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PISTOIA
Favorirono l'immigrazione clandestina condannata la "cupola" dei permessi
L’associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi che non altrimenti non avrebbero avuto i requisiti necessari, procurando loro tutto ciò che è previsto dalla legge
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PISTOIA. Condannati complessivamente a 40 anni di carcere i nove imputati processati dal gip del tribunale per la vicenda dei permessi facili agli immigrati cinesi. L'accusa: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Drasticamente ridotte rispetto alle richieste del pm (in tutto circa 40 milioni di euro) le pene pecuniarie inflitte dal giudice Alessandro Buzzegoli.
Oltre all'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina gli imputati erano anche accusati di falsificazione di documenti, falsità in certificazioni e autorizzazioni amministrative, favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi. Tutti reati commessi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008. In pratica, secondo la pubblica accusa, l’associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi o il ricongiungimento con i familiari, procurando loro tutto ciò che è previsto dalla legge: dalla residenza fittizia, al rapporto di lavoro subordinato inesistente, all’imprenditore compiacente fittiziamente disposto ad assumerli.
Tutto a prezzi che arrivavano fino a 15.000 euro a “cliente”. Considerando che i cinesi “aiutati” sarebbero stati circa 350, un giro d’affari da milioni di euro. Tra i condannati Lijuan Gu è ritenuta la promotrice e l’organizzatrice dell’associazione. E Pietro Mazzotta, ex consigliere comunale, secondo il pm il suo ruolo era quello di trovare persone disponibili ad affittare fittiziamente ai cinesi le proprie abitazioni nonché imprenditori disposti a dichiarare falsamente di voler assumere cinesi da far venire in Italia.
Oltre all'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina gli imputati erano anche accusati di falsificazione di documenti, falsità in certificazioni e autorizzazioni amministrative, favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi. Tutti reati commessi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008. In pratica, secondo la pubblica accusa, l’associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi o il ricongiungimento con i familiari, procurando loro tutto ciò che è previsto dalla legge: dalla residenza fittizia, al rapporto di lavoro subordinato inesistente, all’imprenditore compiacente fittiziamente disposto ad assumerli.
Tutto a prezzi che arrivavano fino a 15.000 euro a “cliente”. Considerando che i cinesi “aiutati” sarebbero stati circa 350, un giro d’affari da milioni di euro. Tra i condannati Lijuan Gu è ritenuta la promotrice e l’organizzatrice dell’associazione. E Pietro Mazzotta, ex consigliere comunale, secondo il pm il suo ruolo era quello di trovare persone disponibili ad affittare fittiziamente ai cinesi le proprie abitazioni nonché imprenditori disposti a dichiarare falsamente di voler assumere cinesi da far venire in Italia.
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