Il Tirreno

Pistoia

pistoia

«Io, in prigioneda innocenteOra aiutatemi»

Fabio Calamati
L’ingresso dell’hotel Firenze, dove vivono Tania e la sua famiglia
◗
L’ingresso dell’hotel Firenze, dove vivono Tania e la sua famiglia

La donna adesso non ha un lavoro né una casa Vive in albergo con tre figli piccoli e il marito

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Se fosse un libro, sarebbe di sicuro "Il Processo" di Franz Kafka. Invece la storia di Tania Toracca, 35 anni, pistoiese, è tutta vera. Purtroppo per lei, per il marito e per i suoi tre figli, che vivono da mesi all'albergo Firenze di via Curtatone e Montanara, senza un lavoro, senza assistenza sanitaria, senza residenza legale. Praticamente come fantasmi.
L'incredibile vicenda di Tania comincia sei anni fa, quando lei e suo marito Kamal El Shoury decidono di trasferirsi nel paese di lui, in Egitto.

Lui è un operaio edile, si sono conosciuti a Siena dove lei lavorava in un negozio della catena Bata. Dopo alcuni anni di permanenza nel paese delle piramidi, i due decidono che è meglio tornare in Italia, dove i loro figli avranno più opportunità e frequentare scuole migliori. Ma per farlo si affidano a un commercialista di Milano che ha fama di essere pratico di queste cose. Gli danno anche dei soldi, parecchi soldi: le loro quote più quelle di un'altra decina di persone, conoscenti del marito, che vorrebbero anche loro venire in Italia.

«In realtà questo signore - ricorda Tania - non ha mantenuto le promesse. E io, dopo aver aspettato a lungo ed essere comunque riuscita ad arrivare in Italia, sono andata dai carabinieri e l'ho denunciato».
Anche per questo tutto si aspettava, Tania, tranne che essere arrestata lei, il 17 novembre scorso, in piazza del Carmine, mentre aspettava l'autobus. «Mi aspettava l' appuntamento per un lavoro che avevo finalmente trovato - continua il racconto - e invece mi sono ritrovata in cella. Mi accusavano addirittura di essere complice di quel commercialista milanese, di averlo aiutato a reclutare egiziani da portare in Italia».

L'inchiesta è quella della procura di Milano che ha coinvolto anche il professionista milanese Enrico Cilio, 79 anni e altre 13 persone. Per tutte l'accusa era di associazione a delinquere finalizzata a favorire l'immigrazione clandestina. Tania dice a tutti che lei non c'entra nulla, ma prima di farsi interrogare dai magistrati milanesi dovrà passare 32 giorni in prigione: prima a Sollicciano, poi a Milano. «Quando finalmente il giudice mi interroga e capisce - dice la donna - tempo cinque giorni e sono stata rimessa in libertà. E proprio ieri (mercoledì, ndr) è arrivato l'avviso di fine indagini, che certifica come io non sia più nell'inchiesta».

Tania è libera, ora, ma è come un fantasma. Non ha una casa, non ha una residenza, quindi niente assistenza medica (e invece i problemi di salute ci sarebbero eccome) nè possibilità di iscrivere a scuola la figlia grande. Kamal ha trovato un lavoro, ma aspetta i suoi documenti per poter cominciare. E intanto la famigliola vive in una camera al secondo piano dell'hotel Firenze, sostenuta dalla generosità del titolare dell'albergo e di alcune amiche preziose. Ma fino a quando?

«Chiedo un aiuto alla Caritas e al Comune - dice Tania - a noi va benissimo una residenza temporanea, di quelle che danno ai casi di emergenza. Qualche mese, il tempo di far ripartire la nostra vita, e possiamo farcela da soli. Possibile che nessuno possa aiutarci?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web