Il Tirreno

Pistoia

Asilo Cip Ciop. Il giudice ha imposto loro di non vivere in Toscana

«Andare via? È una parola Le maestre non hanno soldi»

Tiziana Gori
Il ritorno nella casa di Bottegone di Elena Pesce
◗
Il ritorno nella casa di Bottegone di Elena Pesce

2 MINUTI DI LETTURA





 PISTOIA. Gli avvocati di Elena Pesce, Alberto Rocca e Stefano Bigliazzi, avanzeranno al giudice per le indagini preliminari di Genova Roberto Fucigna un'istanza di moratoria per la loro assistita.  «Abbiamo bisogno - afferma Alberto Rocca - di qualche giorno di tempo per cercare di reperire un alloggio».  «Aspettiamo - dice Stefano Panconesi, uno dei due avvocati difensori di Anna Laura Scuderi - l'udienza di venerdì (domani, ndr) per parlare con il giudice e chiedergli di modificare il provvedimento o concederci più tempo per trovare una sistemazione alle due donne».  Scaduti ieri i termini degli arresti domiciliari il gip non ha infatti messo tempo in mezzo: l'ordinanza che dispone la revoca degli arresti impone alle due donne il divieto di residenza in Toscana e l'obbligo di presentarsi, una volta alla settimana, alla polizia giudiziaria.  Un obbligo che Elena Pesce, dal 24 maggio ai domiciliari nella sua casa a Bottegone, non è in grado di ottemperare. E nemmeno, affermano i suoi legali, la Scuderi, che attualmente vive a casa di alcuni parenti ad Altopascio.  Elena Pesce è stata vista passeggiare per strada insieme alla madre, ieri mattina. Una presenza notata da molti nella strada che costeggia le scuole elementari e medie Martin Luther King, ma nessuno si è avvicinato a madre e figlia. «Sì, stamani (ieri, ndr) era fuori, con Catia (la madre). No, non le abbiamo parlato», dicono da un negozio di via D'Angela. Non c'è animosità negli abitanti di Bottegone, anche se da tutti vengono parole di condanna per le violenze all'asilo. «La giustizia farà il suo corso», è il commento comune. «Persone serissime i genitori», ripetono alcuni residenti che abitano a Bottegone da una vita e che non se la sentono di infierire sulla famiglia.  L'avvocato Rocca afferma che i Pesce non hanno la possibilità di far ospitare la donna da parenti. «Siamo di fronte ad una famiglia con un padre pensionato e una madre casalinga. Elena Pesce percepiva uno stipendio di 800 euro al mese. Presenteremo un'istanza per avere qualche giorno di tempo a disposizione. Restano le considerazioni su un provvedimento afflittivo nei confronti delle due imputate».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore