La protesta
Pescia
Giovane romena non ha la residenza, niente trapianto in ospedale
Morire perché non si ha la residenza. Nell'Italia di oggi è possibile anche questo. Irina-Mariana Fecu è una ragazza di ventiquattro anni, romena. Con lei la vita non è stata generosa. Ricoverata nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Pescia, combatte una lotta ad armi impari contro una malattia che lentamente la sta consumando
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PESCIA. Morire perché non si ha la residenza. Nell'Italia di oggi è possibile anche questo. Irina-Mariana Fecu è una ragazza di ventiquattro anni, romena. Con lei la vita non è stata generosa. Ricoverata nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Pescia, combatte una lotta ad armi impari contro una malattia che lentamente la sta consumando. Solo un trapianto potrebbe restituire qualche chance alla giovane ma, senza una residenza, non si può accedere alle liste di attesa.
E così Irina, nonostante le gravissime condizioni, non ha la possibilità di rientrare fra coloro che hanno diritto ad avere un nuovo fegato. La incontriamo nel suo letto di ospedale, visibilmente sofferente, insieme al suo fidanzato, un ragazzo italiano che vive a Montecatini e che ci dice: «Vorrei solo che non morisse». Nonostante viva da soltanto un anno in Italia, Irina parla benissimo la nostra lingua ed è lei stessa a raccontare il suo calvario iniziato all'età di sedici anni quando la sua patologia, una cirrosi biliare secondaria, ha cominciato a manifestarsi.
Dopo anni di calvario e operazioni non riuscite, decide di provare in Italia. Arriva in Italia dove conosce il suo attuale fidanzato e qui decide di rimanere e di curarsi ma la legge non è dalla sua parte. Per accedere alle liste di attesa di un trapianto è necessario avere la residenza. Per avere la residenza devi avere un lavoro e un lavoro con un contratto «con la crisi che c'è» Irina non lo trova.
E così Irina, nonostante le gravissime condizioni, non ha la possibilità di rientrare fra coloro che hanno diritto ad avere un nuovo fegato. La incontriamo nel suo letto di ospedale, visibilmente sofferente, insieme al suo fidanzato, un ragazzo italiano che vive a Montecatini e che ci dice: «Vorrei solo che non morisse». Nonostante viva da soltanto un anno in Italia, Irina parla benissimo la nostra lingua ed è lei stessa a raccontare il suo calvario iniziato all'età di sedici anni quando la sua patologia, una cirrosi biliare secondaria, ha cominciato a manifestarsi.
Dopo anni di calvario e operazioni non riuscite, decide di provare in Italia. Arriva in Italia dove conosce il suo attuale fidanzato e qui decide di rimanere e di curarsi ma la legge non è dalla sua parte. Per accedere alle liste di attesa di un trapianto è necessario avere la residenza. Per avere la residenza devi avere un lavoro e un lavoro con un contratto «con la crisi che c'è» Irina non lo trova.
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