Sicurezza
IL RICORDO
«Stretti a letto tra le lacrime»
Tiziana Gori
«Ripensando a quello che può essere accaduto, immagino che Franco avesse la testa piegata sulle note, e che questo sia il motivo per cui l'impatto con il muro è stato fatale». Da due giorni Sabrina Ricasoli cerca una risposta che nessuno, tranne forse Alessandro Ciardi, il pilota della Renault Clio R3 con cui Franco Ballerini stava gareggiando al rally "Le ronde di Larciano", sarà in grado di darle.
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CASALGUIDI. «Ripensando a quello che può essere accaduto, immagino che Franco avesse la testa piegata sulle note, e che questo sia il motivo per cui l'impatto con il muro è stato fatale». Da due giorni Sabrina Ricasoli cerca una risposta che nessuno, tranne forse Alessandro Ciardi, il pilota della Renault Clio R3 con cui Franco Ballerini stava gareggiando al rally "Le ronde di Larciano", sarà in grado di darle.
Cerca risposte ma prima di tutto pensa ai figli. A Gianmarco, 17 anni, che a metà gennaio è tornato a casa dopo aver vissuto per un anno e mezzo a Bergamo (giocava nelle giovanili dell'Atalanta) e a Matteo che qualche anno fa aveva avuto qualche problema di salute.
È forte questa giovane donna di 39 anni che da due giorni riceve decine di persone a villa Sabrina, sulle colline sopra Casalguidi. Una casa immersa nel verde che è diventata meta incessante di amici, parenti, estimatori del ct scomparso e appassionati di ciclismo. Dopo una prima reazione di chiusura nei confronti della stampa, ha deciso di parlare. Troppo forte il clamore suscitato dalla morte del marito, vincitore di due Parigi-Roubaix e commissario tecnico, altrettanto vincente, della nazionale italiana di ciclismo.
Sabrina Ricasoli non era contenta della scelta di Franco Ballerini di dedicarsi ai rally. «Era appassionato di motori. Quando non andava in bici era in giro con la sua moto. Gli piaceva il motocross. Poi ha scoperto i rally e non c'è stato modo di dissuaderlo dal non farli. Sempre come navigatore, tranne una volta, alcune settimane fa, in cui era alla guida dell'auto. Ha iniziato con Tobia Cavallini, poi con Bettini, e ora con Ciardi».
Domenica mattina Sabrina aveva programmato di andare a La Spezia per il ritorno in campo del figlio maggiore Gianmarco dopo otto mesi di stop dai campi di calcio per un infortunio ai legamenti di un ginocchio. «Gianmarco ha vissuto per un anno e mezzo a Bergamo, giocando nelle giovanili dell'Atalanta, poi ha avuto - dice sorridendo - una "crisi d'identità" ed è voluto tornare a casa».
L'11 gennaio il rientro a Casalguidi, e pochi giorni fa il definitivo trasferimento negli allievi della Lucchese. «Io e Matteo stavamo per partire quando ho ricevuto una telefonata dai miei genitori, che erano stati chiamati da alcuni amici al rally di Larciano. Franco aveva avuto un incidente e lo stavano portando all'ospedale. Nella gara precedente aveva capottato e nessuno mi aveva telefonato: me lo aveva detto lui, un'ora dopo il fatto. Mentre mi avvicinavo a Pistoia ricevevo sempre più telefonate. Sono arrivata prima dell'ambulanza. Hanno aperto gli sportelli davanti a me, il massaggio cardiaco era ancora in corso. Era intorno alle dieci ed io ero stata avvisata quasi un'ora prima. Dopo dieci minuti il medico del Pronto soccorso mi è venuto incontro e mi ha chiesto, gentilmente, di sedermi. "È morto", gli ho detto io e lui ha annuito. Sono voluta uscire. Un infermiere mi è venuto incontro e mi ha chiamato: "Venga, glielo facciamo vedere". Io e mia sorella Jessica siamo salite su. Sembrava dormisse. Aveva un tampone in un orecchio e la tuta, dal collo in giù, era tutta intrisa di sangue. L'ho gettata via».
Sabrina ha acconsentito all'espianto degli organi: parti di cute e cornee, gli unici che era possibile donare. E poi ha pensato a come dare la notizia ai figli. «Quando Gianmarco è rientrato negli spogliatoi ha riacceso il cellulare e ha trovato 18 sms di condoglianze. I nonni gli sono andati incontro, e ha capito. L'abbiamo detto insieme a Matteo. Per lui è stato un colpo terribile, era attaccatissimo a Franco».
Domenica notte hanno dormito tutti e tre insieme. «Cerco di essere forte, devo esserlo. Se crolla uno, crolliamo tutti. Gianmarco si è girato da un lato, piangeva. Matteo se n'è accorto e ha iniziato a piangere anche lui».
Il figlio maggiore, ieri non è voluto scendere in paese. «Se ne sta con i suoi amici, non vuole fare incontri».
