Il dolore
Sei anni all'ex presidente Aiat
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Sopra Osvaldo Rastelli, a sinistra il giudice Luciano Costantini Spariti 550.000 euro: condannato Osvaldo Rastelli
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PISTOIA. Condannato a 6 anni di reclusione Osvaldo Rastelli, ex segretario dell'Unione consumatori di Pistoia. Nella sua passata veste di presidente dell'Associazione inquilini ambiente e Territorio, Rastelli è stato ritenuto responsabile dei reati di appropriazione indebita, tentata truffa aggravata e falsità ideologica in atti pubblici. E' stato inoltre dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Rastelli, 56 anni, è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni nei confronti della parte civile, rappresentata dall'avvocato Andrea Niccolai: il giudice, Luciano Costantini, ha stabilito una provvisionale di 556.500 euro (più gli interessi). Assoluzione invece per quanto riguarda l'imputazione di falsità in scrittura privata. L'altro imputato nel processo che si è concluso ieri pomeriggio in tribunale, il geometra Maurizio Pasquinelli, difeso dall'avvocato Gaetano Pacchi, è stato assolto da tutte le accuse a lui contestate: concorso in appropriazione indebita e tentata truffa. Oltre al probabile appello, Rastelli dovrà affrontare anche un altro processo: per un ulteriore reato di falsità ideologica in atto pubblico a lui contestato nel corso del dibattimento, il suo avvocato difensore, Ambrogio Fallara, ha chiesto che si procedesse con il rito abbreviato. Il giudice ha accolto la richiesta, astenendosi però dal celebrare egli stesso il processo in quanto incompatibile dovendo emettere già una sentenza sullo stesso caso; ha disposto perciò l'invio degli atti al presidente del tribunale affinché si pronunci sull'astensione e, nel caso, affidi il processo a un altro giudice. La vicenda per la quale Osvaldo Rastelli è finito alla sbarra ha avuto inizio nel 2004, quando, come presidente dell'Aiat di Pistoia, si propose come mediatore a una grossa società immobiliare cittadina, la Calatrave srl, per l'acquisto di appartamenti del patrimonio immobiliare messo in vendita dalle Ferrovie dello Stato (lui avrebbe comprato per poi rivendere alla società, che si era successivamente impegnata a farlo firmando un'opzione d'acquisto). Fu poi la stessa immobiliare, nel marzo 2007, a presentare una querela alla procura in cui accusava Rastelli di essersi indebitamente appropriato di 556.500 euro, a lui versati come anticipo, quando l'affare (per complessivi 1.855.000 euro) era andato a monte, nel momento in cui la Ferservizi (la società delle Fs incaricata di procedere alla cartolarizzazione del patrimonio immobiliare) comunicò al presidente dell'Aiat che l'offerta di vendita era decaduta. Rastelli inoltre, secondo la tesi accolta dal giudice, non aveva comunicato alla Calatrave che le Ferrovie si erano tirate indietro. Anzi, aveva alterato la lettera con cui gli era stata comunicata la decadenza dell'offerta, facendola anche autenticare all'ufficio Anagrafe e presentandola come prova nell'opposizione al decreto ingiuntivo del tribunale con cui gli veniva imposto di restituire il denaro ricevuto come anticipo. Da qui, l'accusa di tentata truffa, perché «con artifici e raggiri consistiti nel tacere maliziosamente alla società immobiliare l'avvenuta decadenza dell'offerta comunicata dalla Ferservizi all'Aiat e nell'insistere reiteratamente, anche mediante documenti scritti, nella richiesta di versamento della restante parte del prezzo (1.298.500 euro), pari alla differenza fra il prezzo complessivo della proposta di acquisto e le due rate già versate (556.500); nonché agendo in sede civile in opposizione al decreto ingiuntivo, al quale veniva allegato anche il falso documento, compiva atti idonei diretti a procurarsi l'ingiusto profitto di 1.298.500 euro, non riuscendo nell'intento». Nella sua requisitoria, il pm, Giuseppe Grieco, che aveva chiesto la condanna a 4 anni, ha sottolineato come proprio i falsi siano la prova della volontà di commettere i reati di appropriazione indebita e truffa: «Quel era il motivo di formare e produrre reiterati falsi se da parte sua c'era la serena consapevolezza di stare continuando in buona fede la trattativa?». Oltre a ribadire - analizzando capillarmente le prove emerse nel dibattimento - la volontà di Rastelli di truffare la Calatrave srl e di appropriarsi del denaro ricevuto, l'avvocato Niccolai ha sottolineato, nel chiedere la condanna, il ruolo di personaggio pubblico che Rastelli rivestiva, come presidente dell'Aiat e come segretario dell'Unione dei consumatori: avrebbe dovuto lui per primo, paladino dei diritti dei cittadini, avere il dovere morale di tenere una condotta esemplare. L'avvocato Fallara ha sostenuto invece come da parte della Calatrave srl ci sia stata un'inadempienza delle clausole contrattuali nei confronti di Rastelli: la trattativa era sempre in corso ma aveva preteso la restituzione degli acconti.
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