La protesta dei lavoratori
Breda, a Pistoia 200 i licenziati
Marta Quilici
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Il corteo di protesta di lunedì mattinaDue ore di sciopero ieri mattina alla Breda. Continua la protesta dei lavoratori dopo l'inaspettata comunicazione di lunedì scorso con cui l'azienda ha annunciato 279 esuberi, 300 richieste di cassa integrazione e la decimazione dell'indotto e dell'interinale
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PISTOIA. Due ore di sciopero ieri mattina alla Breda. Continua la protesta dei lavoratori dopo l'inaspettata comunicazione di lunedì scorso con cui l'azienda ha annunciato 279 esuberi, 300 richieste di cassa integrazione e la decimazione dell'indotto e dell'interinale.
Intanto sul numero effettivo dei licenziamenti in arrivo nello stabilimento pistoiese, si sbilancia il segretario provinciale della Cgil, Daniele Quiriconi.
«Gli esuberi - afferma - si riversano soprattutto sul personale impiegatizio indiretto presente in prevalenza negli stabilimenti di Pistoia e Napoli. Non ci sono dati ufficiali ma è ragionevole pensare che sarà Pistoia a pagare il conto più salato con 180-200 licenziamenti».
Si tratta, lo ricordiamo, di stime, in quanto la delegazione sindacale presente lunedì a Roma non ha approfondito con l'azienda la suddivisione dei licenziamenti previsti tra i 4 poli in cui è divisa l'azienda (oltre a Pistoia, anche Napoli, Palermo e Reggio Calabria).
Durante lo sciopero di ieri mattina, durato due ore, i lavoratori e la Rsu hanno avuto un colloquio con il responsabile delle risorse umane del gruppo, Salvatore Eliano, a cui hanno ribadito la loro posizione: la condizione necessaria posta dai sindacati per tornare a sedersi al tavolo di trattativa è il totale ritiro degli esuberi.
«Si è sempre parlato - spiega Franco Guastini del coordinamento dell'Rsu nazionale Ansaldo Breda - di un piano industriale legato allo sblocco delle commesse, in particolare quelle per l'alta velocità. Cioè a una situazione congiunturale, momentanea, che doveva essere affrontata con l'efficentamento e il ricorso agli ammortizzatori sociali per un periodo di tempo che sarebbe finito con il rientro di commesse. Avevamo anche condiviso l'idea di portare avanti verifiche a step, ossia di analizzare un reparto per volta e individuare in ognuno disfunzionalità e rendimenti».
«L'annuncio di lunedì - continua - va invece in tutt'altra direzione: si parla infatti di esuberi "strutturali", cioè definitivi e non contingenti. Questo per noi è inaccettabile, innanzitutto perché non ne era mai stata fatta menzione precedentemente, e poi perché se è necessario ridurre i costi, bisognerebbe piuttosto iniziare dall'esterno: da un'ottimizzazione delle forniture, ad esempio».
«Il costo del prodotto - continua Guastini - dipende solo per il 30 % dalla manodopera e per il 70% dall'esterno: lo spreco è nel materiale e nelle forniture ed è lì che si deve ridurre, anche perché senza lavoratori i treni non si fanno e le commesse non si riescono a consegnare in tempo».
Il dito è puntato però anche contro il Governo e la Regione: il primo per lo slittamento della gara per l'alta velocità, la seconda per «non aver rispettato - afferma Guastini - quanto promesso in campagna elettorale, in cui si parlava di un potenziamento del servizio ferroviario e quindi del parco macchine. In realtà di tutto ciò la Breda si è vista commissionare solo tre treni su 20-21 totali».
Intanto continuano le iniziative delle istituzioni pistoiesi che vogliono manifestare la loro vicinanza ai lavoratori in lotta. Ieri sera la conferenza straordinaria dei capigruppo in Comune ha respinto la proposta - caldeggiata in un primo momento dal presidente del consiglio Vettori - di una seduta straordinaria all'interno dello stabilimento, preferendo l'ipotesi di un documento unitario da votare nella seduta di lunedì prossimo.
Intanto sul numero effettivo dei licenziamenti in arrivo nello stabilimento pistoiese, si sbilancia il segretario provinciale della Cgil, Daniele Quiriconi.
«Gli esuberi - afferma - si riversano soprattutto sul personale impiegatizio indiretto presente in prevalenza negli stabilimenti di Pistoia e Napoli. Non ci sono dati ufficiali ma è ragionevole pensare che sarà Pistoia a pagare il conto più salato con 180-200 licenziamenti».
Si tratta, lo ricordiamo, di stime, in quanto la delegazione sindacale presente lunedì a Roma non ha approfondito con l'azienda la suddivisione dei licenziamenti previsti tra i 4 poli in cui è divisa l'azienda (oltre a Pistoia, anche Napoli, Palermo e Reggio Calabria).
Durante lo sciopero di ieri mattina, durato due ore, i lavoratori e la Rsu hanno avuto un colloquio con il responsabile delle risorse umane del gruppo, Salvatore Eliano, a cui hanno ribadito la loro posizione: la condizione necessaria posta dai sindacati per tornare a sedersi al tavolo di trattativa è il totale ritiro degli esuberi.
«Si è sempre parlato - spiega Franco Guastini del coordinamento dell'Rsu nazionale Ansaldo Breda - di un piano industriale legato allo sblocco delle commesse, in particolare quelle per l'alta velocità. Cioè a una situazione congiunturale, momentanea, che doveva essere affrontata con l'efficentamento e il ricorso agli ammortizzatori sociali per un periodo di tempo che sarebbe finito con il rientro di commesse. Avevamo anche condiviso l'idea di portare avanti verifiche a step, ossia di analizzare un reparto per volta e individuare in ognuno disfunzionalità e rendimenti».
«L'annuncio di lunedì - continua - va invece in tutt'altra direzione: si parla infatti di esuberi "strutturali", cioè definitivi e non contingenti. Questo per noi è inaccettabile, innanzitutto perché non ne era mai stata fatta menzione precedentemente, e poi perché se è necessario ridurre i costi, bisognerebbe piuttosto iniziare dall'esterno: da un'ottimizzazione delle forniture, ad esempio».
«Il costo del prodotto - continua Guastini - dipende solo per il 30 % dalla manodopera e per il 70% dall'esterno: lo spreco è nel materiale e nelle forniture ed è lì che si deve ridurre, anche perché senza lavoratori i treni non si fanno e le commesse non si riescono a consegnare in tempo».
Il dito è puntato però anche contro il Governo e la Regione: il primo per lo slittamento della gara per l'alta velocità, la seconda per «non aver rispettato - afferma Guastini - quanto promesso in campagna elettorale, in cui si parlava di un potenziamento del servizio ferroviario e quindi del parco macchine. In realtà di tutto ciò la Breda si è vista commissionare solo tre treni su 20-21 totali».
Intanto continuano le iniziative delle istituzioni pistoiesi che vogliono manifestare la loro vicinanza ai lavoratori in lotta. Ieri sera la conferenza straordinaria dei capigruppo in Comune ha respinto la proposta - caldeggiata in un primo momento dal presidente del consiglio Vettori - di una seduta straordinaria all'interno dello stabilimento, preferendo l'ipotesi di un documento unitario da votare nella seduta di lunedì prossimo.
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