'avvocato Alberto Rocca, legale della Pesce -. La mia cliente lavorava per 800 euro al mese, ne ha versati 8mila, tutto ciò che possedeva. Un'enormità per lei, il risparmio accumulato in dieci anni di lavoro. Che attesta solo la volontà di cambiare percorso. Nient'altro».
Intanto i genitori predicano la calma, dopo che la casa di Altopascio dove Maria Laura Scuderi scontava i domiciliari è stata colpita da una molotov: «Niente violenza - scandisce Ilaria Maggi -. In alcun modo i carnefici possono diventare vittime». Un appello affinché quella brutta storia di violenze inammissibili su bambini indifesi, ma anche di omertà, indifferenza e insipienza, non abbia un finale ancor peggiore.
Il quadro giudiziario si fa sempre più complicato. Oltre a Scuderi e Pesce, altre persone saranno chiamate a rispondere del reato di maltrattamento, verso le quali un folto gruppo di genitori ieri ha annunciato di voler presentare denuncia di parte, in aggiunta al procedimento d'ufficio. L'inchiesta ha tre filoni. I primi due riguardano ciò che avveniva nell'asilo degli orrori, prima e dopo lo scorso settembre, quando furono installate le telecamere e i filmati inchiodarono le due maestre. Cosa è successo in passato, nel grigio edificio di Sant'Agostino, zona industriale della città? Non per nulla si tiene il riserbo più assoluto. Anche sul terzo filone, quello che dovrà far luce sui controlli eseguiti dal Comune, visto che la struttura era accreditata.
Intanto a Pistoia il clima è torrido. Martedì scorso, con 24 ore d'anticipo rispetto alla decorrenza dei termini di scarcerazione, le maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce sono state rimesse in libertà, con l'obbligo di non mettere piede in Toscana. E appena qualche giorno fa, negli stipetti di alcuni bambini prima ospiti del "Cip Ciop", ora assegnati a vari asili cittadini, sono comparse delle lettere in cui, tra l'altro, si scriveva che «non si può fare di tutta l'erba un fascio» e che «un fatto così grave, ma isolato, rischia di fare terra bruciata intorno, di annullare nella consapevolezza collettiva un lavoro prezioso di anni». La domanda, trita nella sua retorica, non poteva mancare: «Si vuol buttare il bambino con tutti i panni?».
I genitori l'hanno presa male. Visionare un filmato lungo quasi dieci giorni, vale a dire 220 ore, 13200 minuti ricolmi di ingiustificata crudeltà verso i loro bambini, dovendo riconoscere che al "Cip Ciop" la violenta sopraffazione era routine non solo da parte delle due maestre e che l'omertà era imperante, è stato un supplizio. Le lettere hanno colmato la misura, dopo l'agghiacciante immagine di un'altra dipendente dell'asilo che tirava su un bambino e lo scuoteva: «Ci hanno accusato di voler fare terra bruciata in città. Pistoia sarà stata perfetta, ma i nostri figli sono in terapia», dice Ilaria Maggi, madre di un maschietto. «Abbiamo riscontrato un certo pregiudizio nei confronti dei bambini, quasi fossero colpevoli di aver frequentato il "Cip Ciop", mentre sono le vittime», è scritto in un documento distribuito ai giornalisti durante la conferenza stampa alle Giubbe Rosse di Firenze. «Per i nostri figli è iniziato un percorso lungo e doloroso - aggiunge Roberto Frosini -. Qualcuno di loro, nel nuovo asilo, si è sentito sollevato. Altri si sono ribellati, come se ciò che accadeva al "Cip Ciop" fosse una normalità alla quale costava rinunciare».
«I miei bambini - interviene Simona Azzarà - non dormono la notte. Sono in terapia. Tutti, in famiglia, dobbiamo stare in terapia. Hanno alterato il loro equilibrio e altrimenti non potrebbe essere, visto che hanno preso schiaffoni, sono stati trascinati e lasciati al buio. Persino fissati a un "ovetto" da neonati per quattro ore». Neppure le rette mensili, secondo i genitori circondati da taccuini e microfoni, rispondevano a standard oggettivi: c'era chi pagava 550 euro per cinque ore al giorno, chi 350 per nove...
A ciascuna delle 23 famiglie che si sono costituite parte civile (su 46 i cui bambini frequentavano l'asilo) è appena arrivato un assegno da mille euro, provento dei risparmi di Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce. «Non so cosa farmene...», taglia corto Roberto Frosini. «È solo un gesto riparatorio, un'ammissione di colpa - risponde a distanza l'avvocato Alberto Rocca, legale della Pesce -. La mia cliente lavorava per 800 euro al mese, ne ha versati 8mila, tutto ciò che possedeva. Un'enormità per lei, il risparmio accumulato in dieci anni di lavoro. Che attesta solo la volontà di cambiare percorso. Nient'altro».
Intanto i genitori predicano la calma, dopo che la casa di Altopascio dove Maria Laura Scuderi scontava i domiciliari è stata colpita da una molotov: «Niente violenza - scandisce Ilaria Maggi -. In alcun modo i carnefici possono diventare vittime». Un appello affinché quella brutta storia di violenze inammissibili su bambini indifesi, ma anche di omertà, indifferenza e insipienza, non abbia un finale ancor peggiore.
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