Sicurezza
Asilo degli orrori. Il giorno dopo il ritorno (agli arresti domiciliari) della maestra Elena Pesce
A Bottegone rabbia e imbarazzo
Ma sui familiari tutti d'accordo: loro non hanno colpe
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «La nonna non si affacciava più neppure alla finestra. Ora l'abbiamo convinta a riprendere le sue abitudini. I parenti non hanno colpa». Dopo il ritorno di Elena Pesce, agli arresti domiciliari nella casa dei genitori a Bottegone, il paese torna a parlare dell'asilo Cip Ciop.
Si parla delle due maestre, Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce colpevoli dei maltrattamenti, immortalati dalle telecamere, sui bambini che frequentavano il nido privato.
Per loro il tribunale di Genova ha disposto gli arresti domiciliari in attesa del giudizio finale. La Scuderi si trova in provincia di Lucca; la Pesce a casa dei genitori a Bottegone.
In paese molti si dicono indignati della decisione del tribunale di concedere alle maestre gli arresti domiciliari. Ma chi conosce la famiglia Pesce, parla della situazione con molta discrezione e non poco imbarazzo. «La vedevo spesso uscire di casa - racconta Luigi Rega, titolare di un'autofficina a fianco alla casa dove, prima degli arresti, abitava la Pesce - era una persona schiva, un po' sfuggente. Camminava spesso a testa bassa e non dava molta confidenza. Non era molto che si era trasferita qua: sarà stato un annetto, forse due». A pochi metri dall'officina abita anche la nonna della Pesce: «È una signora buona e onesta. Con Elena Pesce non ho mai avuto confidenza, non la conoscevo se non di vista. La nonna di Elena, invece, la conosco bene. Quando è esploso il caso dell'asilo Cip Ciop, la nonna si era rifugiata in casa. Non usciva più. Noi le abbiamo fatto coraggio e abbiamo cercato di farle riprendere le sue abitudini». E aggiunge: «I parenti delle maestre non hanno alcuna colpa. Per quanto riguarda le responsabili, però, io non condivido la decisione del tribunale di metterle agli arresti domiciliari. Per me dovevano rimanere in carcere».
«Non è molto tempo che mi sono trasferito qui - spiega l'artista Tiziano Baldi, che ha il suo atelier in via Fiorentina a pochi metri dalla casa della Pesce e nello stesso palazzo della nonna - La vedevo ogni tanto passare per strada, ma non posso dire di conoscerla. L'idea che mi sono fatto della vicenda si basa su quanto hanno detto e scritto i media».
Da ieri la Pesce è agli arresti domiciliari a casa dei suoi genitori. Qui la famiglia Pesce è molto conosciuta e molti degli abitanti della zona non hanno voglia di parlare. «A me - commenta Federico Truisi - dispiace tanto per i suoi genitori. Li conosco da tempo e sono bravissime persone. Purtroppo le immagini di ciò che è accaduto parlano da sole e, a riguardo, c'è poco da aggiungere». Chi non conosce la famiglia, invece, ha parole molto meno comprensive: «Secondo me - afferma Dino Fuzzi - le due maestre dovevano rimanere in carcere. Nella mia valutazione non c'è niente di personale, ma la Pesce e la Scuderi hanno fatto un danno, oltre che ai bambini, anche a tutta la città che si faceva vanto di essere una città a misura di bambino».
«Un compagno delle elementari di mia figlia - spiega la signora Silvana - ha frequentato l'asilo Cip Ciop: il bambino ha ancora dei traumi e la notte non riesce a dormire».
«Per me - afferma Daniela Mangoni che ha la figlia alla scuola di Bottegone - dovevano rimanere in carcere». Le fa eco un'altra mamma, Sara Massai, che afferma: «Quando si è adulti, se si sbaglia si deve pagare». «Chi si occupa del processo - afferma invece Giovanni Fedi - ha sicuramente tutti requisiti per farlo: quello che hanno fatto le maestre è grave e i giudici non credo gli regaleranno niente».
Si parla delle due maestre, Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce colpevoli dei maltrattamenti, immortalati dalle telecamere, sui bambini che frequentavano il nido privato.
Per loro il tribunale di Genova ha disposto gli arresti domiciliari in attesa del giudizio finale. La Scuderi si trova in provincia di Lucca; la Pesce a casa dei genitori a Bottegone.
In paese molti si dicono indignati della decisione del tribunale di concedere alle maestre gli arresti domiciliari. Ma chi conosce la famiglia Pesce, parla della situazione con molta discrezione e non poco imbarazzo. «La vedevo spesso uscire di casa - racconta Luigi Rega, titolare di un'autofficina a fianco alla casa dove, prima degli arresti, abitava la Pesce - era una persona schiva, un po' sfuggente. Camminava spesso a testa bassa e non dava molta confidenza. Non era molto che si era trasferita qua: sarà stato un annetto, forse due». A pochi metri dall'officina abita anche la nonna della Pesce: «È una signora buona e onesta. Con Elena Pesce non ho mai avuto confidenza, non la conoscevo se non di vista. La nonna di Elena, invece, la conosco bene. Quando è esploso il caso dell'asilo Cip Ciop, la nonna si era rifugiata in casa. Non usciva più. Noi le abbiamo fatto coraggio e abbiamo cercato di farle riprendere le sue abitudini». E aggiunge: «I parenti delle maestre non hanno alcuna colpa. Per quanto riguarda le responsabili, però, io non condivido la decisione del tribunale di metterle agli arresti domiciliari. Per me dovevano rimanere in carcere».
«Non è molto tempo che mi sono trasferito qui - spiega l'artista Tiziano Baldi, che ha il suo atelier in via Fiorentina a pochi metri dalla casa della Pesce e nello stesso palazzo della nonna - La vedevo ogni tanto passare per strada, ma non posso dire di conoscerla. L'idea che mi sono fatto della vicenda si basa su quanto hanno detto e scritto i media».
Da ieri la Pesce è agli arresti domiciliari a casa dei suoi genitori. Qui la famiglia Pesce è molto conosciuta e molti degli abitanti della zona non hanno voglia di parlare. «A me - commenta Federico Truisi - dispiace tanto per i suoi genitori. Li conosco da tempo e sono bravissime persone. Purtroppo le immagini di ciò che è accaduto parlano da sole e, a riguardo, c'è poco da aggiungere». Chi non conosce la famiglia, invece, ha parole molto meno comprensive: «Secondo me - afferma Dino Fuzzi - le due maestre dovevano rimanere in carcere. Nella mia valutazione non c'è niente di personale, ma la Pesce e la Scuderi hanno fatto un danno, oltre che ai bambini, anche a tutta la città che si faceva vanto di essere una città a misura di bambino».
«Un compagno delle elementari di mia figlia - spiega la signora Silvana - ha frequentato l'asilo Cip Ciop: il bambino ha ancora dei traumi e la notte non riesce a dormire».
«Per me - afferma Daniela Mangoni che ha la figlia alla scuola di Bottegone - dovevano rimanere in carcere». Le fa eco un'altra mamma, Sara Massai, che afferma: «Quando si è adulti, se si sbaglia si deve pagare». «Chi si occupa del processo - afferma invece Giovanni Fedi - ha sicuramente tutti requisiti per farlo: quello che hanno fatto le maestre è grave e i giudici non credo gli regaleranno niente».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
