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INFANTICIDIO ALL’ABETONE
Le lacrime di Tetiana davanti al giudice«Non ricordo nulla»
Con le lacrime che hanno continuato a scenderle lungo il volto per tutto il tempo, ha ripetuto al gip ciò che già aveva raccontato al pubblico ministero. La gravidanza segreta, la paura di perdere il lavoro, il tentativo di procurarsi da sola un aborto credendo di essere tuttalpiù al terzo mese...
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PISTOIA. Con le lacrime che hanno continuato a scenderle lungo il volto per tutto il tempo, ha ripetuto al gip ciò che già aveva raccontato al pubblico ministero. La gravidanza segreta, la paura di perdere il lavoro, il tentativo di procurarsi da sola un aborto credendo di essere tuttalpiù al terzo mese...
E poi i ricordi confusi di quei tragici momenti, in cui il suo bambino è venuto alla luce nel bar di Abetone, dei colleghi di lavoro che bussavano alla porta del ripostiglio cercando di entrare, di lei che, in preda al panico, cercava di pulire il sangue dal pavimento e nascondeva il neonato nella borsa, raccogliendolo da terra con degli stracci mentre emetteva i suoi primi vagiti.
Per circa un'ora e mezzo, ieri mattina, Tetiana Hykava, 42enne barista di origini ucraine, è stata interrogata in tribunale dal giudice delle indagini preliminari, Alessandro Buzzegoli, assistita dal suo avvocato di fiducia Roberta Masetti. L'accusa nei suoi confronti è quella di omicidio volontario aggravato, un reato per il quale la donna rischia la pena dell'ergastolo. Al termine dell'interrogatorio di garanzia, il giudice si è riservato la decisione sulle richieste avanzate dal pm Francesco Sottosanti: convalida dell'arresto e custodia cautelare in carcere. Depositerà la sua ordinanza solo questa mattina, ma è assai probabile che la donna resterà in cella.
Dopo essere uscita dal tribunale, Tetiana è stata accompagnata dalla polizia penitenziaria
all'obitorio dell'ospedale per il riconoscimento formale del figlio. La legge, infatti, prevede che il neonato - anche qualora sia nato morto - debba ricevere un nome per consentire al Comune (in questo caso quello di Abetone) di stilare un certificato di nascita e uno di morte, e procedere poi alla sepoltura in un cimitero.
Dopodiché la donna è stata riaccompagnata nel carcere di Sollicciano, dove, tra l'altro, è seguita da una psicologa ed è stata sottoposta ad una blanda terapia a base di psicofarmaci per superare il trauma che ha subito in questi tragici giorni.
Davanti al gip, la barista ucraina ha confermato di essersi accorta di essere incinta soltanto tra fine dicembre ed inizio gennaio: aiutandosi con la gestualità, battendosi le mani sul ventre, ha giustificato l'insolita circostanza con il fatto di essere molto grassa. «Ha spiegato - conferma l'avvocato Roberta Masetti - che anche della precedente gravidanza si era accorta quando mancavano un paio di mesi al parto».
Di quei momenti in cui il bambino è venuto alla luce - nel primo pomeriggio di domenica nel ripostiglio del bar dell'Ovovia - Tetiana invece ha solo un ricordo annebbiato. Appoggiando le mani sulle tempie e scuotendo la testa, ha ripetuto al giudice di come fosse come ottenebrata dalla paura: «Perdo sangue, perdo sangue, devo pulire» si ricorda di aver gridato ai colleghi di lavoro che cercavano di entrare nello sgabuzzino per aiutarla. E alla domanda se il bambino sia venuto alla luce vivo o già morto, ha risposto di ricordarsi vagamente di alcuni vagiti. Né al pm né, ieri, al gip, la donna ha ripetuto ciò che avrebbe raccontato la notte dell'arresto, quando, in bocca al piccolo, nascosto nella borsa, fu trovato un fazzoletto: «Ho cercato di farlo smettere di piangere».
«Adesso - spiega l'avvocato Masetti - aspettiamo la decisione del giudice. Poi, nei prossimi giorni andrò a trovarla a Sollicciano, per farmi raccontare, spero con maggior lucidità i fatti e avere un'idea più chiara su cosa è avvenuto».
L'avvocato, intanto, ha nominato un proprio consulente tecnico di fiducia (Luigi Piciocchi, del reparto di ginecologia di Careggi) che dovrà esaminare i risultati dell'autopsia eseguita dal medico legale del pm.
