Sicurezza
Pistoia
«Gravi le ripercussioni di certe violenze»
Giulio Corsi
La parola d'ordine è una: serenità. «C'è bisogno di sopperire ai traumi subiti dai bambini con relazioni affettive valide e rassicuranti, in modo che i piccoli assimilino lentamente che si è trattato di un epidosio, soltanto di un episodio»
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PISTOIA. La parola d'ordine è una: serenità. «C'è bisogno di sopperire ai traumi subiti dai bambini con relazioni affettive valide e rassicuranti, in modo che i piccoli assimilino lentamente che si è trattato di un epidosio, soltanto di un episodio». Ma i rischi che in teoria possono derivare da violenze come quelle perpetrate nell'asilo di Sant'Agostino sono drammatici. Sentite qua: disturbi dell'alimentazione, aggressività, paura. E ancora: chiusura verso gli altri, difficoltà nei rapporti col sesso femminile, per maschi e femmine.
Ad elencarli, in una terribile lista delle possibili ripercussioni, è il dottor Vito D'Anza, psichiatra, responsabile del dipartimento di salute mentale dell'Asl 3. Che un messaggio, in particolare, manda alle famiglie coinvolte nella vicenda Cip-Ciop: «Le ripercussioni future sui comportamenti dei bambini sono possibili, ma molto dipenderà dalla validità delle relazioni dei bimbi con le loro famiglie. Sarà fondamentale - dice D'Anza - un ascolto attivo, autentico, sereno che tenda a rassicurare i bambini». Attenzione, però: «Questo non significa tenere sui piccoli e sui loro comportamenti un occhio critico puntato costantemente, pesantemente addosso. L'attenzione su di loro non deve allarmarli», chiarisce il medico dell'Asl. Che aggiunge: «Non credo che sia il caso di sottoporre tutte le famiglie a trattamento neuropsichiatrico».
Di certo i traumi subiti nell'asilo possono comportare ripercussioni gravi sui comportamenti futuri dei bambini. Anche dei più piccoli. «Perché già ad un anno certi episodi si assimilano, e basta poco tempo. I tre mesi ad esempio da cui è iniziata la scuola sono sufficienti per creare certi disagi», spiega D'Anza. Una premessa è doverosa: D'Anza parla sulla base di ciò che finora è venuto alla luce dalle riprese video realizzate dalla polizia, dunque senza avere direttamente sotto mano il caso. La prima conseguenza secondo il responsabile del dipartimento di salute mentale è la chiusura al mondo. «L'introversione verso gli altri può derivare da una paura permanente verso chi ci sta intorno», dice. Ma c'è dell'altro, purtroppo: «Nei rapporti coi bambini piccoli il genere sessuale di chi compie un'azione è un elemento molto importante. In questo caso le ripercussioni sui maschietti nei confronti dell'altro sesso e sulle bambine nei confronti di persone del loro stesso sesso possono essere rappresentate da rapporti abnormi». Cioé? «Un rapporto abnorme può essere ad esempio un sistematico atteggiamento di rifiuto o magari di aggressività verso persone in questo caso di sesso femminile, visto che le insegnanti erano due donne». Per ognuno degli orrori vissuti c'è una possibile, tremenda reazione psichica. La storia del vomito, ad esempio: «Il bambino spinto sul proprio vomito o costretto a mangiare con violenza potrebbe in seguito avere un rifiuto del cibo». O la storia del blocco delle attività ludiche: «A quell'età il gioco rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo della socialità e della creatività. Averlo interrotto potrebbe avere conseguenze sulle funzioni cognitive del bambino, su come saprà articolare pensieri complessi».
Ad elencarli, in una terribile lista delle possibili ripercussioni, è il dottor Vito D'Anza, psichiatra, responsabile del dipartimento di salute mentale dell'Asl 3. Che un messaggio, in particolare, manda alle famiglie coinvolte nella vicenda Cip-Ciop: «Le ripercussioni future sui comportamenti dei bambini sono possibili, ma molto dipenderà dalla validità delle relazioni dei bimbi con le loro famiglie. Sarà fondamentale - dice D'Anza - un ascolto attivo, autentico, sereno che tenda a rassicurare i bambini». Attenzione, però: «Questo non significa tenere sui piccoli e sui loro comportamenti un occhio critico puntato costantemente, pesantemente addosso. L'attenzione su di loro non deve allarmarli», chiarisce il medico dell'Asl. Che aggiunge: «Non credo che sia il caso di sottoporre tutte le famiglie a trattamento neuropsichiatrico».
Di certo i traumi subiti nell'asilo possono comportare ripercussioni gravi sui comportamenti futuri dei bambini. Anche dei più piccoli. «Perché già ad un anno certi episodi si assimilano, e basta poco tempo. I tre mesi ad esempio da cui è iniziata la scuola sono sufficienti per creare certi disagi», spiega D'Anza. Una premessa è doverosa: D'Anza parla sulla base di ciò che finora è venuto alla luce dalle riprese video realizzate dalla polizia, dunque senza avere direttamente sotto mano il caso. La prima conseguenza secondo il responsabile del dipartimento di salute mentale è la chiusura al mondo. «L'introversione verso gli altri può derivare da una paura permanente verso chi ci sta intorno», dice. Ma c'è dell'altro, purtroppo: «Nei rapporti coi bambini piccoli il genere sessuale di chi compie un'azione è un elemento molto importante. In questo caso le ripercussioni sui maschietti nei confronti dell'altro sesso e sulle bambine nei confronti di persone del loro stesso sesso possono essere rappresentate da rapporti abnormi». Cioé? «Un rapporto abnorme può essere ad esempio un sistematico atteggiamento di rifiuto o magari di aggressività verso persone in questo caso di sesso femminile, visto che le insegnanti erano due donne». Per ognuno degli orrori vissuti c'è una possibile, tremenda reazione psichica. La storia del vomito, ad esempio: «Il bambino spinto sul proprio vomito o costretto a mangiare con violenza potrebbe in seguito avere un rifiuto del cibo». O la storia del blocco delle attività ludiche: «A quell'età il gioco rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo della socialità e della creatività. Averlo interrotto potrebbe avere conseguenze sulle funzioni cognitive del bambino, su come saprà articolare pensieri complessi».
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