Il dolore
URBANISTICA
Ex Cantini, la parola al Tar
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Una delle assemblee tenute dal Comune con i cittadini della zonaNel progetto presentato per via Cammelli previsti cinque palazzi con 65 appartamenti. I proprietari dell'area dell'ex officina Cantini hanno fatto ricorso al Tar contro la bocciatura del piano di recupero che prevedeva la realizzazione nella vecchia fabbrica di cinque edifici residenziali, per un totale di 65 appartamenti. Lo stop da parte del consiglio comunale è del luglio scorso, a metà dicembre è stato depositato il ricorso.
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PISTOIA. I proprietari dell'area dell'ex officina Cantini hanno fatto ricorso al Tar contro la bocciatura del piano di recupero che prevedeva la realizzazione nella vecchia fabbrica di cinque edifici residenziali, per un totale di 65 appartamenti. Lo stop da parte del consiglio comunale è del luglio scorso, a metà dicembre è stato depositato il ricorso.
I tempi comunque sono stretti e in questi giorni il Tar sarà chiamato a decidere intanto sull'istanza sospensiva degli effetti di quel "no" incassato dai proprietari. Che, lo ricordiamo, sono le società Cammelli snc e Garibaldo sas, insieme ai privati Alessandra, Anna, Laura e Paola Francesca Ricciarelli. I quali, evidentemente, vogliono sparare tutte le cartucce in loro possesso per far passare il piano di recupero.
Il ricorso al Tar è solo l'ultimo atto di una vicenda che si trascina ormai da due anni e mezzo, da quell'autunno del 2007 in cui il piano di recupero fu presentato per la prima volta agli uffici comunali.
L'accoglienza iniziale non fu negativa. Ma durante gli incontri pubblici che l'assessore all'urbanistica Silvia Ginanni e i suoi tecnici svolsero nei mesi successivi, emerse una decisa contrarietà da parte di alcuni abitanti della zona di via Cammelli, che si organizzarono anche in un comitato spontaneo.
Le contestazioni riguardavano soprattutto l'impatto urbanistico del nuovo insediamento, quei 65 alloggi che - secondo i residenti - avrebbero portato troppo cemento e troppo traffico nel quartiere.
Le proteste degli abitanti ebbero subito eco anche nella commissione urbanistica del consiglio comunale, ma fino al tardo autunno 2008 sembrava che il piano di recupero dovesse essere approvato.
È in quel momento che a Palazzo di Giano matura una clamorosa svolta: grazie anche a una serie di approfondimenti tecnici, si decide che i 65 alloggi sono troppi rispetto ai parcheggi e allo spazio verde previsto nel piano. Il nuovo dirigente dell'urbanistica comunale, Francesco Bragagnolo, scrisse a dicembre ai proprietari invitandoli a rilanciare, inserendo più verde e parcheggi nel progetto. Ma l'invito non era stato accolto. E allora, dopo altri sei mesi di attesa, il "no" ai cinque palazzoni venne portato in consiglio comunale a fine luglio e approvato all'unanimità.
«Spero che la proprietà - disse allora l'assessore all'urbanistica Silvia Ginanni - dopo questa delibera sia disponibile a discutere e modificare la previsione». Da allora sono passati altri sei mesi e la parola, per il momento, ce l'hanno gli avvocati e i giudici amministrativi, che dovranno decidere della legittimità del "no" votato dal consiglio comunale.
F.Cl.
I tempi comunque sono stretti e in questi giorni il Tar sarà chiamato a decidere intanto sull'istanza sospensiva degli effetti di quel "no" incassato dai proprietari. Che, lo ricordiamo, sono le società Cammelli snc e Garibaldo sas, insieme ai privati Alessandra, Anna, Laura e Paola Francesca Ricciarelli. I quali, evidentemente, vogliono sparare tutte le cartucce in loro possesso per far passare il piano di recupero.
Il ricorso al Tar è solo l'ultimo atto di una vicenda che si trascina ormai da due anni e mezzo, da quell'autunno del 2007 in cui il piano di recupero fu presentato per la prima volta agli uffici comunali.
L'accoglienza iniziale non fu negativa. Ma durante gli incontri pubblici che l'assessore all'urbanistica Silvia Ginanni e i suoi tecnici svolsero nei mesi successivi, emerse una decisa contrarietà da parte di alcuni abitanti della zona di via Cammelli, che si organizzarono anche in un comitato spontaneo.
Le contestazioni riguardavano soprattutto l'impatto urbanistico del nuovo insediamento, quei 65 alloggi che - secondo i residenti - avrebbero portato troppo cemento e troppo traffico nel quartiere.
Le proteste degli abitanti ebbero subito eco anche nella commissione urbanistica del consiglio comunale, ma fino al tardo autunno 2008 sembrava che il piano di recupero dovesse essere approvato.
È in quel momento che a Palazzo di Giano matura una clamorosa svolta: grazie anche a una serie di approfondimenti tecnici, si decide che i 65 alloggi sono troppi rispetto ai parcheggi e allo spazio verde previsto nel piano. Il nuovo dirigente dell'urbanistica comunale, Francesco Bragagnolo, scrisse a dicembre ai proprietari invitandoli a rilanciare, inserendo più verde e parcheggi nel progetto. Ma l'invito non era stato accolto. E allora, dopo altri sei mesi di attesa, il "no" ai cinque palazzoni venne portato in consiglio comunale a fine luglio e approvato all'unanimità.
«Spero che la proprietà - disse allora l'assessore all'urbanistica Silvia Ginanni - dopo questa delibera sia disponibile a discutere e modificare la previsione». Da allora sono passati altri sei mesi e la parola, per il momento, ce l'hanno gli avvocati e i giudici amministrativi, che dovranno decidere della legittimità del "no" votato dal consiglio comunale.
F.Cl.
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