La protesta
«Siamo tutti africani le razze non esistono da 40mila anni»
Marta Quilici
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PISTOIA. «Siamo tutti africani. Dal Ku Klux Klan alle leggi razziali fasciste del 1938, dal mito della razza nazista alle forme più recenti di ostilità verso chi si presume essere di un'altra razza, ebbene, qualunque sia l'idea, adesso non ha alcun senso. Chi la pensa così è in ritardo di almeno 40mila anni». È con questa tesi, fondata su salde basi scientifiche che il professor Guido Barbujani, ordinario di genetica all'Università di Ferrara spazza via in un lampo qualunque mito della razza. Sabato, in un'anteprima del Festival Dialoghi sull'uomo che si terrà a Pistoia dal 28 al 30 maggio, Barbujani ha incontrato gli studenti delle scuole superiori, presentando il suo nuovo libro, scritto insieme al giornalista Piero Cheli, "Sono razzista, ma sto cercando di smettere", edito da Laterza. Barbujani sarà uno dei protagonisti di Dialoghi sull'uomo con un intervento su "Perché i Toscani non discendono dagli Etruschi" che si terrà domenica 30 alle 11 al teatro Bolognini. L'incontro ripercorrerà in scala locale e regionale le tesi sostenute nel libro presentato sabato. «Chi sostiene adesso un paragone tra razze umane - dice Barbujani - chi vuole salvaguardare un certo territorio da invasioni, contaminazioni, mescolamenti con altri uomini o con altre razze, è in ritardo di qualche decina di migliaia di anni: le sue idee e i suoi intenti avrebbero potuto, forse, avere un senso soltanto 40mila anni fa circa. A quel tempo infatti l'Europa era effettivamente abitata dai veri europei: uomini dall'arco sopraccigliare sporgente e senza mento, cioè dall'uomo di Neanderthal, che adesso, però, è estinto. I veri europei, dunque, non esistono più. Intorno a 30mila anni fa, infatti, sono arrivati in Europa gli africani, cioè l'Homo Sapiens, da cui tutti noi discendiamo, e si sono sostituiti ai veri europei. Tutti noi, dunque, siamo i discendenti di quel gruppo di africani che, varcando i confini del loro continente, si sono diffusi poi in tutto il mondo». Ecco perché, secondo Barbujani «siamo tutti africani». Dando uno sguardo al mondo attuale le differenze somatiche tra un europeo e un africano sembrano però molto evidenti; a livello genetico non è così. «Studiando il dna di due americani e di un coreano - spiega Barbujani - sono emerse più differenze genetiche tra i due bianchi che tra uno di loro due e il coreano. Nella storia della scienza ci sono sempre stati moltissimi disaccordi nella suddivisione del genere umano in razze. Persino il manifesto della razza fascista era in sé contraddittorio e non riusciva a identificare quale fosse la razza pura, se quella italiana, ariana o europea: evidentemente l'importante per loro era che si fosse razzisti, poi di quale razza, era secondario». Ma la suddivisione del genere umano in sottogruppi è difficile anche se ci si basa su criteri intuitivi o visivi. «Se si raggruppassero le persone a seconda del colore della pelle, ad esempio, - spiega Barbujani - ci troveremmo ad associare persone con geni diversissimi tra loro». Paradossalmente infatti, proprio in Africa dove prevale la pelle scura, c'è la più vasta variabilità genetica presente al mondo: «se noi europei, gli asiatici, gli americani, gli australiani, discendiamo tutti da quel gruppo di africani usciti dall'Africa 30 mila anni fa, nel continente africano, invece, sono presenti tuttora anche i discendenti di quei gruppi che allora non uscirono dall'Africa. Può così capitare che tra due africani la differenza genetica sia maggiore di quella presente tra un europeo e un asiatico». E aggiunge: «concludo quindi citando Darwin che nel 1871 scrisse che, siccome le razze umane sono tra gli argomenti più studiati dalle scienze, ma non si è ancora giunti a un accordo su quante sono, come si raggruppano eccetera, forse a riguardo non si può proprio parlare di scienza. Ecco perché se si è razzisti, è il caso di smetterla».
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