Toscana
Il responsabile del Pronto soccorso dellospedale del Ceppo spiega i motivi dellattesa di sette ore da parte di due anziane donne
«Quel giorno 60 pazienti, molti dei quali a rischio vita»
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PISTOIA. «Non è assolutamente corretto parlare di ore di attesa senza specificare che durante il tempo trascorso in pronto soccorso i pazienti eseguono visite, esami radiografici e consulenze specialistiche, e pertanto il periodo viene utilizzato al fine di dare una risposta appropriata alle richieste dell'utente». A parlare è il responsabile del Pronto soccorso dell'ospedale del Ceppo, il dottor Andrea Cai, all'indomani del nostro articolo in cui veniva data voce alle proteste di due donne di 83 anni che hanno trascorso sette ore al pronto soccorso prima di poter tornare a casa con le loro analisi. «Entrando nel merito del fatto specifico - prosegue Cai - nel periodo di attesa delle due pazienti (dalle 11.30 alle 18.00) si sono presentati ben 60 utenti, molti dei quali con situazioni critiche ed a rischio di vita se non tempestivamente trattate. Le patologie di lieve entità, che non mettono il paziente in pericolo di vita, non possono far altro che aspettare la presa in carico dopo la risoluzione dei casi più urgenti. I medici in servizio diurno sono 4, chiamati in questa circostanza a visitare 15 pazienti ognuno». «I pazienti che chiedono, ad una struttura deputata in prima istanza alla risoluzione di casi di emergenza-urgenza, la soluzione di problemi clinici di lieve e moderata criticità devono sapere che il personale fornirà loro sicuramente una risposta, ma che ciò non potrà avvenire in tempi brevi». Il medico ricorda come più volte l'Asl abbia ribadito che alcune problematiche, come quelle delle due signore ottantenni, potrebbero essere risolte interpellando il medico di medicina generale, che ha la possibilità di inviare il paziente, con una richiesta, direttamente presso le strutture specialistiche. Per quanto riguarda l'illazione relativa agli ingressi preferenziali "tramite raccomandazione", il dottor Cai specifica che esistono situazioni cliniche per le quali l'infermiere, direttamente dalla postazione di accettazione, secondo protocolli concordati, può attivare un percorso specifico per la visita specialistica diretta: «Ma - chiarisce - questo ovviamente non può essere fatto per tutti, per motivi strettamente clinici, non certo per clientelismo». «Ciò - conclude - non ci esime dal dispiacere di non riuscire ad eliminare ogni disagio che necessariamente si verifica in ogni problema di salute ma rimane doveroso occuparsi prima di tutto delle situazioni che mettono in pericolo la vita; e possiamo dire che tutto questo martedì è stato fatto».
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