Sicurezza
Dopo lincendio del dicembre 1991 il locale è stato ristrutturato e riaperto da tre nuovi gestori
Rinasce il ristorante Alle Panche
Luca Giuntini
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Giorgio Baglieri, Katia Ducceschi e Giovanni Camillo Un pezzo di storia antica e recente di cui si ha notizia fin dal 1568
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PISTOIA. Dopo l'incendio che nel dicembre 1991 lo distrusse completamente, ha riaperto il ristorante-pizzeria "Alle Panche". Nuova gestione, firmata Giorgio Baglieri, Katia Ducceschi e Giovanni Camillo, ma stesso posto: sulla via Modenese, lungo il fiume Reno, a pochi metri dall'abitato di Pontepetri. Un locale ricco di storia, antica e recente: il primo documento che ne attesta l'esistenza è del 1568, ma il nucleo originale è addirittura di età longobarda. La storia recente invece parla di un locale frequentato, negli anni '70 e '80, da Roberto Benigni e Carlo Monni, che amavano giocare a biliardo nella sua sala. "Alle Panche", prima ancora che una pizzeria, è stato soprattutto un punto di ritrovo per tutti gli abitanti della montagna pistoiese: facile dunque capire il grande entusiasmo con il quale la gente del luogo ha accompagnato domenica scorsa, l'inaugurazione del nuovo ristorante. «Meno male che siete tornati», è stata la frase più ricorrente, soprattutto tra gli abitanti del posto, che si sono lasciati andare ai vecchi ricordi: il postino, felice di tornare finalmente a recapitare la posta nella cassetta delle lettere de Le Panche; un gruppo di carabinieri che ricorda ancora quando, trent'anni prima, dopo una serata un po' troppo alcoolica, cominciò a dare la caccia a un topo impaurito; e molti anziani che, con la riapertura del locale, sperano di riconquistare anche la giovinezza: «Siamo stati sommersi dall'entusiamo delle persone - racconta Katia Ducceschi - è con lo stesso entusiamo e l'amore per questa montagna che abbiamo deciso di raccogliere una sfida così importante». Ex titolari del vicino ristorante Villa Paradiso, Katia e Giorgio hanno deciso di intitolare "Alle Panche" a un personaggio singolare, Arlotto Mainardi, vissuto alla fine del 1300. Meglio conosciuto come il Piovano Arlotto (essendo pievano della parrocchia di San Cresci a Firenze), il parroco era famoso più per amare la tavola e il vino che la vita sacerdotale. Arlotto abbandonava spesso il suo "gregge" pastorale per compiere lunghi viaggi: proprio durante uno di questi approdò all'antica osteria Le Panche, all'epoca proprietà della Diocesi di Pistoia. «Nel nostro menù proporremo anche una pietanza medievale per ogni portata - afferma Giorgio Baglieri - che chiameremo il "piatto dell'Arlotto". Per il resto la cucina è molto particolare». Ma di questo è meglio parlarne con lo chef, Giovanni Camillo: «Una cucina che unirà il classico e l'innovativo - spiega - con una forte vocazione territoriale: miele, prodotti del sotto bosco e uno straordinario formaggio di latte crudo che solo da queste parti possiamo trovare». Un locale di circa 450 metri quadri, con tre sale capaci di servire 150 coperti in totale. Si entra da un arco medievale, prima di accedere ai due locali più storici: il bar e il salottino adiacente dove dominano mattoni e travi a vista. Oltre a un grande camino, sopra il quale è stata sospesa una statua di bronzo dell'arcangelo Gabriele, protettore dei longobardi. «Abbiamo esaltato l'aspetto medievale dell'edificio - spiega Nedo Ferrari, architetto e direttore dei lavori - modernizzando gli ambienti dove necessario. Il lavoro è stato duro però perchè l'edificio era ridotto parecchio male». Ridotto a uso agricolo negli anni '60, il locale venne poi ampliato tra gli anni '70-'80. Visse in questi anni il suo periodo d'oro, diventando punto di ritrovo per tutti quelli che si trovavano a passare lungo la valle del Reno. Fino alla sera del 21 dicembre 1991, quando un incendio doloso, rimasto senza colpevoli, lo distrusse. Tra giugno e luglio vedranno la luce anche quattro camere, poste al piano superiore del ristorante: si continuerà così, idealmente, la funzione di locanda che "Alle Panche" ha rivestito fino in epoca medievale. Il nucleo è composto anche da due case-vacanza di proprietà dell Gmg di Nedo e Luca Ferrari. Una sorge sull'antica residenza estiva del vescovo Colombino Basso, che nel 1718 si stabilì qui a passare le sue vacanze; l'altra invece, in stile liberty, era il luogo di lavoro dell'avvocato Gualtierotti, a cui la villa è intitolata. «L'attaccamento delle persone era palpabile anche quando i locali erano un continuo cantiere - ricorda l'architetto Ferrari - molti si fermavano e chiedevano agli operai quando il ristorante avrebbe riaperto. Alcuni ricordavano quando, negli anni'60, venivano a passare le giornate più calde dell'estate a fare un pic-nic nel bosco qui vicino, facendo il bagno nel Reno». Un'operazione commerciale ma anche il tentativo di riportare a vivere un luogo caro a pistoiesi e turisti. Nella speranza che sia di buon auspicio per rivitalizzare anche il turismo della montagna pistoiese.
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