Il Tirreno

Pistoia

Inaugurata ieri la mostra di opere provenienti dalle Fondazioni Caripit e Venezia

I grandi pistoiesi del Novecento insieme ai maestri della Biennale

Paolo Gestri
Due opere in mostra: Casa rosa di Renzo Agostini e Ritratto di Campana di Giovanni Costetti
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Due opere in mostra: Casa rosa di Renzo Agostini e Ritratto di Campana di Giovanni Costetti

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 PISTOIA. Pistoia chiama Venezia e Venezia porta la grande pittura del Novecento. L'eccezionale approdo è merito della Fondazione Caripit che mette in mostra i propri gioielli d'arte novecentesca insieme a una significativa serie di opere coeve provenienti dalla Fondazione di Venezia.  La doppia rassegna è stata inaugurata ieri al palazzo Fabroni dal sindaco Berti e resterà aperta fino al 25 luglio, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.  Duplice anche l'interesse culturale: l'ammirazione per i tanti capolavori storici provenienti dalla Laguna, ordinati al secondo piano e, per i pistoiesi, al piano di sotto, la giusta occasione di verificare quanto sia di livello nazionale la produzione pittorica della loro città. Con risultati, diciamo subito, assai favorevoli.  "Venezia e il secolo della Biennale" è il titolo della raccolta veneta che potremmo definire "Viaggio della Biennale in Italia". Quasi tutti i dipinti provengono infatti dalla più famosa istituzione artistica italiana, ma prima di arrivare a Pistoia, sono transitati da Palermo, Roma e Verona, con tutto l'inestimabile carico di epoche e poetiche, dal Futurismo alla Pop Art, agli eventi contemporanei. Tra i capolavori, "Mattino a Fiorano" di Tosi, la "Nonna" di Umberto Boccioni, le "Foglie cadenti" di Laurenti, "La città del sogno" di Ciardi, "Donne al telaio" di Depero, "Natura morta con pesci" di De Pisis, "Collina dalmata" di Music ed ancora opere di Casorati, Marussig, Vedova, Santomaso, Guidi, Carena e di altri eccellenti, acquisite in decenni di attenta perspicacia.  Non solo: Enzo De Martino, curatore, ha portato anche vetri di Murano, raffinatezza aggiunta, e fotografie - documenti. La firma sui primi è dei grandi designer Wirkkala, Scarpa, Venini, mentre le foto ci mostrano i pensieri d'artista di fronte ai personali allestimenti.  Facendo quindi riferimento agli artisti di casa nostra, ecco la piacevolissima conferma (non sorpresa, poichè la corrispondenza si è già data per certa da tempo) di un'arte assolutamente pertinente, in tema e dentro il Novecento, capace di sostenere un dialogo alla pari con tanti colleghi di paesi diversi.  Per esempio, Andrea Lippi, amico di Viani e come lui vivisezionatore dell'uomo, che alle biennali venete andò due volte di fila, nel 1912 e nel 1914; oppure il futurista Mario Nannini che seppe parlare la stessa lingua di Balla e Boccini. Vennero poi l'arte fiorita di Galileo Chini e l'architettura tra l'umano e il divino di Giovanni Michelucci ed ancora la deliziosa pittura toscana di Renzo Agostini e Pietro Bugiani. Ed eccoci al sommo Marino, per un certo tempo in gara d'arte con la sorella gemella Egle, all'essenziale, umanissimo Agenore Fabbri, ai sempre contemporanei Mario Nigro e Gualtiero Nativi, Fernando Melani. Nessuno di questi secondo a nessuno. Ormai raggiunta e superata la metà del secolo, spunta anche una straordinaria "Generazione di mezzo", con gli ottimi Jorio Vivarelli, Lando Landini, Remo Gordigiani, Aldo Frosini, Mirando Iacomelli, Valerio Gelli. Segue il trio Barni, Buscioni, Ruffi: con Natalini danno vita alla "Scuola di Pistoia", internazionale a pieno titolo.

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di Redazione web