Il Tirreno

Pistoia

La crisi

Da gennaio 439 negozi chiusi

Fabio Calamati
Un commerciante abbassa la saracinesca del suo negozio
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Un commerciante abbassa la saracinesca del suo negozio

I dati negativi dell'anagrafe delle imprese a settembre 2009 Dal 2005 ad oggi un calo senza freni

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PISTOIA. Quello che si avvia alla conclusione non è stato un anno terribile soltanto per l'industria. Le crisi di Radicifil, Mas, ora quella dell'Answers, fanno notizia perché riguardano decine e decine di persone insieme.
Ma tra i negozi il vento gelido della recessione ha già spazzato via un gran numero di imprese. E la fine dell'anno - secondo le associazioni di categoria - sarà una vera via crucis.
Per averne una conferma del resto basta scorrere le cifre - fresche di pubblicazione - dell'anagrafe delle imprese della Camera di commercio nei primi nove mesi dell'anno.
Dal gennaio 2009 a tutto settembre compreso, la provincia di Pistoia ha visto chiudere 1.650 aziende, contro 1.622 nuove aperture. Il saldo (-28) è quindi negativo, con un tasso di crescita del -0,1%. In questo quadro di sofferenza l'industria manifatturiera va particolarmente male, con 283 chiusure e un saldo negativo iscrizioni/cessazioni di 84 unità. Ma il commercio non sta per niente meglio: 439 le aziende che hanno chiuso la saracinesca, contro le 336 nuove aperture, per un saldo negativo di 103 aziende.
Il dato è tanto più preoccupante se si inquadra in una tendenza che negli ultimi anni non ha certo risparmiato il commercio. Basti pensare che se nel settembre 2005 in provincia c'erano 8.118 aziende iscritte all'anagrafe camerale, oggi si è scesi a 7.897: significa 221 imprese che si sono perse per sempre e che hanno aperto altrettanti buchi nel tessuto economico della provincia.
Ma chi è che chiude? Dal punto di vista merceologico il dossier sulla movimentazione delle imprese messo "on line" dalla Camera di commercio non offre disaggregazioni. Le cifre raccontano però che a piegarsi sotto i colpi della crisi - nel commercio - non sono solo le imprese più piccole e deboli. Certo, la gran massa delle chiusure (351) è rappresentata da imprese individuali, con un tasso di crescita negativo dell'1%. Ma le società di capitale, ovviamente meno numerose (31 le chiusure) non possono vantare un tasso di crescita migliore, anzi: -1,2%.
Questa la situazione a fine settembre. La fine dell'anno sarà ancora peggiore (come dice anche Confcommercio in questa pagina), è tempo di bilanci e molti imprenditori si vedranno costretti a gettare la spugna.
Tutto questo nonostante l'impegno dell'amministrazione comunale per sostenere i piccoli negozi, soprattutto nelle realtà periferiche.
E, soprattutto, nonostante il congelamento delle nuove aperture di strutture di grande distribuzione sul territorio comunale, dove l'inaugurazione del centro commerciale Panorama è rimasto l'ultimo fiocco azzurro nel settore (anche se a Prato sta per aprire i battenti la nuova maxi-Coop).

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