Il Tirreno

Pistoia

Arrestati per bancarotta

Tiziana Gori
Da sinistra: il colonnello Prisco, banconote di grosso taglio e finanzieri impegnati al computer nel corso di una indagine
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Da sinistra: il colonnello Prisco, banconote di grosso taglio e finanzieri impegnati al computer nel corso di una indagine

Con una falsa vendita all'estero beffate cinque banche

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 PISTOIA. Due arresti e due denunce a piede libero per concorso in bancarotta fraudolenta, con l'accusa di aver sottratto 700.000 euro a cinque banche di Pistoia e della Valdinievole.  A finire in carcere nei giorni scorsi, arrestati dalla Guardia di finanza con due ordinanze emesse dal giudice per le indagini preliminari Alessandro Buzzegoli, sono stati Rocco Cardilli, pratese domiciliato a Ferrara, e Marco D'Amaddio, pistoiese, residente a Pescia, entrambi con precedenti legati a reati finanziari.  Con loro sono stati denunciati la convivente del Cardilli, Tatiana Chernikova, russa, 42 anni, residente a Montecatini, e l'imprenditore Rossano Pellegrini, titolare della Emmegi srl di Buggiano, società operante nel settore dei tessuti e dichiarata fallita dal Tribunale di Pistoia a fine 2007.  L'operazione che Pellegrini e i tre complici avrebbero messo in piedi è stata ricostruita ieri mattina dalle Fiamme gialle alla presenza del comandante provinciale colonnello Massimo Prisco e del maggiore Pietro Vinco, comandante del nucleo di Pistoia.  Come sono partite le indagini. Le attività investigative hanno preso la giusta direzione a metà del 2009, quando i militari del nucleo di Polizia tributaria hanno approfondito una "segnalazione di operazioni sospette" pervenuta dalla Polizia valutaria di Roma in materia di antiriciclaggio.  L'intervento della Procura. Sotto la direzione del procuratore capo Renzo Dell'Anno, le indagini delle Fiamme gialle hanno svelato che cospicue risorse finanziarie della Emmegi, ammontanti ad oltre 700mila euro, erano sparite dal patrimonio.  I protagonisti. «La società Emmegi - spiega Prisco - era gravata da grosse difficoltà finanziarie. Pellegrini (originario di Montepulciano, ndr), imprenditore vicino al fallimento, si è visto con l'acqua alla gola. Conosceva D'Amaddio, le cui prime segnalazioni per reati fiscali risalgono al 2001, e con lui e Cardilli ha escogitato la truffa alle banche».  Ha precedenti per reati fiscali anche Cardilli. Le prime segnalazioni sul suo conto risalgono al 1992. «Si sono resi protagonisti di reati anche oltre confine. L'autorità giudiziaria di Lugano, in Svizzera, definisce gli illeciti da loro perpetrati "truffe per mestiere". La Chernikova è la donna del Cardilli, e grazie alle operazioni sul suo conto corrente, dove venivano movimentati gli assegni, è stato possibile dare la svolta alle indagini».  La truffa. La Emmegi è riuscita, attraverso Pellegrini, amministratore unico, ad accedere al credito bancario. «Ha ottenuto - spiega il colonnello Prisco - 700mila euro da istituti bancari di Pistoia e della Valdinievole producendo un falso contratto di vendita con una società inglese per oltre un milione di euro di tessuti, spiegando di aver bisogno di finanziamenti per comprare le materie prime da due ditte di tessuti».  Ditte inesistenti. La Guardia di finanza ha scoperto che, una volta ottenute le linee di credito, i componenti del gruppo svuotavano le casse aziendali della Emmegi attraverso diversi prelievi di sportello per oltre 100.000 euro, nonché attraverso la richiesta di emissione alla banca di appoggio di assegni circolari per 600.000 euro a favore di due imprese inesistenti, la Tessuti veneti srl e la Bongioni tessuti spa.  Il ruolo della Chernikova. Il denaro veniva quindi fatto transitare sul conto corrente di Tatiana Chernikova, causando di fatto il fallimento della Emmegi. «Sugli assegni veniva apposto un falso timbro della Tessuti veneti e della Bongioni. I soldi transitavano sul conto corrente della Chernikova, e poi prendevano il volo per altre destinazioni, finora sconosciute. È stata proprio la grande quantità di denaro movimentato, 700mila euro in circa 4 mesi, nella seconda metà del 2007, a insospettire i dirigenti della banca della Chernikova, che non possedeva nessuna attività imprenditoriale. Segnalazione di operazioni sospette. Prisco elogia il meccanismo che ha permesso di scoprire il reato. «La segnalazione di operazioni sospette è uno strumento prezioso a nostra disposizione. La banca della Chernikova ha passato la segnalazione alla Banca d'Italia, da questa al Nucleo di Polizia valutaria che ha mosso le Fiamme gialle a livello locale».  Denunce e arresti. Tenuto conto dei precedenti giudiziari il gip Buzzegoli ha disposto l'arresto di Cardilli e D'Amaddio. Denunciati a piede libero Pellegrini e Chernikova. La Finanza stima che, dei 700mila euro, forse solo 50mila a testa siano finiti a Cardilli e D'Amaddio. Il resto a Pellegrini. Ma dei soldi finora non è stata scoperta nessuna traccia e difficilmente torneranno a disposizione degli istituti bancari.  

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