Sicurezza
VIOLENZE ALL’ASILO
«Ci avvertivano delle ispezioni»
Massimo Donati
«La signora (...) del Comune di Pistoia ci diceva il giorno prima che il giorno dopo sarebbe venuta a fare l'ispezione. Allora ci si organizzava e ci mettevamo d'accordo...». Le parole sono quelle pronunciate durante il primo interrogatorio in carcere da Anna Laura Scuderi
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PISTOIA. «La signora (...) del Comune di Pistoia ci diceva il giorno prima che il giorno dopo sarebbe venuta a fare l'ispezione. Allora ci si organizzava e ci mettevamo d'accordo...».
Le parole sono quelle pronunciate durante il primo interrogatorio in carcere da Anna Laura Scuderi. Facendone il nome, la titolare dell'asilo Cip Ciop, arrestata per i maltrattamenti commessi sui bambini ospiti della sua struttura, spiega agli inquirenti come, a suo dire, venisse informata in anticipo dalla pubblica dipendente dei controlli da parte dell'amministrazione comunale sul rispetto dei parametri previsti dalla legge: dal numero di bambini consentito, alla loro età massima, al numero di maestre e collaboratrici previsto. Dichiarazioni a cui fanno eco quelle rilasciate qualche giorno dopo agli investigatori dalla cuoca e da due maestre dell'asilo stesso.
Conclusa la fase delle indagini e fissata la data del processo, i verbali degli interrogatori fanno parte degli atti non più coperti dal segreto istruttorio a cui adesso hanno libero accesso le parti coinvolte nel procedimento giudiziario, compresi i legali delle parti offese. E tra gli atti depositati al palazzo di giustizia di Genova, anche le pagine e pagine che riassumono i capillari accertamenti condotti dalla squadra mobile di Pistoia per verificare l'attendibilità delle dichiarazioni rese dalle quattro donne, anche andando a sentire se quella di avvertire dei controlli in programma fosse, tante volte, una prassi seguita anche per gli altri asili pistoiesi. Ma sembra che nella quasi totalità delle altre strutture ciò non avvenisse. Anche se la Regione affida ai Comuni la regolamentazione di questo aspetto.
Come detto, in tale filone d'indagine, rientrano le testimonianze della cuoca e di due maestre del Cip Ciop.
Sandra Bompani lavorava come cuoca nell'asilo di via Galvani dal 2002. Agli investigatori spiega come lei avesse sempre avuto anche il compito di accudire i bambini oltre che quello di cuoca: solo quando arrivava il controllo del Comune stava in cucina e non si occupava dei piccoli. E precisa che era la Scuderi a dirle di fare così quando riceveva «la telefonata dal Comune che annunciava che sarebbero venuti a fare il controllo». Tre i controlli di tal genere di cui la donna si ricorda a partire dal 2002. E fa il nome di due dipendenti dell'ufficio istruzione (una è la stessa nominata dalla Scuderi) presenti a una «visita» che doveva riguardare la «struttura».
La signora Bompani precisa che anche lei qualche volta aveva risposto al telefono e, saputo che si trattava della pubblica istruzione del Comune, aveva passato la chiamata alla Scuderi. E dopo queste telefonate quest'ultima le avrebbe annunciato «che uno o due giorni dopo sarebbe venuto il controllo del Comune. Ed allora ci si organizzava perché sembrasse regolare: io rimanevo in cucina e facevo in modo che tutte le maestre fossero presenti...».
Anna Laura Scuderi ha ammesso con gli inquirenti di essere consapevole di come il suo asilo non rispettasse i parametri di legge: ad esempio avrebbe dovuto ospitare al massimo 21 bambini (il giorno dell'arresto ce n'erano 40) e avrebbero dovuto esserci 3 maestre invece di una soltanto.
Dei controlli parla anche una delle maestre, Martina Moncini, facendo anche riferimento al fatto che la Scuderi si vantava di avere amicizie nelle forze dell'ordine e nell'esercito: e lei ci ha sempre creduto proprio perché la Scuderi era sempre informata su quando sarebbero arrivati i controlli del Comune. Due o tre, questi ultimi, da quando la maestra lavorava al Cip Ciop.
E precisa come, a differenza di quelli da parte dell'ispettorato del lavoro, dell'Asl e della Finanza, sempre fatti a sorpresa, i controlli del Comune fossero sempre preannunciati dalla Scuderi, la quale faceva in modo di sistemare in anticipo le cose: «faceva in modo che fossimo il numero giusto di maestre... Una volta disse anche ad alcuni genitori di non portare i figli a scuola quel giorno inventando una scusa».
In vista dell'ultimo controllo fatto nel 2009, la maestra spiega come la Scuderi le avesse fatto staccare dai muri i disegni dei bambini di 5 anni di età, dato che l'asilo non era autorizzato ad ospitare bambini più grandi di tre anni.
