Lutto
Un'eterna guerra contro l'altro
M.Q.
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Gian Antonio Stella In scena lo spettacolo di Gian Antonio Stella
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PISTOIA. Tra musica armena, canzoni crociate, brani sull'omosessualità e canti sulla cacciata degli italiani dall'Istria, andrà in scena domani sera al teatro Manzoni lo spettacolo di Gian Antonio Stella "Negri, froci, giudei & co. L'eterna guerra contro l'altro", tratto dal libro omonimo del giornalista e scrittore. Uno spettacolo (inizio alle 21,30) inserito nell'ambito del festival Dialoghi sull'Uomo. «Si tratta - spiega Gian Antonio Stella - di uno spettacolo teatrale in cui si alternano parole, racconti, musiche, brani e immagini. Io racconterò alcune storie significative, episodi storici, che ruotano intorno alle tematiche del razzismo, del rapporto con l'altro. Insieme a me sul palco ci sono Gualtiero Bertelli e la Compagnia delle Acque, che mi accompagneranno con la loro musica». Perché parlare di razzismo a teatro? «Il teatro è una forma di linguaggio in cui si può mescolare la musica, le immagini, le parole. Con uno spettacolo teatrale inoltre si può riuscire a far riflettere sui temi dell'intolleranza, della xenofobia anche coloro che, ad esempio, non comprerebbero mai un libro su questi argomenti». Il risultato è uno spettacolo ricco di sensazioni, dove c'è dentro di tutto: «Dalle canzoni crociate del Mille - conferma Stella - ai brani che raccontano la cacciata degli italiani dall'Istria, dalle canzoni in lingua armena a testi sull'omosessualità. Proponiamo anche una canzone su Pasolini scritta da Giovanna Marini, oltre alla storia della "Venere Ottentotta" che tutte le donne dovrebbero conoscere». E' la storia di una ragazza sudafricana che nel diciannovesimo secolo fu portata per tutta l'Europa e mostrata nuda agli occidentali come fenomeno da circo. «Nel razzismo di oggi - spiega Gian Antonio Stella - c'è una differenza rispetto al passato: una volta il razzismo veniva teorizzato. Adesso invece, spesso si nega di essere razzisti e si dice piuttosto di essere difensori della propria cultura. Ha ragione Moravia quando dice che "il razzista è un lupo che, in mancanza di veri atti ostili commessi dall'agnello, se la prende con la sua diversità, senza rendersi conto che essa è reversibile e che lui è diverso dall'agnello almeno quanto l'agnello lo è da lui. Ma il lupo afferma che, diversità per diversità, la diversità dell'agnello è una diversità diversa dalla sua". Questo, in effetti, è l'atteggiamento razzista». L'Italia, popolo di emigranti, adesso rifiuta lo straniero? Stella in "L'Orda. Quando gli albanesi eravamo noi" parla proprio di questo aspetto: «La grande emigrazione degli italiani all'estero è finita tra il '73 e il '76 - spiega - quando si è verificato un sorpasso degli immigrati sugli emigrati. Ma l'emigrazione italiana non è finita. Da Agrigento, ad esempio, tutte le settimane parte ancora un pullman che va in Germania. C'è ancora quindi, seppur in quantità residuale, un'emigrazione di tipo classico. C'è poi un altro tipo di emigrazione, quella intellettuale. Per i giovani questo paese offre un piatto avvelenato: contratti precari, a termine, pensioni scarse e incerte. L'Italia evidentemente non è un paese per giovani!». E sui rapporti con le nuove superpotenze economiche, fonti anche di immigrazione? «Premetto - afferma - che se noi abbiamo il diritto di conquistare la Cina, la Cina deve poter avere il diritto di conquistare l'Italia; la questione però è delicata. Teoricamente, infatti, i cinesi hanno tutto il diritto di aprire tutti i locali e le attività che vogliono. Sul piano del buon senso, però, occorre trovare un accordo affinché non si creino aree a grande concentrazione di immigrati. Le Little-Italy in America, infatti, non hanno giovato neppure agli italiani: è bene che gli immigrati si sparpaglino per il paese. È anche vero che se in Italia i controlli sul lavoro nero fossero più seri, sicuramente ci sarebbero anche meno problemi di questo tipo. In altri paesi Europei le attività illegali sono punite col carcere; gli atteggiamenti onesti però portano alla cittadinanza».
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