Sicurezza
cooperativa sociale
Onlus multata di 8 milioni
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Un’azienda dove vengono conferiti i rottami ferrosi per il riciclaggioMulta milionaria ai danni di una cooperativa sociale che opera nel settore del recupero di materiali ferrosi. Ammonta a ben otto milioni di euro la sanzione che La Bussola onlus di Pistoia si è vista recapitare e che dovrà pagare alla Provincia. Provincia che ha già iscritto a bilancio l'importo
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PISTOIA. Multa milionaria ai danni di una cooperativa sociale che opera nel settore del recupero di materiali ferrosi. Ammonta a ben otto milioni di euro la sanzione che La Bussola onlus di Pistoia si è vista recapitare e che dovrà pagare alla Provincia. Provincia che ha già iscritto a bilancio l'importo, spegnendo, probabilmente, anche le ultime speranze da parte dei soci della cooperativa.
La mega-multa è arrivata in seguito a un'indagine portata avanti nel 2008 dal Corpo forestale dello Stato e partita quando, nelle Marche, furono fermati alcuni furgoni carichi di rottami ferrosi con irregolarità nei documenti di accompagnamento, i cosiddetti formulari di identificazione dei rifiuti. Si risalì quindi alla cooperativa sociale La Bussola, che, sulla carta, aveva la sua sede operativa e fiscale presso il campo nomadi di via Nazario Sauro ma con gli uffici veri e propri a Prato.
La Bussola ha come scopo quello del reinserimento, attraverso il lavoro, dei soggetti svantaggiati, soprattutto Rom. Da Pistoia, l'indagine della Forestale si spostò anche a Prato a Firenze, coinvolgendo altre due cooperative simili (I Ferraioli, a Prato, e L'Olmatello, a Firenze) di cui era sempre presidente Nunzio Romanelli, ex poliziotto fiorentino.
Complessivamente, la multa comminata per le irregolarità rilevate nei documenti di trasporto fu di circa 19 milioni di euro. Ed ora, per quanto riguarda le irregolarità riscontrate nel territorio pistoiese, la Provincia di Pistoia ha deciso di mettere all'incasso gli 8 milioni di euro a lei spettanti.
Nonostante la cifra della sanzione possa far pensare all'accertamento di un grave reato ai danni dell'ambiente, la realtà, come accennato, è ben diversa: non siamo in presenza di nessun disastro ecologico, si tratta, piuttosto, della reiterazione delle stesse irregolarità che si sono sommate l'una all'altra. Si pensi solo che il decreto Ronchi, (D.lgs. 152/06 "Norme in materia di ambiente") entrato in vigore a partire dal 2006 prevede una sanzione di circa 3.100 euro per ogni irregolarità riscontrata nei formulari di identificazione dei rifiuti di cui ogni autista di camion deve essere in possesso quando trasporta un carico di rifiuti, anche quando si tratta di rottami ferrosi.
La cooperativa, inoltre, occupandosi della raccolta del ferro, del suo stoccaggio e dell'eventuale riutilizzo o vendita del materiale, per la nuova normativa è considerata alla stregua di un'azienda che gestisce i rifiuti. Come tale, dunque, deve sottostare a una serie di normative: il luogo in cui viene accumulato il materiale deve essere idoneo e certificato secondo quanto previsto dal decreto. Inoltre anche il ferro trovato per terra, secondo il decreto, è da considerarsi un rifiuto: l'azienda che si occupa di raccoglierlo, dunque, è tenuta ad ottemperare a una serie di certificazioni riguardo alla gestione, allo stoccaggio e alla tracciabilità del prodotto.
È stata dunque una serie di irregolarità amministrative-burocratiche ad aver causato la multa record.
Unico beneficiario della situazione è la Provincia di Pistoia che ha visto ingrassare la sua previsione di bilancio di ben 8 milioni di euro, anche se è ancora tutto da vedere se e quando mai li incasserà.
Il presidente della coop, infatti, aveva a suo tempo presentato ricorso contro la sanzione, spiegando anche come il personale che riempiva i documenti di viaggio fosse spesso rom e quindi, anche per difficoltà di comprensione, commettesse degli errori: mancavano dei codici o la firma, o al posto del produttore o detentore c'era stato scritto erroneamente il nome della coop.
M.Q.-M.D.
La mega-multa è arrivata in seguito a un'indagine portata avanti nel 2008 dal Corpo forestale dello Stato e partita quando, nelle Marche, furono fermati alcuni furgoni carichi di rottami ferrosi con irregolarità nei documenti di accompagnamento, i cosiddetti formulari di identificazione dei rifiuti. Si risalì quindi alla cooperativa sociale La Bussola, che, sulla carta, aveva la sua sede operativa e fiscale presso il campo nomadi di via Nazario Sauro ma con gli uffici veri e propri a Prato.
La Bussola ha come scopo quello del reinserimento, attraverso il lavoro, dei soggetti svantaggiati, soprattutto Rom. Da Pistoia, l'indagine della Forestale si spostò anche a Prato a Firenze, coinvolgendo altre due cooperative simili (I Ferraioli, a Prato, e L'Olmatello, a Firenze) di cui era sempre presidente Nunzio Romanelli, ex poliziotto fiorentino.
Complessivamente, la multa comminata per le irregolarità rilevate nei documenti di trasporto fu di circa 19 milioni di euro. Ed ora, per quanto riguarda le irregolarità riscontrate nel territorio pistoiese, la Provincia di Pistoia ha deciso di mettere all'incasso gli 8 milioni di euro a lei spettanti.
Nonostante la cifra della sanzione possa far pensare all'accertamento di un grave reato ai danni dell'ambiente, la realtà, come accennato, è ben diversa: non siamo in presenza di nessun disastro ecologico, si tratta, piuttosto, della reiterazione delle stesse irregolarità che si sono sommate l'una all'altra. Si pensi solo che il decreto Ronchi, (D.lgs. 152/06 "Norme in materia di ambiente") entrato in vigore a partire dal 2006 prevede una sanzione di circa 3.100 euro per ogni irregolarità riscontrata nei formulari di identificazione dei rifiuti di cui ogni autista di camion deve essere in possesso quando trasporta un carico di rifiuti, anche quando si tratta di rottami ferrosi.
La cooperativa, inoltre, occupandosi della raccolta del ferro, del suo stoccaggio e dell'eventuale riutilizzo o vendita del materiale, per la nuova normativa è considerata alla stregua di un'azienda che gestisce i rifiuti. Come tale, dunque, deve sottostare a una serie di normative: il luogo in cui viene accumulato il materiale deve essere idoneo e certificato secondo quanto previsto dal decreto. Inoltre anche il ferro trovato per terra, secondo il decreto, è da considerarsi un rifiuto: l'azienda che si occupa di raccoglierlo, dunque, è tenuta ad ottemperare a una serie di certificazioni riguardo alla gestione, allo stoccaggio e alla tracciabilità del prodotto.
È stata dunque una serie di irregolarità amministrative-burocratiche ad aver causato la multa record.
Unico beneficiario della situazione è la Provincia di Pistoia che ha visto ingrassare la sua previsione di bilancio di ben 8 milioni di euro, anche se è ancora tutto da vedere se e quando mai li incasserà.
Il presidente della coop, infatti, aveva a suo tempo presentato ricorso contro la sanzione, spiegando anche come il personale che riempiva i documenti di viaggio fosse spesso rom e quindi, anche per difficoltà di comprensione, commettesse degli errori: mancavano dei codici o la firma, o al posto del produttore o detentore c'era stato scritto erroneamente il nome della coop.
M.Q.-M.D.
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