Il Tirreno

Pistoia

I NODI DELLA POLITICA

Commissariato il Pd pistoiese

Fabio Calamati
Assemblea Pd alla Casa del popolo di Bottegone (foto d’archivio)
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Assemblea Pd alla Casa del popolo di Bottegone (foto d’archivio)

Niente soluzione unitaria per la guida del Pd provinciale. Per i prossimi due mesi, fino al congresso, il partito sarà guidato da Enrico Casini, responsabile regionale dell'organizzazione, che capeggerà un coordinamento rappresentativo delle varie componenti locali del partito

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PISTOIA. Niente soluzione unitaria per la guida del Pd provinciale. Per i prossimi due mesi, fino al congresso, il partito sarà guidato da Enrico Casini, responsabile regionale dell'organizzazione, che capeggerà un coordinamento rappresentativo delle varie componenti locali del partito. Di fatto, un commissariamento.
È questo l'esito della lunga assemblea provinciale svoltasi giovedì sera a Bottegone. Presente, oltre allo stesso Casini, anche il segretario regionale Andrea Manciulli.
Un'assemblea durante la quale sono riemerse con forza le divisioni interne al Pd, con le quali il partito convive praticamente dalla sua nascita. Di qua - secondo una mappa sommaria - l'ex segretaria Daniela Belliti, Samuele Bertinelli, Giovanni Sarteschi e il grosso della componente "bersaniana". Di là il nucleo dei "franceschiniani" con Caterina Bini, Gianfranco Venturi, Lido Scarpetti, Agostino Fragai. Divisioni che non combaciano esattamente con gli schieramenti delle primarie congressuali ma che impediscono - di fatto - il crearsi di una maggioranza capace di governare.
Non a caso dopo le dimissioni di Daniela Belliti, ultimo segretario provinciale, era stata scelta la soluzione di un coordinamento a tre (Venturi, Alberto Ciampi e Filippo Buccarelli), che ha traghettato il partito fino alle primarie per la scelta dei candidati al consiglio regionale. Da allora e per lunghi mesi, le componenti interne hanno cercato inutilmente di trovare una soluzione condivisa. Alla proposta di continuare con il coordinamento a tre (allargabile a un quarto, identificato in Paolo Bruni, "mariniano" e segretario comunale eletto a larga maggioranza), avanzata dai "bersaniani", è stata opposta l'idea di ampliare il coordinamento almeno a 7 componenti, in modo da prendere atto anche degli equilibri interni alle varie componenti congressuali. Una soluzione accusata di precostituire l'esito di una tornata congressuale che, a livello provinciale, deve ancora svolgersi.
Questa era la situazione all'inizio dell'assemblea di giovedì sera. Manciulli non ha lanciato subito una proposta unitaria, preferendo che essa emergesse dal dibattito; ma era fin troppo facile immaginare che così non sarebbe stato. Quattro ore di discussione, infatti, non hanno visto formalizzata in assemblea alcuna proposta se non, di nuovo, quella del coordinamento a 3 o 4.
A mezzanotte passata il segretario regionale ha quindi chiesto che si votasse all'unanimità (come prevede lo statuto) non un coordinamento di qualche tipo, ma l'accettazione della scelta che avrebbe potuto fare di lì a poco la maggioranza dell'assemblea. Ipotesi naufragata perché su oltre 100 presenti ci sono stati i voti contrari di Giovanni Sarteschi e Alice Giampaoli.
A quel punto l'unica soluzione sul tappeto è rimasta quella della guida regionale per un coordinamento che sarà per il resto provinciale e "ampio".
«Ma non chiamatelo commissariamento - sottolinea Enrico Casini - si tratta di una soluzione per coinvolgere tutto il partito e il territorio pistoiese accompagnandolo verso l'appuntamento delle elezioni regionali e del congresso».
Gianfranco Venturi ieri non nascondeva la sua perplessità per una soluzione che ha finito col fotografare le spaccature del partito «mentre sul fare un nuovo coordinamento eravamo tutti d'accordo».
Il capogruppo in Provincia Giovanni Sarteschi motiva il suo no alla proposta di Manciulli bollandola come «un evidente paradosso logico che aveva la finalità politica di mattere a disagio noi che sostenevamo l'esigenza di un coordinamento a tre o quattro, in grado di non condizionare il partito con l'esito del congresso nazionale». Alice Giampaoli spiega il suo voto contrario come un «gesto di umiltà, necessario perché è proprio l'incapacità da parte di tutti di fare un passo indietro ad averci portato a questo punto».
All'inizio della prossima settimana dovrebbero emergere i nomi del nuovo coordinamento. Poi, in casa Pd, si comincerà a pensare all'appuntamento elettorale.
Fabio Calamati

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