L'ultima a confermare le ammissioni fatte davanti al giudice dalla titolare dell'asilo è un'altra maestra, Chiara Canigiani, che ha lavorato in via Galvani fino ad agosto 2009. La ragazza aveva saputo da Elena Pesce, l'altra donna finita in carcere per maltrattamenti, che la Scuderi era «ben protetta», tant'è che sapeva sempre quando sarebbero arrivati i controlli. Personalmente, però, era stata avvertita in anticipo dalla Scuderi solo quando al Cip e Ciop era venuta la Asl.
Le parole sono quelle pronunciate durante il primo interrogatorio in carcere da Anna Laura Scuderi. Facendone il nome, la titolare dell'asilo Cip Ciop, arrestata per i maltrattamenti commessi sui bambini ospiti della sua struttura, spiega agli inquirenti come, a suo dire, venisse informata in anticipo dalla pubblica dipendente dei controlli da parte dell'amministrazione comunale sul rispetto dei parametri previsti dalla legge: dal numero di bambini consentito, alla loro età massima, al numero di maestre e collaboratrici previsto. Dichiarazioni a cui fanno eco quelle rilasciate qualche giorno dopo agli investigatori dalla cuoca e da due maestre dell'asilo stesso.
Conclusa la fase delle indagini e fissata la data del processo, i verbali degli interrogatori fanno parte degli atti non più coperti dal segreto istruttorio a cui adesso hanno libero accesso le parti coinvolte nel procedimento giudiziario, compresi i legali delle parti offese. E tra gli atti depositati al palazzo di giustizia di Genova, anche le pagine e pagine che riassumono i capillari accertamenti condotti dalla squadra mobile di Pistoia per verificare l'attendibilità delle dichiarazioni rese dalle quattro donne, anche andando a sentire se quella di avvertire dei controlli in programma fosse, tante volte, una prassi seguita anche per gli altri asili pistoiesi. Ma sembra che nella quasi totalità delle altre strutture ciò non avvenisse. Anche se la Regione affida ai Comuni la regolamentazione di questo aspetto.
Come detto, in tale filone d'indagine, rientrano le testimonianze della cuoca e di due maestre del Cip Ciop.
Sandra Bompani lavorava come cuoca nell'asilo di via Galvani dal 2002. Agli investigatori spiega come lei avesse sempre avuto anche il compito di accudire i bambini oltre che quello di cuoca: solo quando arrivava il controllo del Comune stava in cucina e non si occupava dei piccoli. E precisa che era la Scuderi a dirle di fare così quando riceveva «la telefonata dal Comune che annunciava che sarebbero venuti a fare il controllo». Tre i controlli di tal genere di cui la donna si ricorda a partire dal 2002. E fa il nome di due dipendenti dell'ufficio istruzione (una è la stessa nominata dalla Scuderi) presenti a una «visita» che doveva riguardare la «struttura».
La signora Bompani precisa che anche lei qualche volta aveva risposto al telefono e, saputo che si trattava della pubblica istruzione del Comune, aveva passato la chiamata alla Scuderi. E dopo queste telefonate quest'ultima le avrebbe annunciato «che uno o due giorni dopo sarebbe venuto il controllo del Comune. Ed allora ci si organizzava perché sembrasse regolare: io rimanevo in cucina e facevo in modo che tutte le maestre fossero presenti...».
Anna Laura Scuderi ha ammesso con gli inquirenti di essere consapevole di come il suo asilo non rispettasse i parametri di legge: ad esempio avrebbe dovuto ospitare al massimo 21 bambini (il giorno dell'arresto ce n'erano 40) e avrebbero dovuto esserci 3 maestre invece di una soltanto.
Dei controlli parla anche una delle maestre, Martina Moncini, facendo anche riferimento al fatto che la Scuderi si vantava di avere amicizie nelle forze dell'ordine e nell'esercito: e lei ci ha sempre creduto proprio perché la Scuderi era sempre informata su quando sarebbero arrivati i controlli del Comune. Due o tre, questi ultimi, da quando la maestra lavorava al Cip Ciop.
E precisa come, a differenza di quelli da parte dell'ispettorato del lavoro, dell'Asl e della Finanza, sempre fatti a sorpresa, i controlli del Comune fossero sempre preannunciati dalla Scuderi, la quale faceva in modo di sistemare in anticipo le cose: «faceva in modo che fossimo il numero giusto di maestre... Una volta disse anche ad alcuni genitori di non portare i figli a scuola quel giorno inventando una scusa».
In vista dell'ultimo controllo fatto nel 2009, la maestra spiega come la Scuderi le avesse fatto staccare dai muri i disegni dei bambini di 5 anni di età, dato che l'asilo non era autorizzato ad ospitare bambini più grandi di tre anni.
L'ultima a confermare le ammissioni fatte davanti al giudice dalla titolare dell'asilo è un'altra maestra, Chiara Canigiani, che ha lavorato in via Galvani fino ad agosto 2009. La ragazza aveva saputo da Elena Pesce, l'altra donna finita in carcere per maltrattamenti, che la Scuderi era «ben protetta», tant'è che sapeva sempre quando sarebbero arrivati i controlli. Personalmente, però, era stata avvertita in anticipo dalla Scuderi solo quando al Cip e Ciop era venuta la Asl.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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