Sicurezza
MALTRATTAMENTI
«Ne parlai a tre impiegate»
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Giovanna Niccolai nel suo albergo di MontecatiniNell'arco di quei tre anni, più volte era andata all'ufficio Pubblica istruzione. Quante, di preciso, oggi non sa dirlo, ma si ricorda benissimo che mai aveva mancato di segnalare quelle voci che continuavano a girare. A lei erano state riferite da mamme coinvolte personalmente e non, e anche da una maestra che con Anna Laura Scuderi aveva lavorato: all'asilo Cip Ciop i bambini venivano maltrattati.
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PISTOIA. Nell'arco di quei tre anni, più volte era andata all'ufficio Pubblica istruzione. Quante, di preciso, oggi non sa dirlo, ma si ricorda benissimo che mai aveva mancato di segnalare quelle voci che continuavano a girare. A lei erano state riferite da mamme coinvolte personalmente e non, e anche da una maestra che con Anna Laura Scuderi aveva lavorato: all'asilo Cip Ciop i bambini venivano maltrattati.
Ma all'ufficio comunale nessuna delle impiegate con cui, via via, aveva parlato (tre, a suo dire) aveva mai manifestato l'intenzione di intervenire. Anzi, l'avrebbero messa in guardia su eventuali denunce se avesse continuato a parlare male della Scuderi. In un'occasione, invece, le avrebbero fatto capire chiaramente di essere a conoscenza dei metodi educativi in vigore in quell'asilo ma di non poter far nulla per risolvere il problema.
Convocata in questura, tutte queste cose, martedì mattina, Giovanna Niccolai le ha ripetute agli investigatori della squadra mobile, facendo nomi e congnomi delle tre funzionarie con cui, negli anni, aveva parlato. Il verbale con la sua testimonianza andrà a far parte del fascicolo già aperto in procura.
Lei stessa maestra, anche Giovanna Niccolai, 44 anni, aveva un asilo tutto suo. La struttura era rimasta aperta dal 2002 al 2005, a Capostrada, in via Bolognese. Oggi fa tutt'altro lavoro: l'albergatrice, a Montecatini. Ma il suo amore per i bambini non è venuto meno. Per questo, letto sui giornali delle querele minacciate contro quelle mamme che hanno testimoniato alla polizia di aver segnalato, in passato, all'ufficio istruzione del Comune, i maltrattamenti all'asilo Cip Ciop, ha deciso di schierarsi al loro fianco: «Perché al primo posto ci deve sempre essere il bene dei bambini».
Giovanna investì 250.000 euro per aprire un asilo che rispettasse tutti i parametri necessari per ottenere da parte del Comune il riconoscimento e, poi, l'accreditamento. E per tre anni, mese dopo mese, proprio in vista di ciò, continuò, rimettendoci, a praticare rette al livello degli asili comunali. Invano. E dovette chiudere i battenti.
Proprio in occasione dei suoi pellegrinaggi intrapresi per perorare la propria causa negli uffici della pubblica istruzione, avrebbe ripetutamente fatto presente alle funzionarie le testimonianze da lei raccolte sui maltrattamenti al Cip Ciop.
«Nel periodo in cui avevo l'asilo - racconta - cominciai a raccogliere queste voci. Da me venivano delle mamme che mi spiegavano di aver portato via i loro figli perché venivano trattati male. Una ragazza, conosciuta andando a cavallo, mi ha raccontato di quando lei, bambina, frequentava l'asilo della Scuderi in viale Adua: lei non ci voleva andare, non dormiva più la notte, la mattina si metteva a urlare... "Il mio asilo tragico" mi diceva».
Nell'asilo di Giovanna ha lavorato una maestra che in precedenza era stata alle dipendenze di Anna Laura Scuderi: «E anche lei mi raccontava di quello che faceva ai bambini».
«Ogni volta che andavo alla pubblica istruzione - prosegue - facevo presente che avrebbero dovuto controlare meglio quell'asilo. E non perché fosse una struttura che poteva farmi concorrenza, ma perché, quando si tratta di bambini, il lavoro deve essere fatto bene. Ma tutte le volte, mi sentivo come osteggiata. E anche svalutata perché, nonostante tutto il mio impegno, il mio asilo veniva messo dietro a uno in cui sapevo per certo che i bambini venivano maltrattati. Mi sono trovata impotente di fronte a un gigante. E passavo per quella che parlava male di un altro asilo perché mi era passato avanti nell'ottenere il riconoscimento del Comune».
«Quando, nei giorni scorsi, ho letto che alcune mamme sono uscite allo scoperto, testimoniando come anche loro fossero andate alla pubblica istruzione, mi sono sentita in dovere di sostenerle».
