Il Tirreno

Pistoia

ORRORE ALL’ASILO

L'assemblea dei genitori si divide

Michele Galardini
Una mamma con il suo bambino in braccio davanti all’asilo
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Una mamma con il suo bambino in braccio davanti all’asilo

Doveva essere una serata importante, carica delle tensioni accumulate in una settimana di confronti e scontri fra famiglie e istituzioni e figlia della visibilità nazionale data alla terribile vicenda dell'asilo Cip Ciop, la cui titolare è finita in prigione per maltrattamenti ai bambini documentati dalle telecamere nascoste dalla polizia

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PISTOIA. Doveva essere un grande convito dove tutti avrebbero espresso la loro personale visione cercando di dare più risposte possibili. Aspettativa esaudita, in parte.

Fortemente voluta dal Comune e promossa assieme a Tvl, la conferenza/incontro dell'altro ieri sera in sala maggiore aveva come obiettivo la messa in chiaro delle posizioni degli organi competenti, di fronte ad una platea composta per la quasi totalità dalle famiglie toccate più o meno violentemente dalla vicenda: un'occasione di confronto vero fra istituzioni e cittadini, senza intermediari amministrativi.

Le prime parole spettano al sindaco Berti e alla dirigente dell'area servizi alla persona del Comune Annalia Galardini; a loro il compito di allontanare i fantasmi di una Pistoia dipinta come città di asili nido "lager".

«Il danno si può recuperare attraverso l'esperienza» dice il sindaco, riferendosi all'ottima qualità del servizio pistoiese in materia di educazione dell'infanzia, grazie soprattutto alla professionalità che da sempre gli operatori del settore (privato e pubblico) hanno dimostrato di possedere.

Annalia Galardini continua sulla linea tracciata da Berti, proseguendo la parabola dell'eccellenza dei servizi della città, ricordando il grande lavoro di partecipazione e di relazione con le famiglie dei bambini, immersi in una società sempre più veloce e virtuale. Qualcuno dalla platea comincia a mormorare, e in poco tempo si è costretti ad interrompere la conferenza. «Non siamo qui per parlare della qualità degli asili di Pistoia, ma di una situazione specifica - tuona un genitore - bisogna individuare il responsabile e far sì che paghi per il suo errore».

Da altre zone alcuni, più timorosi, soffocano la loro rabbia bisbigliando: «È da sette anni che qualcosa non va in quell'asilo». Ma la protesta sbolle velocemente quando il moderatore Luigi Bardelli promette che sarà dato spazio a tutti, dopo gli interventi istituzionali.

La discussione continua a ruotare attorno ai media, rei, secondo Lupi (Unicef) di aver avuto poco rispetto nei confronti dei bambini, in un mondo che predilige la spettacolarizzazione delle vicende.

Poche parole per lasciare, infine, spazio alle visioni divergenti dei genitori. In molti chiedono che sia fatta giustizia, che salti fuori il nome del firmatario dei permessi o delle abilitazioni e che si riparta da qui per garantire, in futuro, controlli più severi; altri portano le loro esperienze, in altri asili nido, come esempi di professionalità e di partecipazione fra famiglie e istituti; c'è chi ha tolto la propria bambina dall'asilo Cip Ciop a settembre perché qualcosa stava già accadendo e si chiede come abbiano potuto gli altri educatori non accorgersi di niente.

Genitori, associazioni, tutti schierati a protezione delle famiglie colpite e tutti altrettanto pronti a difendere l'efficienza degli istituti pistoiesi. Quando, in conclusione, interviene l'assessore Moroni il clima non è più teso: tutti hanno avuto modo di parlare, individuando nei media e in un "possibile" firmatario i due maggiori colpevoli.

Forse è per questo che nessuno ha reagito nel momento in cui l'assessore ha esposto il suo dubbio legittimo: «Come mai nessuno hai mai denunciato questi fatti risalenti addirittura a sette anni fa? Non basta spostare i propri figli da un asilo all'altro, dobbiamo capire che tutti i bambini devono essere tutelati e protetti».

Il Comune non è un organo di polizia, ha aggiunto l'assessore, non ha la facoltà di irrompere in un edificio e comunque la vicenda è venuta alla luce grazie a telecamere nascoste. Citando le parole di uno dei genitori intervenuti «non serve individuare un unico colpevole per nascondere le responsabilità delle famiglie. Ci vuole più dialogo e partecipazione», anche da parte della sfera pubblica.

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