Famiglie in difficoltà e il Sunia lancia lallarme: «Siamo fra le prime cinque province italiane»
Otto sfratti esecutivi al mese
Luca Giuntini
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Un condominio di case popolari Sono in aumento rispetto al 2009 e la causa è quasi sempre la morosità
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PISTOIA. Famiglie pistoiesi sempre più in difficoltà nel riuscire a pagare l'affitto della casa. Per molti locatari l'unica strada percorribile è lo sfratto per morosità. Un fenomeno in aumento rispetto agli ultimi mesi del 2009. Quest'anno infatti la media mensile di sfratti esecutivi ha toccato quota 8. La provincia di Pistoia si assicura così un triste record per l'anno 2009: con circa 350 richieste di sfratto è tra le prime cinque provincie d'Italia per numero di richieste, nel rapporto tra sfratti emessi e numero di abitazioni in affitto. «Il motivo principale di questo primato poco invidiabile è che il nostro tessuto produttivo, essendo composto in particolar modo da piccole imprese, è poco toccato dagli ammortizzatori sociali - dichiara Davide Innocenti, segretario provinciale del Sunia, sindacato inquilini e assegnatari - quindi le persone sono maggiormente esposte agli effetti della crisi economica». Ma c'è un altro aspetto preoccupante: l'aumento del numero degli sfratti non riguarda solamente le famiglie a basso reddito, ma anche quelle che si attestano nella fascia media con un reddito di circa 18mila euro. L'anno scorso infatti il 37% degli sfratti per morosità ha riguardato famiglie con un reddito medio tra i 15 e i 20mila euro. «Quello degli sfratti per morosità è un fenomeno dilagante - afferma Alessandra Barone, ufficiale giudiziario - e qualche furbo l'ha fatto diventare un vero e proprio stile di vita: pur avendo la disponibilità economica per saldare l'arretrato non lo fa, contando sul fatto che da quando il giudice fissa la data entro la quale l'immobile deve essere lasciato e il giorno di effettivo abbandono della casa, passano circa due anni». I furbi sono un'eccezione. Ma la realtà non è meno dura: nel 32% dei casi lo sfratto per morosità tocca famiglie senza figli o coppie di anziani che vivono soli. A subire lo sfratto, nella maggior parte dei casi, è un capofamiglia di età compresa tra 50 e 60 anni. «I motivi principali che portano a una difficoltà nel pagamento del canone - spiega Innocenti - sono tre: il cambiamento delle condizioni lavorative, il decesso del coniuge e la separazione matrimoniale». Lo sfratto esecutivo comunque è sempre l'ultima spiaggia: «Cerchiamo di fare tutto il possibile perchè non si arrivi allo sfratto coatto - continua la dottoressa Barone - Fino all'ultimo cerchiamo un possibile accordo con il proprietario e il suo avvocato per la proroga dell'affitto. Spesso è lo stesso locatario a concederla perchè si lascia impietosire dalla situazione contingente». Davide Innocenti critica anche la scarsa lungimiranza della politica: «L'edilizia sociale viene dimenticata. Aspetto ancora più preoccupante se si collega, come detto, al numero degli sfratti per morosità in aumento. Si costruisce troppo per i privati e poco per chi ha veramente bisogno di un tetto. Il risultato è che ci sono sempre più case senza una famiglia, e sempre più famiglie senza una casa. E' uno slogan molto triste». Una possibile soluzione al problema arriva dal sindacato stesso: «L'idea è quella di proporre un fondo di morosità da 600mila euro per i "non colpevoli" - spiega Innocenti - ovvero per quelle persone che non sono riuscite a pagare l'affitto perchè hanno perso il lavoro e conseguentemente la loro fonte di reddito. Capisco che i soldi non sono pochi, ma sarebbero comunque sufficienti a bloccare circa 100 sfratti per un anno».
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