Il Tirreno

Pistoia

RADICIFIL

Nessuna certezza a un anno dalla chiusura

M.Q. /  

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 PISTOIA. A un anno dalla chiusura della Radicifil, i 137 operai attendono ancora risposte certe per il loro futuro lavorativo. Fa ben sperare l'offerta avanzata dall'azienda svizzera Rei, del gruppo Ratia Energie, intenzionata a realizzare nell'area una centrale elettrica. Il progetto è ambizioso e significherebbe un grosso cambiamento per tutta Pistoia, oltre che il reimpiego per qualche decina (probabilmente una trentina) di lavoratori.  Ma il problema sono i tempi: «Noi siamo in cassa integrazione fino a dicembre 2011 - spiega Loriano Sandroni, dell'Rsu - C'è ancora un anno e mezzo circa, ma il progetto di reindustrializzazione dell'area non è certo immediato e noi abbiamo bisogno di certezze».  E intanto alla proposta svizzera se ne affianca un'altra. E l'una non esclude l'altra: «Oltre alla centrale elettrica - continua Sandroni - c'è anche il progetto di un'altra azienda che vorrebbe investire nella zona. Anche in questo caso si parlerebbe di qualche altra decina di operai da assumere».  Intanto una parte dei cassintegrati Radicifil continua a organizzare eventi e cene di solidarietà per mantenere alta l'attenzione sulla loro situazione. L'ultima iniziativa è stata la cena di venerdì al circolo di Bonelle in occasione dell'anniversario della messa in cassa integrazione. All'evento hanno partecipato una novantina di persone. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

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