Il legale ha inoltre già preso contatto con la collega (Antonella Coppi) che rappresenta la famiglia che si sta prendendo cura del figlio di sette anni della barista ucraina, a Fiumalbo. «La famiglia ha già manifestato la sua piena disponibilità a continuare a prendersi cura del piccolo - spiega l'avvocato Masetti - Anche i servizi sociali sono d'accordo e si stanno attivando affinché tutore del bambino possa essere nominato il sindaco che, a sua volta, lo darebbe in affidamento alla famiglia che già lo ospita».
E poi i ricordi confusi di quei tragici momenti, in cui il suo bambino è venuto alla luce nel bar di Abetone, dei colleghi di lavoro che bussavano alla porta del ripostiglio cercando di entrare, di lei che, in preda al panico, cercava di pulire il sangue dal pavimento e nascondeva il neonato nella borsa, raccogliendolo da terra con degli stracci mentre emetteva i suoi primi vagiti.
Per circa un'ora e mezzo, ieri mattina, Tetiana Hykava, 42enne barista di origini ucraine, è stata interrogata in tribunale dal giudice delle indagini preliminari, Alessandro Buzzegoli, assistita dal suo avvocato di fiducia Roberta Masetti. L'accusa nei suoi confronti è quella di omicidio volontario aggravato, un reato per il quale la donna rischia la pena dell'ergastolo. Al termine dell'interrogatorio di garanzia, il giudice si è riservato la decisione sulle richieste avanzate dal pm Francesco Sottosanti: convalida dell'arresto e custodia cautelare in carcere. Depositerà la sua ordinanza solo questa mattina, ma è assai probabile che la donna resterà in cella.
Dopo essere uscita dal tribunale, Tetiana è stata accompagnata dalla polizia penitenziaria
all'obitorio dell'ospedale per il riconoscimento formale del figlio. La legge, infatti, prevede che il neonato - anche qualora sia nato morto - debba ricevere un nome per consentire al Comune (in questo caso quello di Abetone) di stilare un certificato di nascita e uno di morte, e procedere poi alla sepoltura in un cimitero.
Dopodiché la donna è stata riaccompagnata nel carcere di Sollicciano, dove, tra l'altro, è seguita da una psicologa ed è stata sottoposta ad una blanda terapia a base di psicofarmaci per superare il trauma che ha subito in questi tragici giorni.
Davanti al gip, la barista ucraina ha confermato di essersi accorta di essere incinta soltanto tra fine dicembre ed inizio gennaio: aiutandosi con la gestualità, battendosi le mani sul ventre, ha giustificato l'insolita circostanza con il fatto di essere molto grassa. «Ha spiegato - conferma l'avvocato Roberta Masetti - che anche della precedente gravidanza si era accorta quando mancavano un paio di mesi al parto».
Di quei momenti in cui il bambino è venuto alla luce - nel primo pomeriggio di domenica nel ripostiglio del bar dell'Ovovia - Tetiana invece ha solo un ricordo annebbiato. Appoggiando le mani sulle tempie e scuotendo la testa, ha ripetuto al giudice di come fosse come ottenebrata dalla paura: «Perdo sangue, perdo sangue, devo pulire» si ricorda di aver gridato ai colleghi di lavoro che cercavano di entrare nello sgabuzzino per aiutarla. E alla domanda se il bambino sia venuto alla luce vivo o già morto, ha risposto di ricordarsi vagamente di alcuni vagiti. Né al pm né, ieri, al gip, la donna ha ripetuto ciò che avrebbe raccontato la notte dell'arresto, quando, in bocca al piccolo, nascosto nella borsa, fu trovato un fazzoletto: «Ho cercato di farlo smettere di piangere».
«Adesso - spiega l'avvocato Masetti - aspettiamo la decisione del giudice. Poi, nei prossimi giorni andrò a trovarla a Sollicciano, per farmi raccontare, spero con maggior lucidità i fatti e avere un'idea più chiara su cosa è avvenuto».
L'avvocato, intanto, ha nominato un proprio consulente tecnico di fiducia (Luigi Piciocchi, del reparto di ginecologia di Careggi) che dovrà esaminare i risultati dell'autopsia eseguita dal medico legale del pm.
Il legale ha inoltre già preso contatto con la collega (Antonella Coppi) che rappresenta la famiglia che si sta prendendo cura del figlio di sette anni della barista ucraina, a Fiumalbo. «La famiglia ha già manifestato la sua piena disponibilità a continuare a prendersi cura del piccolo - spiega l'avvocato Masetti - Anche i servizi sociali sono d'accordo e si stanno attivando affinché tutore del bambino possa essere nominato il sindaco che, a sua volta, lo darebbe in affidamento alla famiglia che già lo ospita».
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