Il Tirreno

Pistoia

La contessa femminista che salvò dalla miseria centinaia di quarratine

Marta Quilici
Al centro della foto, risalente ai primi del Novecento, la contessa Gabriella Rasponi Spalletti
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Al centro della foto, risalente ai primi del Novecento, la contessa Gabriella Rasponi Spalletti

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 QUARRATA. «Quando la nonna di mio marito, la contessa Gabriella Rasponi Spalletti, arrivò a Quarrata, rimase colpita dalla miseria che tormentava le campagne, e soprattutto le donne».  Oggi, è la nipote Angela Del Drago Spalletti, moglie del conte Venceslao, a ricordare la tanto amata contessa Gabriella che, nella storia italiana dei primi anni del Novecento, ebbe un ruolo importante come femminista, schierata in prima linea per i diritti delle donne: dal 1903 e fino alla sua morte, nel 1931, fu presidente del Consiglio nazionale delle donne italiane, organizzando, nel 1908, a Roma, dal 23 al 30 aprile, il primo congresso nazionale delle donne italiane. Lo stesso anno costituì un comitato di sostegno alle vittime del terremoto che colpì Messina e Reggio Calabria. Si batté per la laicità della scuola e il suffragio universale.  Ma a Quarrata, e in particolare a Lucciano, è ricordata soprattutto come benefattrice, per aver dato vita alla scuola di filet che in poco tempo riuscì a dare un lavoro alle donne e a risollevarle dalla miseria.  Nata a Ravenna nel 1853, Gabriella Rasponi, nel 1870, sposò il nobile di Reggio Emilia Venceslao Spalletti Trivelli. Trascorse i primi anni di matrimonio in Emilia, poi si trasferì a Roma, quando il marito, liberale moderato, venne eletto deputato e, nel 1884, nominato senatore del Regno d'Italia. Nel 1889 acquistarono la tenuta Caselli di Lucciano, dove trasformarono subito i folti boschi in terre da coltivare. Nel 1893 Venceslao Spalletti fece costruire la villa dove, pochi anni dopo, nel 1897, la contessa Gabriella aprì la scuola di ricamo.  «Quando arrivò nelle campagne quarratine - racconta la nipote Angela Del Drago Spalletti - la contessa Gabriella rimase colpita dalle condizioni di miseria in cui versavano le famiglie. Per questo insegnò alle contadine a ricamare: un'attività che permetteva di guadagnare, senza lasciare le proprie case».  La contessa insegnò la tecnica del filet inizialmente a cinque paesane, provvedendo a sue spese all'acquisto del materiale necessario e a comprare di tasca propria il lavoro che veniva eseguito. Dopo due anni le allieve della scuola erano già cinquanta, fino ad arrivare a centinaia di lavoratrici negli anni successivi. La contessa, infatti, intorno al 1903, grazie a i suoi contatti con la ditta Navone di Firenze, dette una svolta imprenditoriale alla scuola. L'azienda fiorentina iniziò a comprare tutti ricami prodotti a Lucciano, a commissionare nuovi disegni e a fornire i filati. Nel 1912 il laboratorio fu trasformato in una vera e propria cooperativa, la "Scuola di modano e ricamo Contessa Spalletti, Lucciano-Quarrata". Nel 1924 la società contava addirittura 450 socie.  «Io non ho conosciuto di persona la contessa - spiega la nipote - perché quando morì, ancora non ero sposata con mio marito, figlio del primogenito maschio della contessa. Però me ne hanno sempre parlato molto, soprattutto mio marito: fu una donna che soffrì molto nella sua vita e dovette affrontare grandi dolori, ma non smise mai di impegnarsi per i diritti delle donne. Quando si trasferì definitivamente a Roma, ad esempio, fu in prima linea per il riconoscimento del diritto alla pensione per le donne».  La contessa Gabriella perse, appena nata, la primogenita Maria e all'età di soli 4 anni morì anche la sua terza figlia, Rosalia. Nel 1899, all'età di 46 anni, rimase vedova.  

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