Centinaia le telefonate ricevute ieri dalla famiglia Ballerini, altrettante le persone, famose e meno famose, venute a portare conforto alla famiglia. «Franco era un generoso, lo era sempre stato. Non diceva mai di no, a nessuno. In una sera era capace di partecipare a quattro iniziative diverse, prendendo l'antipasto in un posto e finendo con il dolce in un altro. Era disponibile, forse anche troppo, ma proprio questo l'aveva fatto tanto amare».
Cerca risposte ma prima di tutto pensa ai figli. A Gianmarco, 17 anni, che a metà gennaio è tornato a casa dopo aver vissuto per un anno e mezzo a Bergamo (giocava nelle giovanili dell'Atalanta) e a Matteo che qualche anno fa aveva avuto qualche problema di salute.
È forte questa giovane donna di 39 anni che da due giorni riceve decine di persone a villa Sabrina, sulle colline sopra Casalguidi. Una casa immersa nel verde che è diventata meta incessante di amici, parenti, estimatori del ct scomparso e appassionati di ciclismo. Dopo una prima reazione di chiusura nei confronti della stampa, ha deciso di parlare. Troppo forte il clamore suscitato dalla morte del marito, vincitore di due Parigi-Roubaix e commissario tecnico, altrettanto vincente, della nazionale italiana di ciclismo.
Sabrina Ricasoli non era contenta della scelta di Franco Ballerini di dedicarsi ai rally. «Era appassionato di motori. Quando non andava in bici era in giro con la sua moto. Gli piaceva il motocross. Poi ha scoperto i rally e non c'è stato modo di dissuaderlo dal non farli. Sempre come navigatore, tranne una volta, alcune settimane fa, in cui era alla guida dell'auto. Ha iniziato con Tobia Cavallini, poi con Bettini, e ora con Ciardi».
Domenica mattina Sabrina aveva programmato di andare a La Spezia per il ritorno in campo del figlio maggiore Gianmarco dopo otto mesi di stop dai campi di calcio per un infortunio ai legamenti di un ginocchio. «Gianmarco ha vissuto per un anno e mezzo a Bergamo, giocando nelle giovanili dell'Atalanta, poi ha avuto - dice sorridendo - una "crisi d'identità" ed è voluto tornare a casa».
L'11 gennaio il rientro a Casalguidi, e pochi giorni fa il definitivo trasferimento negli allievi della Lucchese. «Io e Matteo stavamo per partire quando ho ricevuto una telefonata dai miei genitori, che erano stati chiamati da alcuni amici al rally di Larciano. Franco aveva avuto un incidente e lo stavano portando all'ospedale. Nella gara precedente aveva capottato e nessuno mi aveva telefonato: me lo aveva detto lui, un'ora dopo il fatto. Mentre mi avvicinavo a Pistoia ricevevo sempre più telefonate. Sono arrivata prima dell'ambulanza. Hanno aperto gli sportelli davanti a me, il massaggio cardiaco era ancora in corso. Era intorno alle dieci ed io ero stata avvisata quasi un'ora prima. Dopo dieci minuti il medico del Pronto soccorso mi è venuto incontro e mi ha chiesto, gentilmente, di sedermi. "È morto", gli ho detto io e lui ha annuito. Sono voluta uscire. Un infermiere mi è venuto incontro e mi ha chiamato: "Venga, glielo facciamo vedere". Io e mia sorella Jessica siamo salite su. Sembrava dormisse. Aveva un tampone in un orecchio e la tuta, dal collo in giù, era tutta intrisa di sangue. L'ho gettata via».
Sabrina ha acconsentito all'espianto degli organi: parti di cute e cornee, gli unici che era possibile donare. E poi ha pensato a come dare la notizia ai figli. «Quando Gianmarco è rientrato negli spogliatoi ha riacceso il cellulare e ha trovato 18 sms di condoglianze. I nonni gli sono andati incontro, e ha capito. L'abbiamo detto insieme a Matteo. Per lui è stato un colpo terribile, era attaccatissimo a Franco».
Domenica notte hanno dormito tutti e tre insieme. «Cerco di essere forte, devo esserlo. Se crolla uno, crolliamo tutti. Gianmarco si è girato da un lato, piangeva. Matteo se n'è accorto e ha iniziato a piangere anche lui».
Il figlio maggiore, ieri non è voluto scendere in paese. «Se ne sta con i suoi amici, non vuole fare incontri».
Centinaia le telefonate ricevute ieri dalla famiglia Ballerini, altrettante le persone, famose e meno famose, venute a portare conforto alla famiglia. «Franco era un generoso, lo era sempre stato. Non diceva mai di no, a nessuno. In una sera era capace di partecipare a quattro iniziative diverse, prendendo l'antipasto in un posto e finendo con il dolce in un altro. Era disponibile, forse anche troppo, ma proprio questo l'aveva fatto tanto amare».
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