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Pistoia

Pistoia manifestazione in piazza

In piazza per avere un futuro

Tiziana Gori
In piazza per avere un futuro

La provincia che ha perso 7500 posti di lavoro in undici mesi, quella che non vede entrare quasi più ordini nelle sue aziende tessili, nei maglifici, nei calzaturifici e nelle ditte del legno. Quella che ha visto cessare in un anno l'attività di alcune tra le imprese più importanti (Mas a Radicifil), e addensarsi all'orizzonte la nube minacciosa di 279 licenziamenti sopra il fiore all'occhiello, Ansaldobreda

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PISTOIA. La provincia che ha perso 7500 posti di lavoro in undici mesi, quella che non vede entrare quasi più ordini nelle sue aziende tessili, nei maglifici, nei calzaturifici e nelle ditte del legno. Quella che ha visto cessare in un anno l'attività di alcune tra le imprese più importanti (Mas a Radicifil), e addensarsi all'orizzonte la nube minacciosa di 279 licenziamenti sopra il fiore all'occhiello, Ansaldobreda. La città delle aziende a prevalente occupazione femminile che chiudono i battenti, una dopo l'altra: Kappa 2, Ser.In, Toscoligure. Senza dimenticare il caso Answers, il call center che occupa 560 dipendenti - 430 dei quali donne - che ha visto sparire proprietà e lavoro nell'arco di poche settimane.
Questa parte di Pistoia è scesa in piazza ieri mattina per rivendicare il proprio diritto al lavoro. E il diritto a un futuro. Un migliaio secondo la questura, oltre 2500 secondo gli organizzatori, i manifestanti hanno percorso le strade del centro fino a piazza del Duomo, dove hanno preso la parola i segretari provinciali delle organizzazioni sindacali, il sindaco Renzo Berti, la presidente della Provincia Federica Fratoni e alcuni lavoratori della aziende chiuse o in crisi.

Lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil ha coinciso con lo sciopero del pubblico impiego. Ed erano in tanti anche i dipendenti pubblici nel corteo che è partito dalla sede della Cgil, in via Puccini, e si è snodato lungo corso Gramsci, via Bozzi, via Curtatone e Montanara, piazza Cavour, via Cino, corso Silvano Fedi, piazza Garibaldi, via del Can Bianco, via Palestro, via Pacini, fino ad arrivare dopo un'ora in piazza del Duomo.

Non sono state messe in atto idee originali come lo striscione lungo un chilometro che i tessitori pratesi hanno dispiegato a fine febbraio per urlare all'Italia che la città "non voleva chiudere". È stato un corteo come ce lo si poteva aspettare: pieno di bandiere (non solo rosse), di striscioni e di slogan di rabbia. Bastavano i lavoratori delle aziende rappresentate a ricordare il record negativo di Pistoia, la città toscana più colpita dalla crisi: Answers, Mas, Radicifil, Toscoligure, Ser.In, Kappa 2, e un plotone di circa 500 dipendenti Ansaldobreda, dagli impiegati agli operai agli interinali, fino ad arrivare agli operai dell'indotto. Davanti alla sede dell'Associazione Industriali, in piazza Garibaldi, i lavoratori Breda hanno appeso un cartello: «Chiuso per cessata attività di imprese", "sigillando" l'ingresso con una catena.
«Pistoia vuole un futuro e ha le qualità per farcela», ha gridato il sindaco Renzo Berti dal palco davanti alla cattedrale. Una nutrita rappresentanza istituzionale ha aderito allo sciopero. Erano presenti i gonfaloni di gran parte dei Comuni della provincia. Rappresentanti di tutti i partiti del centrosinistra. Funzionari e dirigenti delle associazioni di categoria, da Cna a Confartigianato a Confcommercio.

Sul palco, insieme a Berti e Fratoni, i segretari delle organizzazioni sindacali: Daniele Quiriconi per la Cgil, Patrizia Pelegatti per la Cisl, Paolo Meacci per la Uil. «Sono stati persi 7500 posti di lavoro solo nel 2009 - ha ricordato Quiriconi - Dodicimila se sommiamo cassa integrazione e mobilità. Per Pistoia sono necessari interventi straordinari e crediamo che la città li meriti». Intanto, una buona notizia. Il presidente della Regione Toscana, ha annunciato Quiriconi, sarà a Pistoia mercoledì prossimo.
La coesione e la solidarietà nata attorno a tante vicende di lavoratori in difficoltà sono i punti di partenza per il rilancio dell'economia provinciale. Questo il pensiero di Renzo Berti e Federica Fratoni. Caustico il commento finale del sindaco. «Da parte nostra ce la stiamo mettendo tutta. È necessario che anche il governo si renda conto della straordinarietà della situazione e operi degli interventi adeguati. La Finanziaria 2010 sembra andare nella direzione opposta. Sono previsti ulteriori tagli agli enti locali. Chi governa il paese è distratto da altri pensieri». Che non riguardano la crisi economica.

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