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Radici, arrivano gli svizzeri
Alberto Vivarelli
C'è un grande progetto di reindustrializzazione nell'area della ex Radicifil, progetto da decine di milioni di euro, che garantirebbe occupazione e lavoro anche alle aziende pistoiese.
La svizzera Rei (società pubblica del Canton Ticino, controllata da Rätia Energie) avrebbe acquistato l'area del gruppo Radici per creare un impianto per la produzione di energia elettrica dal metano. Ma non tutto fila liscio, c'è chi rallenta la soluzione come se la situazione economica e occupazionale pistoiese si potesse permettere di attendere.
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PISTOIA. C'è un grande progetto di reindustrializzazione nell'area della ex Radicifil, progetto da decine di milioni di euro, che garantirebbe occupazione e lavoro anche alle aziende pistoiese.
La svizzera Rei (società pubblica del Canton Ticino, controllata da Rätia Energie) avrebbe acquistato l'area del gruppo Radici per creare un impianto per la produzione di energia elettrica dal metano. Ma non tutto fila liscio, c'è chi rallenta la soluzione come se la situazione economica e occupazionale pistoiese si potesse permettere di attendere.
La situazione che si è creata non piace a Daniele Quiriconi, segretario provinciale della Cgil che traccia un quadro dell'economia locale abbastanza drammatico.
Da poche settimane, si è conclusa la vicenda ex Answers: può essere considerata esempio di scuola anche per il futuro?
«È una vertenza simbolica che può costituire un modello non solo per la lotta, ma anche per la disponibilità mostrata dal territorio ad "accogliere" nuovi soggetti imprenditoriali. È necessario che questa tensione ad attrarre nuovi investitori sia mantenuta. La crisi è lunga e il territorio in grave crisi».
Dell'economia e delle crisi se ne dovrebbero occupare diversi soggetti: Comuni, Province, Camere di commercio, associazioni imprenditoriali; non è singolare che la soluzione arrivi dal sindacato?
«C'è un dato che io ritengo patologico della situazione pistoiese; molte realtà imprenditoriali che vengono da "fuori" interloquiscono prima col sindacato che con il sistema della rappresentanza delle imprese o camera di commercio; bisognerebbe discutere prevalentemente di questo più che degli assetti di potere di cui pure non mi sfugge l'importanza. Non basta essere sindacato delle imprese in modo notarile o solo assistenziale, ruolo da cui non ci si può dimettere certo, però ci vuole un salto di qualità.Lo impone la situazione».
La vicenda Answers si è risolta positivamente grazie alla Cgil: a cosa servono tutti i tavoli e gli strapuntini aperti alla Camera di commercio per affrontare la crisi? E le associazioni imprenditoriali non dovrebbero avere maggiore progettualità?
«I tavoli di concertazione sono uno strumento che può rivelarsi utile o inutile a secondo di come li si pratichi; in "Pistoia Futura" ad esempio, l'ex Osservatorio strategico forse si sta mettendo a punto (finalmente) un'iniziativa concreta che promuova il territorio ai fini turistici e dell'attrattività di nuove imprese anche attraverso un "marchio ombrello" al pari di molte realtà europee. Poi leggo che i vivaisti lanciano il loro marchio e chiedono a tutte le categorie di usarlo. Che dire, è una cosa molto pistoiese».
Call&call pare solo un raggio di luce in una crisi economico-occupazionale durissima: Mas, Radicifil, Toscoligure, K2. E così o ci sono altri spiragli.
«La crisi è molto pesante, la cassa integrazione continua, altre aziende chiuderanno e molte licenzieranno. Pistoia non è, e per molti anni non sarà più la stessa, eppure sia per Toscoligure che per Radici ci sono concreti progetti di reindustrializzazione illustrati sia al sindacato che alle istituzioni».
Ma non sempre le istituzioni mostrano prontezza e apertura alle novità.
«La crisi morde ancora e occorre un cambio di passo nei tempi della pubblica amministrazione; occorre, pur con gli approfondimenti tecnici del caso, accorciare i tempi di valutazione su alcune manifestazioni di interesse per investimenti sul territorio che altrimenti saranno indirizzati altrove».
Ci sono casi particolari?
«E' il caso dell'ipotesi di investimento proposto sull'area ex Radici dalla Rei società controllata da Rätia Energie AG (società svizzera a totale controllo pubblico, nello specifico il cantone dei Grigioni, ndr)). Risulta che questa società abbia nei giorni scorsi raggiunto un accordo per l'acquisizione dell'area dal gruppo Radici di Bergamo con un possibile investimento sui 40.000 metri quadrati disponibili, di 100 milioni di euro, con tra l'altro, la riassunzione di qualche decina di lavoratori oggi in cassa integrazione straordinaria e la costruzione di un grosso impianto che, per inciso, darebbe non poco lavoro alle aziende pistoiesi».
Di che si tratta nello specifico?
«Di un impianto per la produzione di energia elettrica alimentata a metano in un'area che dal punto di vista infrastrutturale si presta bene».
Da come lo dice sembra quasi che sia un problema.
«Il problema è che la prima manifestazione di interesse della Rei risale al 7 aprile 2009, originariamente su un altro sito, la risposta della Provincia al 14 aprile, il via libera del tavolo di concertazione provinciale al 5 maggio, la comunicazione favorevole della giunta al 4 giugno 2009. È passato un anno e si dice, esistano ancora perplessità del Comune di Pistoia».
Perplessità di che tipo?
