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Pistoia
Allarme CaritasQuasi raddoppiatii poveri in città
Elisa Pacini
È quasi del 40% l'aumento di persone ascoltate dai centri Caritas della Diocesi nei primi sei mesi di quest'anno, rispetto allo stesso periodo del 2008. Un dato allarmante che emerge dal dossier sulle povertà 2009, presentato ieri mattina dalla Caritas Diocesana nell'aula magna del Seminario alla presenza di tante autorità
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PISTOIA. È quasi del 40% l'aumento di persone ascoltate dai centri Caritas della Diocesi nei primi sei mesi di quest'anno, rispetto allo stesso periodo del 2008. Un dato allarmante che emerge dal dossier sulle povertà 2009, presentato ieri mattina dalla Caritas Diocesana nell'aula magna del Seminario alla presenza di tante autorità.
La voce della Caritas ha evidenziato senza troppe sfumature (com'è nel suo stile) il generale contesto di impoverimento di un territorio dove parole come licenziamenti e cassa integrazione sono ormai tristemente familiari.
Per questo oltre ai numeri, la Caritas non ha risparmiato tirate d'orecchio alla gestione pubblica del sociale, alle scelte governative (criticando duramente i respingimenti) ma anche alla marginalità data all'accoglienza e all'ascolto dei poveri nelle stesse parrocchie. Il direttore Marcello Suppressa ha presentato il dossier focalizzando l'attenzione sui "nuovi poveri" che come "equilibristi sulla fune", si sforzano per arrivare a fine mese schiacciati dall'instabilità economica, dalla precarietà lavorativa, dalla fragilità delle relazioni che acutizzano le disuguaglianze sociali. «La povertà - dice Suppressa - abita le nostre città, il nostro quartiere, il nostro condominio. È meno riconoscibile e forse più pericolosa, in quanto invisibile».
Eppure vedendo i dati (presentati da Stefano Simoni) i numeri degli "invisibili" non sono affatto trascurabili. Dal confronto con l'anno scorso, il primo semestre di quest'anno vede un aumento vertiginoso delle persone che hanno chiesto aiuto. 760 erano da gennaio a giugno 2008, mentre nei primi sei mesi del 2009 sono salite a 1055 (per 3300 contatti) quando l'intero anno scorso è finito con 1225 persone ascoltate (e 4000 contatti). «Una povertà sempre più vicina», dice Suppressa, testimoniata dall'aumento di presenze di italiani (40% del totale contro il 30% del 2008) ma che vede un ritorno di stranieri di più lontana immigrazione come gli albanesi dopo la perdita del lavoro. Stabile la presenza di cittadini del Marocco, diminuiscono i romeni, mentre aumentano anche i nigeriani (dal 2,7% al 4,8%) con tante donne coinvolte nel fenomeno della tratta. Più del 70% delle persone sono disoccupate ma la richiesta di aiuto nel reinserimento nel mondo del lavoro è più forte negli stranieri (45%) che negli italiani (40%) dove ricorrente è un senso di «sfiducia nel contesto sociale- dice la Caritas- che sfocia anche nella rassegnazione».
La crisi del lavoro causa le crescenti difficoltà delle famiglie e le richieste d'aiuto di nuclei familiari si alza dal 70% al 74% del 2009. La marginalità è data anche dal nuovo abbassamento del livello di qualifica scolastica con più del 60% delle persone ascoltate in possesso della licenza media inferiore.
I dati rilevati sono quelli messi in rete dai nove centri d'Ascolto Diocesani (tra Pistoia, Quarrata, Agliana, Oste e Poggio a Caiano) ma per dare ancora più capillarità al dossier, sono stati resi noti quelli della Montagna dove opera il Gruppo Caritas di San Marcello che aiuta 30 famiglie e quelli delle chiese di Montale e Montemurlo che ha ascoltato nel 2008, 180 persone.
La voce della Caritas ha evidenziato senza troppe sfumature (com'è nel suo stile) il generale contesto di impoverimento di un territorio dove parole come licenziamenti e cassa integrazione sono ormai tristemente familiari.
Per questo oltre ai numeri, la Caritas non ha risparmiato tirate d'orecchio alla gestione pubblica del sociale, alle scelte governative (criticando duramente i respingimenti) ma anche alla marginalità data all'accoglienza e all'ascolto dei poveri nelle stesse parrocchie. Il direttore Marcello Suppressa ha presentato il dossier focalizzando l'attenzione sui "nuovi poveri" che come "equilibristi sulla fune", si sforzano per arrivare a fine mese schiacciati dall'instabilità economica, dalla precarietà lavorativa, dalla fragilità delle relazioni che acutizzano le disuguaglianze sociali. «La povertà - dice Suppressa - abita le nostre città, il nostro quartiere, il nostro condominio. È meno riconoscibile e forse più pericolosa, in quanto invisibile».
Eppure vedendo i dati (presentati da Stefano Simoni) i numeri degli "invisibili" non sono affatto trascurabili. Dal confronto con l'anno scorso, il primo semestre di quest'anno vede un aumento vertiginoso delle persone che hanno chiesto aiuto. 760 erano da gennaio a giugno 2008, mentre nei primi sei mesi del 2009 sono salite a 1055 (per 3300 contatti) quando l'intero anno scorso è finito con 1225 persone ascoltate (e 4000 contatti). «Una povertà sempre più vicina», dice Suppressa, testimoniata dall'aumento di presenze di italiani (40% del totale contro il 30% del 2008) ma che vede un ritorno di stranieri di più lontana immigrazione come gli albanesi dopo la perdita del lavoro. Stabile la presenza di cittadini del Marocco, diminuiscono i romeni, mentre aumentano anche i nigeriani (dal 2,7% al 4,8%) con tante donne coinvolte nel fenomeno della tratta. Più del 70% delle persone sono disoccupate ma la richiesta di aiuto nel reinserimento nel mondo del lavoro è più forte negli stranieri (45%) che negli italiani (40%) dove ricorrente è un senso di «sfiducia nel contesto sociale- dice la Caritas- che sfocia anche nella rassegnazione».
La crisi del lavoro causa le crescenti difficoltà delle famiglie e le richieste d'aiuto di nuclei familiari si alza dal 70% al 74% del 2009. La marginalità è data anche dal nuovo abbassamento del livello di qualifica scolastica con più del 60% delle persone ascoltate in possesso della licenza media inferiore.
I dati rilevati sono quelli messi in rete dai nove centri d'Ascolto Diocesani (tra Pistoia, Quarrata, Agliana, Oste e Poggio a Caiano) ma per dare ancora più capillarità al dossier, sono stati resi noti quelli della Montagna dove opera il Gruppo Caritas di San Marcello che aiuta 30 famiglie e quelli delle chiese di Montale e Montemurlo che ha ascoltato nel 2008, 180 persone.
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