Il Tirreno

Pistoia

Fallito il Rammendo Tessuti Kappa 2

Sopra Ballati a lato le lavoratrici in azienda
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Sopra Ballati a lato le lavoratrici in azienda

La Cgil: «Un anno di cassa integrazione straordinaria agli 87 dipendenti»

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 QUARRATA. Dichiarato il fallimento del Rammendo Tessuti Kappa 2, l'azienda tessile di Catena che lo scorso settembre mise in liquidazione 87 lavoratori (di cui 85 donne), da allora in cassa integrazione a zero ore. Dopo mesi d'incertezza, la situazione è giunta a una svolta. I sindacati hanno chiesto la convocazione dell'unità di crisi provinciale per cercare imprenditori che possano reinsediarsi nello stabilimento e ottenere un altro anno di cassa integrazione straordinaria.  La volontà è quella di assicurare alle lavoratrici un certo reddito e tenerle ancora legate al sito produttivo. L'8 maggio il tribunale di Pistoia ha emesso la sentenza di fallimento per la Kappa2 e ha nominato curatore fallimentare Alessio Caltagirone Amante, di Montecatini.  Ieri i sindacati hanno avuto un primo incontro interlocutorio con il curatore, al quale hanno avanzato la richiesta di cassa integrazione straordinaria, come previsto dalle normative, per un altro periodo di dodici mesi. L'ultima parola su questo punto sarà del Ministero.  L'azienda a settembre aveva annunciato la messa in liquidazione di tutti i lavoratori senza lasciare spazio a compromessi o altre soluzioni. Su richiesta di sindacati e istituzioni fu accolta la cassa integrazione a zero ore per un anno. «La prima rata della Cig ci è arrivata dall'Inps a febbraio - spiega Patrizia Massai, dell'Rsu -. Per fortuna Fidi Toscana ci ha permesso di ricevere qualche anticipo che è arrivato a dicembre. Siamo comunque state molti mesi senza ricevere un euro, visto che non avevamo riscosso neanche lo stipendio di agosto e ci mancava anche quello dei pochi giorni di lavoro di settembre. A dicembre, poi, hanno pagato, in due volte, il mese di agosto. Adesso ci manca ancora lo stipendio di settembre e parte della tredicesima».  Dopo la dichiarazione del fallimento i sindacati hanno richiesto la convocazione dell'unità di crisi provinciale per garantire un destino produttivo all'area e per mettere in atto strategie efficaci per la ri-occupazione delle oltre ottanta lavoratrici. «La perdita di quest'impresa - spiega Marco Ballati di Filctem Cgil -, rischia di produrre effetti devastanti ad un'economia locale già provata e necessita dell'attenzione di tutti gli interlocutori coinvolti».  Per adesso degli 87 dipendenti soltanto quattro o cinque hanno ritrovato lavoro: «Sono pochissime le lavoratrici - spiega Patrizia Massai - che hanno chiesto la mobilità perché avevano ritrovato lavoro. Qualcuna ha chiesto la sospensione momentanea della cig perché ha trovato un'occupazione precaria di qualche mese. Ma siamo ancora un'ottantina di donne senza lavoro. Molte di noi hanno fatto corsi di formazione». E aggiunge: «Con la dichiarazione del fallimento, in un certo senso, c'è stata una svolta. Noi vorremmo rimanere ancorate all'area e la cosa migliore sarebbe che quel capannone venisse ripreso da un'altra azienda che ci potesse riassorbire tutte. Siamo disponibili anche a fare formazione, ma anche le istituzioni dovrebbero interessarsi alla situazione e fare di tutto per rendere appetibile il territorio per l'insediamento di un'altra attività».

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