Negli anni, Giovanna Niccolai ha parlato soprattutto con una delle tre dipendenti comunali da lei indicate alla polizia. «Mi disse che dovevo stare bene attenta a parlare male della Scuderi perché avrei potuto anche delle querele. Ribattei che io non andavo in giro a raccontare chissà cosa, io facevo il mio dovere riferendo loro quello che le mamme dicevano sfogando il loro dolore con me».
In un'occasione la signora Giovanna fu ricevuta da due dipendenti insieme: «Ripetei loro dei maltrattamenti. "Eh, signora, non ce ne parli - mi risposero - quello è un grosso problema, ma sa...". Quindi ne erano consapevoli!».
Ma all'ufficio comunale nessuna delle impiegate con cui, via via, aveva parlato (tre, a suo dire) aveva mai manifestato l'intenzione di intervenire. Anzi, l'avrebbero messa in guardia su eventuali denunce se avesse continuato a parlare male della Scuderi. In un'occasione, invece, le avrebbero fatto capire chiaramente di essere a conoscenza dei metodi educativi in vigore in quell'asilo ma di non poter far nulla per risolvere il problema.
Convocata in questura, tutte queste cose, martedì mattina, Giovanna Niccolai le ha ripetute agli investigatori della squadra mobile, facendo nomi e congnomi delle tre funzionarie con cui, negli anni, aveva parlato. Il verbale con la sua testimonianza andrà a far parte del fascicolo già aperto in procura.
Lei stessa maestra, anche Giovanna Niccolai, 44 anni, aveva un asilo tutto suo. La struttura era rimasta aperta dal 2002 al 2005, a Capostrada, in via Bolognese. Oggi fa tutt'altro lavoro: l'albergatrice, a Montecatini. Ma il suo amore per i bambini non è venuto meno. Per questo, letto sui giornali delle querele minacciate contro quelle mamme che hanno testimoniato alla polizia di aver segnalato, in passato, all'ufficio istruzione del Comune, i maltrattamenti all'asilo Cip Ciop, ha deciso di schierarsi al loro fianco: «Perché al primo posto ci deve sempre essere il bene dei bambini».
Giovanna investì 250.000 euro per aprire un asilo che rispettasse tutti i parametri necessari per ottenere da parte del Comune il riconoscimento e, poi, l'accreditamento. E per tre anni, mese dopo mese, proprio in vista di ciò, continuò, rimettendoci, a praticare rette al livello degli asili comunali. Invano. E dovette chiudere i battenti.
Proprio in occasione dei suoi pellegrinaggi intrapresi per perorare la propria causa negli uffici della pubblica istruzione, avrebbe ripetutamente fatto presente alle funzionarie le testimonianze da lei raccolte sui maltrattamenti al Cip Ciop.
«Nel periodo in cui avevo l'asilo - racconta - cominciai a raccogliere queste voci. Da me venivano delle mamme che mi spiegavano di aver portato via i loro figli perché venivano trattati male. Una ragazza, conosciuta andando a cavallo, mi ha raccontato di quando lei, bambina, frequentava l'asilo della Scuderi in viale Adua: lei non ci voleva andare, non dormiva più la notte, la mattina si metteva a urlare... "Il mio asilo tragico" mi diceva».
Nell'asilo di Giovanna ha lavorato una maestra che in precedenza era stata alle dipendenze di Anna Laura Scuderi: «E anche lei mi raccontava di quello che faceva ai bambini».
«Ogni volta che andavo alla pubblica istruzione - prosegue - facevo presente che avrebbero dovuto controlare meglio quell'asilo. E non perché fosse una struttura che poteva farmi concorrenza, ma perché, quando si tratta di bambini, il lavoro deve essere fatto bene. Ma tutte le volte, mi sentivo come osteggiata. E anche svalutata perché, nonostante tutto il mio impegno, il mio asilo veniva messo dietro a uno in cui sapevo per certo che i bambini venivano maltrattati. Mi sono trovata impotente di fronte a un gigante. E passavo per quella che parlava male di un altro asilo perché mi era passato avanti nell'ottenere il riconoscimento del Comune».
«Quando, nei giorni scorsi, ho letto che alcune mamme sono uscite allo scoperto, testimoniando come anche loro fossero andate alla pubblica istruzione, mi sono sentita in dovere di sostenerle».
Negli anni, Giovanna Niccolai ha parlato soprattutto con una delle tre dipendenti comunali da lei indicate alla polizia. «Mi disse che dovevo stare bene attenta a parlare male della Scuderi perché avrei potuto anche delle querele. Ribattei che io non andavo in giro a raccontare chissà cosa, io facevo il mio dovere riferendo loro quello che le mamme dicevano sfogando il loro dolore con me».
In un'occasione la signora Giovanna fu ricevuta da due dipendenti insieme: «Ripetei loro dei maltrattamenti. "Eh, signora, non ce ne parli - mi risposero - quello è un grosso problema, ma sa...". Quindi ne erano consapevoli!».
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