«Forse ambientale o urbanistico. Se esistono preoccupazioni su questo tipo di investimento si vada a Imola, a Novara o altrove dove esistono impianti identici e si valuti sul campo se ci sono problemi. A quanto a noi risulta no, né sul piano dell'impatto ambientale né urbanistico. Poi se le scelte sono altre, nonostante l'accordo sottoscritto in Regione sulla reindustrializzazione dell'area tra organizzazioni sindacali, provincia, Comune di Pistoia e l'assessore Simoncini nel luglio scorso, ci si dica. Magari convocando un incontro ufficiale tra le parti in cui affrontare il tema. Comunque un anno, può bastare».
La svizzera Rei (società pubblica del Canton Ticino, controllata da Rätia Energie) avrebbe acquistato l'area del gruppo Radici per creare un impianto per la produzione di energia elettrica dal metano. Ma non tutto fila liscio, c'è chi rallenta la soluzione come se la situazione economica e occupazionale pistoiese si potesse permettere di attendere.
La situazione che si è creata non piace a Daniele Quiriconi, segretario provinciale della Cgil che traccia un quadro dell'economia locale abbastanza drammatico.
Da poche settimane, si è conclusa la vicenda ex Answers: può essere considerata esempio di scuola anche per il futuro?
«È una vertenza simbolica che può costituire un modello non solo per la lotta, ma anche per la disponibilità mostrata dal territorio ad "accogliere" nuovi soggetti imprenditoriali. È necessario che questa tensione ad attrarre nuovi investitori sia mantenuta. La crisi è lunga e il territorio in grave crisi».
Dell'economia e delle crisi se ne dovrebbero occupare diversi soggetti: Comuni, Province, Camere di commercio, associazioni imprenditoriali; non è singolare che la soluzione arrivi dal sindacato?
«C'è un dato che io ritengo patologico della situazione pistoiese; molte realtà imprenditoriali che vengono da "fuori" interloquiscono prima col sindacato che con il sistema della rappresentanza delle imprese o camera di commercio; bisognerebbe discutere prevalentemente di questo più che degli assetti di potere di cui pure non mi sfugge l'importanza. Non basta essere sindacato delle imprese in modo notarile o solo assistenziale, ruolo da cui non ci si può dimettere certo, però ci vuole un salto di qualità.Lo impone la situazione».
La vicenda Answers si è risolta positivamente grazie alla Cgil: a cosa servono tutti i tavoli e gli strapuntini aperti alla Camera di commercio per affrontare la crisi? E le associazioni imprenditoriali non dovrebbero avere maggiore progettualità?
«I tavoli di concertazione sono uno strumento che può rivelarsi utile o inutile a secondo di come li si pratichi; in "Pistoia Futura" ad esempio, l'ex Osservatorio strategico forse si sta mettendo a punto (finalmente) un'iniziativa concreta che promuova il territorio ai fini turistici e dell'attrattività di nuove imprese anche attraverso un "marchio ombrello" al pari di molte realtà europee. Poi leggo che i vivaisti lanciano il loro marchio e chiedono a tutte le categorie di usarlo. Che dire, è una cosa molto pistoiese».
Call&call pare solo un raggio di luce in una crisi economico-occupazionale durissima: Mas, Radicifil, Toscoligure, K2. E così o ci sono altri spiragli.
«La crisi è molto pesante, la cassa integrazione continua, altre aziende chiuderanno e molte licenzieranno. Pistoia non è, e per molti anni non sarà più la stessa, eppure sia per Toscoligure che per Radici ci sono concreti progetti di reindustrializzazione illustrati sia al sindacato che alle istituzioni».
Ma non sempre le istituzioni mostrano prontezza e apertura alle novità.
«La crisi morde ancora e occorre un cambio di passo nei tempi della pubblica amministrazione; occorre, pur con gli approfondimenti tecnici del caso, accorciare i tempi di valutazione su alcune manifestazioni di interesse per investimenti sul territorio che altrimenti saranno indirizzati altrove».
Ci sono casi particolari?
«E' il caso dell'ipotesi di investimento proposto sull'area ex Radici dalla Rei società controllata da Rätia Energie AG (società svizzera a totale controllo pubblico, nello specifico il cantone dei Grigioni, ndr)). Risulta che questa società abbia nei giorni scorsi raggiunto un accordo per l'acquisizione dell'area dal gruppo Radici di Bergamo con un possibile investimento sui 40.000 metri quadrati disponibili, di 100 milioni di euro, con tra l'altro, la riassunzione di qualche decina di lavoratori oggi in cassa integrazione straordinaria e la costruzione di un grosso impianto che, per inciso, darebbe non poco lavoro alle aziende pistoiesi».
Di che si tratta nello specifico?
«Di un impianto per la produzione di energia elettrica alimentata a metano in un'area che dal punto di vista infrastrutturale si presta bene».
Da come lo dice sembra quasi che sia un problema.
«Il problema è che la prima manifestazione di interesse della Rei risale al 7 aprile 2009, originariamente su un altro sito, la risposta della Provincia al 14 aprile, il via libera del tavolo di concertazione provinciale al 5 maggio, la comunicazione favorevole della giunta al 4 giugno 2009. È passato un anno e si dice, esistano ancora perplessità del Comune di Pistoia».
Perplessità di che tipo?
«Forse ambientale o urbanistico. Se esistono preoccupazioni su questo tipo di investimento si vada a Imola, a Novara o altrove dove esistono impianti identici e si valuti sul campo se ci sono problemi. A quanto a noi risulta no, né sul piano dell'impatto ambientale né urbanistico. Poi se le scelte sono altre, nonostante l'accordo sottoscritto in Regione sulla reindustrializzazione dell'area tra organizzazioni sindacali, provincia, Comune di Pistoia e l'assessore Simoncini nel luglio scorso, ci si dica. Magari convocando un incontro ufficiale tra le parti in cui affrontare il tema. Comunque un anno, può bastare».
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