La manifestazione
danni
I vivaisti: «E' un disastro»
Elisa Pacini
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Giacomo Vettori guarda i danni provocati dall’allagamentoLa stima dei danni che la gelata prenatalizia ha fatto al settore vivaistico ha cifre ingenti. Numeri emersi da una prima analisi di enti e associazioni di categoria, qualcosa come 150 milioni di danni, fotografano una vera e propria mazzata senza precedenti al comparto più importante dell'economia cittadina
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PISTOIA. La stima dei danni che la gelata prenatalizia ha fatto al settore vivaistico ha cifre ingenti. Numeri emersi da una prima analisi di enti e associazioni di categoria, qualcosa come 150 milioni di danni, fotografano una vera e propria mazzata senza precedenti al comparto più importante dell'economia cittadina. E a sentire i diretti interessati la stima potrebbe essere per difetto perché un conteggio totale possibile sarà possibile solo quando alzeranno le temperature. Lì si vedrà quali piante sono ancora in grado di rivegetare e quelle che invece sono perdute.
La causa dei danni è stata l'escursione termica che ha portato nel giro di pochi giorni da temperature miti al gelo che ha bruciato le piante che ormai si stavano abituando al clima dolce dell'autunno 2009. Tra le più colpite ci sono molte lavorazioni di qualità dall'arte topiaria, le rose e in generale la vasetteria.
Giancarlo Romiti parla dei danni alle «sculture del verde». «E' un disastro - dice il titolare dell'azienda aglianese Romiti e Giusti - abbiamo avuto danni sia alle piante già formate e pronte per la consegna, che alle piante madri "a fronda libera" che usiamo per le figure. La stima complessiva si potrà fare solo a primavera, per vedere quello che ributterà e quello che è perso e che oggi non possiamo valutare».
Il presente è nero, insomma con le consegne che dovevano essere effettuate ad inizio febbraio e che sicuramente salteranno. «La grossa fetta del nostro commercio - spiega Romiti - va dal 20 febbraio a metà aprile. Con le piante già pronte completamente bruciate dal gelo, la prima spedizione andrà persa. Ma il problema è che il brusco cambiamento climatico per le piante è stato un impatto brusco con l'inverno, ha danneggiato anche gli innesti con cui nei prossimi anni faremo le nostre sculture. Passano tre-quattro anni prima che possano essere pronte per costruirci il telaio. Se mi sono bruciate quelle innestate due anni fa, il giro per farne nuove si interrompe e i danni non sono solo per quest'anno».
Lo scenario per i prossimi mesi preoccupa anche la nota azienda specializzata Rose Barni. Il titolare spiega che al momento la stima dei danni è parziale. Ma a marzo potrebbe essere molto negativa. «Si vede che le rose hanno sofferto - dice Pietro Bianchi - in molti rami, "l'anima" come chiamiamo noi la parte interna, è annerita ed è difficile che si riprenda. Quando le temperature risaliranno, speriamo che qualcosa rivegeti ma i danni ci sono. E nel nostro caso potrebbero riguardare qualcosa come 10.000 piante».
Dalle aziende grandi alle più piccole, si ritrova la stessa preoccupazione come spiega Giacomo Vettori, proprietario di un'azienda vivaistica a Bottegone. Una di quelle che dopo il gelo, ha subito anche l'alluvione dell'Ombrone. «Ora possiamo vedere - dice Vettori - solo il 50% delle conseguenze e la situazione è drammatica peché è già un danno molto elevato. Le essenze mediterranee come il cipresso nero e toscano, il leccio e il ligusrum hanno sofferto. Ma i danni complessivi si capiranno solo tra un mesetto».
La causa dei danni è stata l'escursione termica che ha portato nel giro di pochi giorni da temperature miti al gelo che ha bruciato le piante che ormai si stavano abituando al clima dolce dell'autunno 2009. Tra le più colpite ci sono molte lavorazioni di qualità dall'arte topiaria, le rose e in generale la vasetteria.
Giancarlo Romiti parla dei danni alle «sculture del verde». «E' un disastro - dice il titolare dell'azienda aglianese Romiti e Giusti - abbiamo avuto danni sia alle piante già formate e pronte per la consegna, che alle piante madri "a fronda libera" che usiamo per le figure. La stima complessiva si potrà fare solo a primavera, per vedere quello che ributterà e quello che è perso e che oggi non possiamo valutare».
Il presente è nero, insomma con le consegne che dovevano essere effettuate ad inizio febbraio e che sicuramente salteranno. «La grossa fetta del nostro commercio - spiega Romiti - va dal 20 febbraio a metà aprile. Con le piante già pronte completamente bruciate dal gelo, la prima spedizione andrà persa. Ma il problema è che il brusco cambiamento climatico per le piante è stato un impatto brusco con l'inverno, ha danneggiato anche gli innesti con cui nei prossimi anni faremo le nostre sculture. Passano tre-quattro anni prima che possano essere pronte per costruirci il telaio. Se mi sono bruciate quelle innestate due anni fa, il giro per farne nuove si interrompe e i danni non sono solo per quest'anno».
Lo scenario per i prossimi mesi preoccupa anche la nota azienda specializzata Rose Barni. Il titolare spiega che al momento la stima dei danni è parziale. Ma a marzo potrebbe essere molto negativa. «Si vede che le rose hanno sofferto - dice Pietro Bianchi - in molti rami, "l'anima" come chiamiamo noi la parte interna, è annerita ed è difficile che si riprenda. Quando le temperature risaliranno, speriamo che qualcosa rivegeti ma i danni ci sono. E nel nostro caso potrebbero riguardare qualcosa come 10.000 piante».
Dalle aziende grandi alle più piccole, si ritrova la stessa preoccupazione come spiega Giacomo Vettori, proprietario di un'azienda vivaistica a Bottegone. Una di quelle che dopo il gelo, ha subito anche l'alluvione dell'Ombrone. «Ora possiamo vedere - dice Vettori - solo il 50% delle conseguenze e la situazione è drammatica peché è già un danno molto elevato. Le essenze mediterranee come il cipresso nero e toscano, il leccio e il ligusrum hanno sofferto. Ma i danni complessivi si capiranno solo tra un mesetto».
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